Rive, l’importanza dei desideri
e la forza liberatoria della musica (Foto)

CIVITANOVA - L'intensa giornata del festival ha visto protagonisti la storia sulla fiducia di Natasha Lusenti e il quadro sulle nuove generazioni di Umberto Galimberti. L'energia di Marina Rei e Paolo Benvegnù hanno animato la serata

- caricamento letture

rive-2018-9-650x434

 

natasha-lusenti

Natasha Lusenti

 

di Laura Boccanera

(foto di Federico De Marco)

I desideri, la voglia di ricominciare, la leggerezza e le piccole cose, e poi quel desiderio negato che diventa invece apatia, il nichilismo delle nuove generazioni. Natasha Lusenti e Umberto Galimberti, due facce della stessa medaglia nella giornata di Rive più piena, una di quelle che rimarrà nella storia del festival per la piacevolezza degli ospiti e dell’accoglienza, dei pensieri e delle riflessioni. E alla fine la forza liberatoria della musica con l’energia di Marina Rei e Paolo Benvegnù. Il sabato del Rive festival è stato uno di quelli che non si dimenticano. Si è aperto con l’inaugurazione della mostra Micropolis di Claudio Colotti, 51 scatti  in bianco e nero di un lavoro sul cambiamento delle realtà di provincia. Ne esce un ritratto inedito di Civitanova, sconosciuta anche ai suoi abitanti, popolata di una generazione nuova che non si incontra mai, ma c’è. E gli scatti di Colotto sembrano averla catturata per un attimo per presentarcela. Scatti che sembrano usciti dalla macchina di Ferdinando Scianna. Sulla terrazza della palazzina Liberty riaperta per l’occasione Natasha Lusenti, al suo debutto da scrittrice propone una storia sulla fiducia, sulla forza interiore di ricominciare e sul bisogno di trovare un amico, un appoggio nella società.  “Al mattino stringi forte i desideri” è il percorso di rinascita dopo le ferite e di voglia di ricominciare.

umberto-galimberti-rive

Umberto Galimberti

Altro clima e altri pensieri invece quando a prendere la parola è Umberto Galimberti che traccia il suo quadro sulle nuove generazioni, nichiliste perchè prive di uno scopo: «Quando mi sono laureato io sapevo che ci sarebbe stato un concorso, che l’avrei vinto e sarei diventato professore di filosofia – spiega Galimberti nella sua lectio – un giovane che si laurea oggi sa che non diventerà mai professore di filosofia, manca lo scopo». Lo studioso traccia poi il percorso storico che ha prodotto la società del nichilismo, a partire dalla differenza tra l’impostazione classica e quella cattolica: «I greci pensavano che l’età dell’oro era quella del passato, era alle spalle, i cristiani invece hanno diviso il tempo in tre categorie, il passato del peccato e negativo, il presente di redenzione e il futuro che sarà migliore, positivo, ma non è vero. Facciamo un cattivo servizio alle nuove generazioni ad utilizzare parole come auspichiamo, speriamo, auguriamoci, ci giustifica a stare fermi». Un pugno nello stomaco le parole sull’educazione dei figli e delle nuove generazioni, afflitte dalla solitudine, dall’iperconnessione al chiuso delle proprie stanze: «Nei primi tre anni si formano le mappe emotive e cognitive e i genitori di oggi sono incapaci di educare i figli – continua – sono affidati a stuoli di baby sitter, alla tv e ultimamente ai cellulari e in questo modo formano le loro mappe cognitive. L’identità è un prodotto sociale, non è individuale, l’identità ce la danno gli altri con il loro apprezzamento e se una mamma non ha mai tempo di vedere quanto è bello il disegno del proprio bambino quello crescerà pensando che quello che fa non ha importanza. E poi questi bambini fanno troppe cose, bisogna restituire loro la noia e il desiderio. Troppi stimoli producono angosce o apatia psichica, si abbassa la propria soglia emozionale e se si uccide il desiderio che è generato dalla mancanza, si uccide il potenziale rivoluzionario che è ciò che spinge a cambiare ciò che non ci piace del mondo». Non sono mancati poi anche riferimenti all’attualità e durissima è stata la critica nei confronti di quanto sta succedendo nel Mediterraneo: «Sono morte 300 persone nell’assoluta indifferenza. E’ la stessa cosa che succedeva in Germania prima della guerra, quando non si reagisce più a fenomeni che oltrepassano la sensibilità umana può succedere di tutto».

marina-rei-2-325x217Chiusura di giornata del festival alle 23 con la musica e l’energia di Marina Rei, bravissima nell’interpretazione e come musicista, accompagnata da Paolo Benvegnù. Oggi ultima giornata di Rive che riparte alle ore 18 e alle 19 al Moletto Medusa, sul porto con due incontri di “letteratura del mare”: Umberto Mangani con “Veda dei Sibillini, racconti dal cratere sismico della vita” e a seguire Salvatore Basile con il suo ultimo romanzo “La leggenda del ragazzo che credeva nel mare”. Alle 21 al varco sul mare c’è lo spettacolo di Giorgio Bertolotti, Unicycle dream man. Il performer rende la piazza un luogo di scambio, un luogo vivo dove condividere con un pubblico, a volte complice e a volte protagonista, uno spettacolo sorprendente, giocoso, imprevedibile. Alle 21,30 a Lido Cluana il clou della serata: il grande show dei Black Blues Brothers, ensemble di acrobati keniani in stile americano, che si esibiscono riprendendo in chiave originale il cult dei Blues Brothers, con esilaranti gag che prevedono il coinvolgimento del pubblico, tra incredibili piramidi umane e fantastici salti con la corda e con i cerchi. In tarda serata, il concerto del più grande virtuoso al mondo dell’ukulele Danilo Vignola, accompagnato alle percussioni mediterranee da Giò Didonna in World Tribal Fusion Concert, al Cala Maretto.

rive-2018-6-650x434

La mostra Micropolis

rive-2018-1-650x434

 

rive-2018-7-650x433

IMG-20180707-WA0094-650x434

rive-2018-8-650x434

rive-2018-3-650x434

paolo-benvegnù

marina-rei


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X