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La Fondazione svela i tesori d’arte:
«Questo è un territorio sismico,
serve deposito d’emergenza per le opere»

PATRIMONIO - Nel teatro della Società Filarmonica il soprintendente Gabriele Barucca ha presentato il volume che racchiude i grandi capolavori del Maceratese. Lui stesso ne ha salvati diversi tra le macerie dopo il terremoto. Un viaggio attraverso la storia artistica del territorio che ne dimostra la grande ricchezza. La presidente Rosaria del Balzo Ruiti: «Un'opera straordinaria, sono delusa dall'assenza degli amministratori locali, abbiamo un museo diffuso, questi incontri non vanno sottovalutati»
sabato 9 Febbraio 2019 - Ore 11:09 - caricamento letture
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La presentazione del volume

di Marco Ribechi (foto di Fabio Falcioni)

Un viaggio nella provincia di Macerata alla scoperta dei tesori artistici nascosti nei suoi piccoli borghi. Un’opera, unica, imprescindibile per comprendere l’importanza del territorio attraverso i secoli testimoniata dalla ricchezza della sua storia dell’arte. E’ stato presentato ieri al teatro della Società Filarmonico Drammatica il volume “Tesori d’arte della provincia di Macerata” il nuovo testo prodotto dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, e curato da un autore d’eccezione: Gabriele Barucca. Originario di Senigallia, oggi soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova è stato per molti anni funzionario alla soprintendenza nel territorio marchigiano avendo così la possibilità di conoscere e studiare in ogni minimo dettaglio le opere presenti nella regione. «Questo testo continua il lavoro già iniziato con il primo volume dedicato al paesaggio – spiega la Presidente della Fondazione Rosaria Del Balzo Ruiti – ha avuto una gestazione lunga sia per motivi nostri che legati al sisma. Oggi però siamo molto felici di presentarlo perché in esso sono contenute le memorie della provincia e proprio da queste bisogna partire per ricostruire il futuro. Il terzo volume in programma, che speriamo di realizzare presto, sarà dedicato all’architettura». Non è mancata un rimprovero agli amministratori del territorio: «Sono molto delusa che siano presenti così pochi sindaci – dice Ruiti – Oggi si parla della storia dei loro comuni e dei legami tra i borghi. E’ un momento di incontro da non sottovalutare poiché la nostra terra è un museo diffuso, è quindi importante lavorare in sintonia. Non regalerò questo volume a nessuno di loro, se vorranno leggerlo dovranno venire a prenderlo qui e ascoltare la lezione».

Gabriele Barucca e Rosaria Del Balzo Ruiti

Mentre nel testo i Comuni della provincia che fanno da scrigno ai capolavori assoluti analizzati da Barucca si susseguono in ordine alfabetico, per la presentazione lo storico dell’arte ha scelto di traghettare i presenti in un viaggio nei secoli per comprendere anche lo sviluppo socio-antropologico del territorio con il supporto delle splendide foto di Massimo Zanconi. «L’idea è quella di accompagnare un viaggiatore curioso alla scoperta dei segreti di questa provincia che contiene tesori inimmaginabili. E’ anche una sorta di diario del mio operato che ha vissuto giorni molto dolorosi nel momento in cui abbiamo dovuto recuperare le opere distrutte o danneggiate dal sisma. Vedere ferito il lavoro di recupero e conservazione che era stato fatto negli anni precedenti è stato molto difficile da sostenere». E proprio il terremoto ha messo in luce alcuni punti critici che la Provincia e la Regione dovranno affrontare per non cadere negli stessi errori. «Mentre eravamo tra le macerie nel tentativo di salvare i pezzi della storia della comunità – prosegue Barucca – gli amministratori litigavano per decidere dove portare i capolavori. Credo che un territorio sismico come le Marche deve dotarsi il prima possibile di un deposito da utilizzare in caso di emergenza. Inoltre è di assoluta importanza che questi oggetti non diventino pezzi da museo ma che al contrario tornino nei luoghi che li hanno accolti per secoli. La particolarità della provincia infatti è che i capolavori si trovano nelle sedi originali per cui sono stati concepiti e quindi è possibile entrare anche nella più sperduta chiesetta di montagna e ammirare opere assolute. Solo in questo modo potranno esprimere tutto il legame che intrattengono da secoli con le comunità».

