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“Chi sa balà…non casca mai”
fa sorridere al Don Bosco

RECENSIONE - Divertente la commedia messa in scena dal Teatro del Sorriso di Ancona, scritta, diretta e interpretata da Giampiero Piantadosi
martedì 6 Novembre 2018 - Ore 10:22 - caricamento letture
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di Walter Cortella

Il quarto appuntamento della Rassegna  Gran Galà del dialetto ha portato alla ribalta del  Don Bosco la compagnia Teatro del Sorriso di Ancona che si è esibita in una esilarante commedia in vernacolo scritta da Giampiero Piantadosi che, oltre ad esserne il protagonista principale, ne ha curato anche la regia. La brillante pièce Chi sa balà…non casca mai è ambientata ad Ancona, negli anni ’60. Siamo in casa di Felice Bonocore, un benestante con il vizio di pianger miseria. In realtà è un inguaribile spilorcio, sempre attento al bilancio famigliare. Il suo imperativo è « risparmiare», sempre e comunque. Ha l’abitudine di spulciare i conti di casa e trova da ridire su ogni spesa, per piccola che sia. Questo suo atteggiamento esaspera tutta la famiglia, compresa la povera Lucietta, la domestica, costantemente vessata dal ruvido padrone di casa. Felice Bonocore ha una figlia, Amalia (Eva Ricciardi), che lui vorrebbe sistemare dandola in moglie allo stagionato e ricco cugino Romualdo.

Ma la ragazza è ancora innamorata del giovane Eugenio (Alessandro D’Elia) che, emigrato a suo tempo in Argentina, è appena ritornato in Italia. Adesso ha una buona posizione economica e vorrebbe sposarla subito, ma il padre-padrone è irremovibile: ha deciso lui per tutti e Amalia sposerà Romualdo, con il quale ormai è in parola. La ragazza si dispera, a nulla serve il conforto della mamma. Ma quando sembra che il piano elaborato da Felice Bonocore stia per concretizzarsi, ecco il colpo di scena: i due piccioncini fuggono e minacciano di andare in Argentina e non tornare mai più. A questo punto è il padre a disperarsi: dovrà rassegnarsi a vivere senza la sua adorata Amalia? Sembra proprio di sì. Per fortuna, con l’aiuto combinato del simpatico signor Isidoro, l’equilibrato vicino di casa che ha preso a cuore la tenera storia d’amore dei due giovani e del señor Ramirez, un industriale argentino giunto in Italia per affari e socio di Eugenio, ogni cosa si appiana, con buona pace di tutti. E con un piccolo escamotage, l’irriducibile Felice trova il sistema di tenere vicino a sé la figliola, di placare l’irruento cugino Romualdo e di riassumere Lucietta, la domestica appena autolicenziatasi, risparmiando per giunta sul suo salario. Il che, nell’ottica del tirchio padrone di casa, non guasta.

È proprio vero, chi sa balà….nun casca mai. Il «Teatro del Sorriso» è una formazione ben nota al pubblico maceratese. In passato ha presentato sempre lavori di buona fattura. L’ultimo, in ordine di tempo, è Chi mi ha ucciso?, un avvincente e intricato thriller firmato da Giancarlo Trapanese, andato in scena lo scorso anno al «L. Rossi». Dispone di un organico di validi attori, affiatati e dotati di notevoli capacità interpretative, delle quali hanno dato prova anche in quest’ultima loro fatica, supportati peraltro da un testo ben strutturato e ricco di gustose e garbate gags. Giampiero Piantadosi, in veste di regista, ha saputo tenere alto il ritmo della commedia, sebbene impegnato nel ruolo primario di Felice Bonocore, sempre presente sulla scena. Accanto a lui h a ben figurato la brava Paola Pasquini, nei panni della remissiva moglie Matilde. In buona evidenza Ettore Budano, il ruvido ma simpatico cugino Romualdo, Alessandro Sordoni, convincente ed elegante nel ruolo del ricco argentino Ramirez, e Sergio Armani, Isidoro, il pacato vicino di casa.

Da segnalare, infine, Annarita Sordoni che ha dato vita, con una riuscita ed apprezzata performance, ad una simpatica Lucietta, personaggio marginale ma molto ben caratterizzato. Ricca la scenografia e appropriata la scelta dei costumi. Prima dell’inizio dello spettacolo, la prof. Daniela Meschini, vice presidente della sezione maceratese dell’Anmig, ha illustrato brevemente l’attività ormai ultra centenaria svolta dalla sua Associazione in favore dei mutilati e degli invalidi di guerra.

(Foto di scena di repertorio)



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