«Lotta alla droga e allo spaccio:
questore siamo con lei,
ma è ora che anche la politica si muova»

MACERATA - L'intervento del consigliere di Forza Italia Andrea Marchiori
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Andrea Marchiori

 

Le piaghe droga e spaccio, le morti per overdose, il grande lavoro messo in campo dalle forze dell’ordine e dal questore, più volte minacciato con scritte sui muri. Il consigliere maceratese di Forza Italia Andrea Marchiori interviene su questi argomenti: da una parte esprimendo vicinanza e solidarietà ad Antonio Pignataro, dall’altra lanciando un appello alla politica affinché trovi unità di intenti e d’azione almeno per quanto riguarda questi argomenti. Di seguito il suo intervento.

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«Antonio Pignataro, a Macerata da 5 mesi, ha svolto un lavoro immenso sul territorio, restituendo la città ai maceratesi: 130 arresti, 1100 denunce a piede libero, di cui circa 400 per reati legati allo spaccio di droga. Lotta all’accattonaggio molesto, dietro cui spesso si nasconde il racket, controlli serrati sulle zone “sensibili” di Macerata, come il Parco di Fontescodella (dove sono stati fatti chiudere i sottopassi per evitare i bivacchi), Forte Macallè (dove gli anziani si sono riappropriati delle panchine), Giardini Diaz (dove i crocicchi sospetti di nullafacenti sono pressoché spariti ed è stata fatta smantellare la macchia verde dietro ai bagni pubblici dove venivano nascoste le sostanze), continuando con le volanti che si vedono spessissimo in perlustrazione per la città. Inoltre, prima questura in Italia, quella di Macerata ha proceduto alla chiusura dei negozi dove si vendeva la cosiddetta cannabis “light”, ossia con un fattore di principio attivo, il Thc, inferiore allo 0,6%, non rilevante, a detta dei “commercianti” a fini psicotropi. Ebbene, Pignataro non solo ha dichiarato che la cannabis “light” non esiste, ma ha trovato nelle rivendite sostanze con principi attivi di cannabis “classica” pronta allo spaccio».

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Il questore Pignataro

«A seguito di questa attività sono comparse sui muri di Macerata scritte ingiuriose dirette proprio al questore ed altre, con tenore minaccioso sui muri di Civitanova: “Pignataro, stai attento”. E’ evidente che chi ricopre incarichi di grande responsabilità e di contrasto alla criminalità si espone a tali rischi e non sono certamente questi fatti che possano intimidire e men che meno gettare discredito sulla persona. Stupisce, però, che in sede istituzionale non ci siano state manifestazioni forti ed esplicite di vicinanza e solidarietà, che invece dobbiamo al questore come cittadini e come istituzioni. Pertanto, senza timore e senza voler strumentalizzare la situazione, le diciamo che siamo con lei e con le forze dell’ordine tutte, vi esortiamo a continuare nella vostra opera, ne abbiamo bisogno. A tempo stesso, tuttavia, dobbiamo segnalare che in tempi non sospetti, o meglio prima dei “fatti di Macerata” (il riferimento è all’omicidio di Pamela Mastropietro e al raid razzista di Luca Traini, ndr) molti consiglieri comunali, sia nella sede istituzionale con atti propri, che sulla stampa e, peraltro, anche con convegni a tema, avevano denunciato la situazione allarmante sull’insicurezza in cui versava la città, insicurezza che secondo gli amministratori era per lo più percepita ma non anche reale e che, invece, per tutti è divenuta reale nel momento in cui la questura di Macerata con un lavoro coordinato con tutte le forze dell’ordine ha letteralmente messo al setaccio città e la provincia, producendo i risultati inoppugnabili».

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Le minacce al questore comparse a Civitanova

«Oltre al fatto che nessuno, in questi giorni, si sia domandato come mai il questore fosse stato preso di mira da writer sino ad ora prolifici solo con slogan per lo più incomprensibili a chi non frequenta quegli ambienti, non possiamo però dimenticare che l’incisiva azione di repressione di Pignataro si inserisce in un contesto sociale in cui, da tanto, troppo tempo, la situazione droga è sfuggita di mano: primi approcci con sostanze psicotrope ad età sempre più tenere (anche 11 o 12 anni), sottovalutazione del fenomeno ed il triste primato in provincia di Macerata, come bene ha ricordato l’avvocato Bommarito recentemente, del più alto numero di morti per overdose in Italia in rapporto alla popolazione residente (leggi l’articolo). Quello che stupisce, quindi, è il silenzio tombale delle istituzioni e delle associazioni di svariatissimo genere (che in genere esprimono solidarietà anche di fronte ad una parola che sconfini appena dal politicamente corretto) di fronte alle ingiurie e alle minacce rivolte ad Antonio Pignataro. Quello che non stupisce invece è la risposta professionale del questore che si è limitato a dire «non mi faccio intimorire, ma scoveremo i responsabili». Come rappresentanti delle istituzioni, un’ultima riflessione va anche resa su quanto poco abbiamo fatto nell’ambito della prevenzione e della sensibilizzazione, spesso lasciata alla sola iniziativa delle associazioni e delle stesse forze dell’ordine che agiscono da sole o quasi, nelle scuole, con la preziosa collaborazione dall’Asur, di dirigenti scolastici e docenti sensibili al gravissimo problema».

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Il consiglio comunale di Macerata

«Ebbene, è tempo che anche la politica si impegni a prestare maggiori risorse ed attenzione a quella che, sempre di più, sta appalesandosi come emergenza delle emergenze, al fine di rendere meno gravoso il compito della repressione e al fine, soprattutto, di rendere il futuro dei nostri figli meno denso di incognite e la convivenza in comunità meno pericolosa. Purtroppo anche su questi temi la politica offre divisioni, basti pensare che una parte della sinistra sarebbe favorevole alla liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere, ma noi siamo chiamati ad occuparci dei bisogni del nostro territorio e qui dobbiamo tutti essere rigorosi ed intransigenti nella ferma repressione di ogni crimine collegato direttamente ed indirettamente allo spaccio ed al consumo delle sostanze stupefacenti. Non è più tempo di mostrare sdegno o cordoglio solo per le morti per overdose, oggi, consapevoli della presenza attiva delle forze dell’ordine, è tempo di reprimere alla radice il traffico e lo spaccio ma anche di educare i giovani ad anteporre i veri valori della vita diventando essi per primi riluttanti alla “strega che vi ruba l’anima”, come scritto suggestivamente da Mogol».



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