Gabriele Barucca

Il viaggio regalato da Barucca prende il via da uno dei luoghi più importanti e purtroppo più in pericolo della Provincia, l’Abbazia di Rambona a Pollenza la cui origine è ancora velata di mistero. Lo studioso ha poi proceduto verso Sefro, Tolentino che con il cappellone di San Nicola detiene uno dei massimi cicli affrescati della pittura del ‘300, una delle gemme più preziose della scuola riminese. E poi Montecosaro con l’Abbazia di Santa Maria a Pie’ di Chienti, Esanatoglia, San Severino, Appignano che segna il passaggio di San Francesco d’Assisi diretto a Osimo. Ussita rappresenta una nota dolente. «Dopo il sisma a causa delle macerie il sindaco di Ussita voleva procedere all’abbattimento della chiesa – dice ancora colpito Barucca – in quel luogo c’è tutta la storia della comunità attraverso i secoli e l’amministratore locale voleva abbatterlo. E’ proprio questo tipo di mentalità assolutamente non condivisibile che ha portato alla perdita di tantissime opere d’arte poiché chi amministra non è attento al patrimonio. La soluzione è la scuola, istruire i giovani che un giorno magari diventeranno sindaci ed aiutarli a capire che l’arte è ciò che caratterizza in maniera unica la nostra terra». Poi Visso dove l’arte lignea del ‘400 ha raggiunto livelli ineguagliabili, Camerino che sotto la protezione dei Da Varano era al centro di relazioni con Venezia e Roma. Naturalmente colpiscono anche i lavori del Crivelli, del De Magistris, del Lotto la cui opera custodita a Monte San Giusto viene definita da Barucca “Il capolavoro assoluto della pittura italiana del ‘500”. E così via via per ogni comune un capolavoro, dagli argenti di Sant’Urbano di Apiro alla sala dell’Eneide di Palazzo Buonaccorsi a Macerata per entrare nel ‘700, secolo di splendore testimoniato anche dal fiorire di teatri in ogni comune. Una terra colta fin dal Medioevo, da valorizzare e tutelare. Il viaggio si conclude a Ripe San Ginesio, nel parco degli artisti che grazie all’arguta idea degli amministratori di indire una manifestazione di arte contemporanea sta allargando ogni anno la sua pregevole collezione.

La copertina del volume

La copertina del volume però rappresenta una dedica speciale: «Si tratta di un particolare dell’opera di Nicola di Ulisse da Siena, Sant’Andrea e la battaglia tra ginesini e fermani – conclude Barucca – l’ho scelto sia perchè rappresenta bene le comunità di questa terra sia come tributo all’ex sindaco Mario Scagnetti, recentemente scomparso (leggi l’articolo) che alcuni anni fa mi omaggiò della cittadinanza onoraria. La speranza è che nei prossimi anni vedremo curate le ferite del sisma e che tutte le opere tornino nei luoghi originali a raccontarne la storia e a riallacciare i legami con le comunità che per secoli le hanno custodite».

 

 

Da sinistra Luigi Monti sindaco di Pollenza, Ulisse Costantini sindaco di Fiuminata e Paolo Cartechini sindaco di Corridonia

Luigi Monti, Pietro Marcolini direttore dell’Istao, e il vicesindaco di Macerata Stefania Monteverde

Alessandro Maccioni direttore Area Vasta 3 e Luigi Monti

Barcucca e hermes Ercoli

Pietro Marcolini e Flavio Corradini

Massimo Zanconi



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