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Stop all’impianto di rifiuti,
Ciabocco: «Mai detto sì al progetto
Costantini si dimetta»

SAN GINESIO - Variante approvata dal Consiglio. Il provvedimento assicura maggiore tutela ambientale sul territorio. Assise con centinaia di cittadini presenti, il sindaco con la maggioranza respinge le accuse: «Ho dato mandato ai legali per tutelare la mia persona e il Comune». Assente il consigliere, amministratore della Gea Italiana Srl. L'opposizione: «Vicenda grave e nebulosa»
venerdì 5 Luglio 2019 - Ore 12:12 - caricamento letture
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La sala del consiglio

 

di Gabriele Censi

Consiglio comunale accesso e partecipato a San Ginesio ieri sera con molti cittadini rimasti fuori dall’aula gremita. All’ordine del giorno c’era la variante urbanistica che limita l’insediamento di attività insalubri nel territorio comunale, approvata a maggioranza, dopo un dibattito in cui il sindaco Giuliano Ciabocco ha chiesto ufficialmente le dimissioni del consigliere di maggioranza Alessio Costantini (assente all’assise) ed ha annunciato di aver dato mandato legale per tutelare la sua immagine e quella del Comune. All’origine  della decisione c’è la lettera, resa pubblica dai consiglieri di opposizione (leggi), di Costantini, in cui lo stesso fa «espresso avvertimento  che, qualora l’amministrazione intenda perseguire l’intenzione di ostacolare il legittimo utilizzo dell’area produttiva acquistata dalla Gea Italiana mediante improbabili varianti al Prg o in altri modi parimenti illegittimi, provvederà a tutelare in ogni sede giudiziaria diritti ed interessi, chiedendo anche il risarcimento degli ingiusti danni subiti e subendi». Costantini, titolare dell’azienda era consigliere delegato all’ambiente (deleghe rimesse dopo che il caso è scoppiato grazie alle dichiarazioni della presidente del comitato per la tutela Ambientale dell’Alta Fiastrella Barbara Archeri sulla possibile realizzazione dell’impianto).

Giuliano Ciabocco legge la sua dichiarazione

 Il sindaco replica in consiglio negando di aver dato assicurazioni sul via libera all’impianto di compostaggio: «Il consigliere Costantini, diversamente da quanto rappresentato nella lettera a firma anche del legale della Gea Italiana srl, non ha mai comunicato ufficialmente e/o formalmente di voler realizzare un impianto di rifiuti nel territorio ginesino. Questi, in un paio di riunioni del tutto e solo informali ed estemporanee con alcuni membri della Giunta (e mai con tutto l’organo esecutivo) ha rappresentato, peraltro in maniera solo ipotetica e futuristica, di voler svolgere una nuova attività imprenditoriale nel territorio di San Ginesio senza specificare affatto allocazione, modalità e tempistica di tale attività di cui, inoltre, non ha mai indicato la tipologia, preoccupandosi soltanto di sapere se, quale consigliere comunale gli fosse inibita la possibilità di aprire una nuova e diversa attività imprenditoriale. Solo successivamente all’acquisto di un terreno, senza comunicare il nome della Società acquirente, in maniera informale ed estemporanea con alcuni membri della Giunta (e mai con tutto l’Organo esecutivo) ha rappresentato l’ipotesi di voler realizzare un non meglio specificato impianto di compostaggio ultra moderno».

Aula gremita

Ciabocco ripercorre la cronologia con una diversa lettura dei fatti:  «Nell’ultimo incontro richiamato da Costantini nella propria diffida (ma anche in un altro del 18 giugno che  Costantini omette di citare nella diffida), diversamente da quanto ivi sostenuto, questi pur citando la tipologia della presunta nuova attività, non ha presentato e/o illustrato alcun progetto ricevendo, di contro, un secco e deciso rifiuto da parte del sindaco, degli assessori e consiglieri presenti a qualsiasi tipologia di impianto legato ai rifiuti. Quindi l’amministrazione non è mai stata messa a conoscenza di concrete iniziative imprenditoriali  ma solo di mere intenzioni imprenditoriali, a carattere meramente embrionale, del consigliere Costantini e non ha perciò mai avallato, neppure implicitamente, l’iniziativa legata alla realizzazione  di un impianto di smaltimento di rifiuti sul proprio territorio nè, tanto meno, può quindi aver ingenerato qualsivoglia aspettativa in capo a costui. Oltretutto le versioni di Costantini sono discordanti tra quanto dichiarato a mezzo stampa e quanto invece scritto nella diffida relativamente alla presenza o meno di un progetto».

Marco Taccari

La minoranza si dichiara soddisfatta solo nel merito della delibera, ma chiede chiarezza e sceglie la via dell’astensione: «Siamo coinvolti per la tutela del territorio ma quello che è accaduto è molto grave, – dichiara il consigliere Marco Taccari, – la vicenda è molto nebulosa, ci aspettavamo una reazione immediata che non c’è stata, questo paese non merita fatti simili, andremo avanti anche noi portando le carte a chi di dovere». 

L’amministrazione comunale replica alle accuse della minoranza rivendicando  la coerenza degli atti con il proprio programma elettorale: «Oggi poniamo fine – dice Ciabocco – a questa annosa problematica adottando una variante urbanistica volta ad evitare ulteriori deturpamenti delle aree agricole non edificate, sanando una situazione che poteva essere risolta nel 2013, subito dopo l’approvazione del piano regolatore, redigendo un’apposita variante che regolamentasse le attività insalubri e ancor meglio poteva essere risolta con la delibera n. 22 del 2017 con la quale si è provveduto ad eliminare solo alcune aree insalubri. Oggi l’amministrazione comunale, votando favorevolmente la delibera  ha risposto con i fatti ciò che la cittadinanza desidera e di cui il territorio già martoriato ha bisogno, che evidenzia la volontà di questa amministrazione di andare incontro all’interesse legittimo della comunità locale e di quelle limitrofe, rispettando il piano della bellezza e la salute e sanità pubbliche.

Vista la diffida inviata dalla Gea Italiana srl, abbiamo già dato mandato al nostro legale di fiducia di tutelare il Comune in tutte le sedi opportune e personalmente ho già dato mandato al mio legale di tutelare la mia persona in quanto Sindaco e buon padre di famiglia. Inoltre la diffida inviataci dal consigliere comunale attraverso il suo legale fa venir meno il mandato elettorale conferitogli dai cittadini e comporta ora formalmente la nostra richiesta politica di dimissioni».

 

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