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Incidenti sul lavoro nelle Marche:
Macerata la provincia con più morti

DATI - La Cgil ha stilato un report sugli infortuni: crescono a Pesaro, Ascoli e Fermo. A restare feriti soprattutto giovani tra i 20 e 24 anni, stranieri extra Ue. In crescita gli over 60enni che si sono fatti male durante le ore lavorative
martedì 11 settembre 2018 - Ore 12:50 - caricamento letture
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Lavoro pericoloso: Macerata è la provincia delle Marche dove ci sono stati più morti. A dirlo sono i dati della Cgil che registrano un numero di infortuni, nei primi sette mesi del 2018, che nel Maceratese resta all’incirca lo stesso del medesimo periodo del 2017. Secondo il report della Cgil nelle Marche sono in aumento i casi di persone che si sono fatte male mentre erano al lavoro: da 10.974 del 2017 a 11.039. Visti in base al tipo di attività, nel settore dell’industria i feriti sono saliti del 4,9%, nel settore del legno del 6,9% nelle costruzioni del 4,9% e nel metalmeccanico del 2,9%. Meno infortuni nei settori di chimica, tessile, trasporti e in quello dell’artigianato. Salgono del 4% le denunce di infortuni nel terziario. Divisi per provincia, se Macerata resta stabile, crescono gli infortuni a Pesaro e Urbino (+4,2%), ad Ascoli (più 2,3%), Fermo (+1,8%). In calo del 2,8% ad Ancona. A restare feriti sono soprattutto lavoratori stranieri extra Ue (in aumento del 9,8%) e giovani tra i 20-24 anni (aumento del 10%). Aumenta del 7,2% anche nella fascia d’età 60-64 anni. Sono invece dimezzati gli infortuni mortali, scesi da 20 a dieci. La provincia che ha il maggior numero di morti è Macerata: quattro nei primi sette mesi dell’anno. Il 70% degli infortuni mortali della nostra regione, avvengono nella fascia d’età che va dai 55 ed oltre.

«L’aumento degli infortuni continua, come già avvenuto nel 2017 e questo non è mai accettabile per un Paese civile – dice Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil Marche –. Bisogna aumentare la spesa pubblica per la prevenzione sulla sicurezza sul lavoro che rappresenta il 3,5% del bilancio della sanità. Anche le imprese, però, devono investire risorse per migliorare le condizioni lavorative. Risulta fondamentale aumentare i controlli che oggi vengono effettuati solo nel 5% delle imprese e per questo serve un impegno straordinario del Governo e della Regione». Gli incidenti colpiscono soprattutto «i più giovani cioè quelli che subiscono condizioni di precarietà e di ricatto anche attraverso il jobs act, gli immigrati e i lavoratori più anziani, costretti a restare al lavoro, nelle mansioni più dure, dopo l’introduzione della Fornero».



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