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Il peacekeeper Andrea Angeli
nel “Giardino dei giusti”

PREMIO - Importante riconoscimento al funzionario Onu assegnato dal Comitato dei garanti a Milano
venerdì 15 Marzo 2019 - Ore 10:23 - caricamento letture
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Andrea Angeli è tra i nominati dal Comitato dei garanti del Giardino dei Giusti di Milano, un luogo simbolico della città alla memoria delle figure esemplari di resistenza morale di ogni parte della Terra, nella grande area verde del Monte Stella. Il premio annuale va a persone che abbiano compiuto un atto di altruismo di particolare rilevanza in un contesto ad alto rischio. Andrea Angeli, 62 anni, maceratese,  durante la guerra in Bosnia fu a lungo l’unico italiano della missione Onu. In questo frangente, su incarico dell’ambasciata di Belgrado, riuscì a trovare e a mettere al sicuro l’ultima connazionale rimasta nella capitale bosniaca, di cui non si avevano più notizie dall’inizio del conflitto. Negli anni scorsi un altro diplomatico italiano, l’ambasciatore Emilio Barbarani, era stato insignito della medesima onorificenza per aver favorito negli anni bui del regime militare cileno la fuoriuscita di centinaia di oppositori politici asserragliati nell’ambasciata italiana. Le onorificenze sono state consegnate ieri a Milano dal presidente Gabriele Nissim, nel corso di una cerimonia con il sindaco Giuseppe Sala. 

Con lui nel giardino un altro funzionario Onu italiano, Giandomenico Picco, 72 anni, udinese, braccio destro dell’allora segretario generale Perez de Cuellar, nel ’91 condusse in prima persona e con successo i negoziati per il rilascio di dodici ostaggi occidentali rapiti dai guerriglieri Hezbollah.

Andrea Angeli

LA BIOGRAFIA PUBBLICATA SUL GIARDINO VIRTUALE:

Andrea Angeli nasce a Macerata il 6 dicembre 1956. Laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche, agisce, come funzionario italiano delle Nazioni Unite, in numerosi teatri di guerra tra cui Cile (durante il regime di Pinochet), Iraq, Namibia e Cambogia. I suoi gesti di coraggio e altruismo, oltre i limiti del proprio dovere, non hanno potuto essere documentati, dato l’ambiente proibitivo nel quale si sono realizzati, salvo un episodio, il salvataggio di Rosaria Bartoletti, 69 anni, ultima italiana rimasta a Sarajevo al tempo della Guerra in Bosnia ed Erzegovina. Nel libro di denuncia J’accuse l’Onu di Zlatko Dizdarevic e Gigi Riva, Angeli viene citato nella prefazione come uno dei pochissimi che, nonostante il mandato ambiguo e la guida malferma del contingente Onu, sono riusciti “a fare la differenza”.  Nell’inverno del ’93, l’ambasciata italiana a Belgrado cerca con insistenza quella che ritiene essere l’ultima cittadina italiana intrappolata a Sarajevo, Rosaria Bartoletti. Dopo alcuni vani tentativi affidati agli autisti della Cooperazione che sporadicamente scaricavano aiuti umanitari, il Console Mauro Conciatori fa recapitare ad Angeli una busta contenente 1000 marchi tedeschi, con l’incarico di consegnarla alla Bartoletti. La somma rientra nel contributo d’emergenza che il Ministero degli Esteri assegna a connazionali in particolarissime situazioni di disagio. Angeli non si tira indietro.

 

Rintracciare una persona senza conoscerne l’indirizzo in una città di mezzo milione di abitanti sotto bombardamento, in cui non funzionano le linee telefoniche e dove i movimenti sono fortemente limitati per motivi di sicurezza, è un’impresa ardua. Angeli non si perde d’animo e mobilita tutti i possibili canali per scovare l’anziana signora. Si avventura in cunicoli, sottoscala e rifugi, dato che la zona da perlustrare si trova a ridosso del fronte, in balia dei cecchini e dell’artiglieria serba. Finalmente, rintraccia Rosaria in una casa nel centro della città. La donna originaria di Brescia, all’inizio della guerra in Bosnia, nell’aprile del ’92, era stata costretta a lasciare la sua casa distrutta dalle bombe, che si trovava sul fiume Miljacka, proprio sulla linea del fronte tra serbi e musulmani. Da allora, insieme ad altri coetanei sfollati, viveva in una cantina messa disposizione dalla sarajevese Kanita Focak, che da mesi provvedeva in qualche modo anche al loro sostentamento. Rosaria accoglie Angeli in lacrime e racconta che si è nutrita con quel poco che lei e la sua ospite bosniaca riuscivano ad ottenere dagli aiuti delle Nazioni Unite. Più volte in venti mesi aveva tentato di raggiungere il quartier generale dell’ONU, ma non era mai riuscita a superare i posti di blocco. Angeli si attiva per trovare qualcuno in Italia in grado di ospitarla e, una volta ultimate le pratiche per l’ammissione ai voli militari sulla rotta Sarajevo, concorda i dettagli per la nuova vita di Rosaria con una famiglia di Caltanisetta. Finalmente, il 5 febbraio del 1994, Rosaria riesce a tornare in Italia. Andrea Angeli commenta l’esperienza così: “Riuscire ad identificare la casa non è stato facile, ma alla fine ce l’abbiamo fatta, con l’aiuto dell’Alto commissariato dell’Onu. Grazie ad un lasciapassare, Rosaria ha potuto raggiungere il quartier generale dell’Onu ed imbarcarsi sull’aereo militare tedesco impegnato nei voli umanitari”. Il Comune di Ortona, nel 1996, assegna ad Angeli il Primo premio Internazionale San Tommaso Apostolo tra le Genti, per essere stato il primo funzionario italiano Onu a prestare servizio a Sarajevo durante la guerra. Nel 2009, ad Andrea Angeli ed al colonnello della Brigata Sassari Gianfranco Scalas è conferito il Premio Speciale Antonio Russo per la lunghissima attività di pubblica informazione in seno alle missioni di pace. Nel 2010, riceve la Menzione Speciale del Premio Pace Lombardia ed è nominato Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà.  Angeli – quale uomo di pace, come si legge nella motivazione – è Cittadino onorario di San Pietro Infine, comune a ridosso di Montecassino distrutto durante la Seconda guerra mondiale.

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