A Macerata la pioggia
ha segnato la sua storia
LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Una “novella” del trecentesco Franco Sacchetti ricorda come eserciti in guerra furono fermati da Giove Pluvio
di Giancarlo Liuti
L’acqua che cade dal cielo non è solo acqua ma si porta dietro antiche, istruttive e talvolta divertenti memorie. Giorni fa Macerata fu colpita da una specie di nubifragio, con una pioggia talmente violenta e accompagnata da un’altrettanto violenta grandinata che c’era d’averne quasi paura. Vivo in questa città da parecchi anni e non ricordo di aver mai assistito a una simile furia di Giove Pluvio. Allora ho telefonato all’amico Giordano De Angelis , che molto meglio di me conosce le vicende della città, e gli ho chiesto se sapeva che qualcosa del genere s’era verificato a Macerata anche in tempi lontani. “Aspetta un momento”, m’ha detto. Ed è andato a cercare nella sua ampia raccolta di libri. Dopodiché, tornato al telefono, mi ha letto una “novella” del trecentesco Franco Sacchetti intitolata, pensate, “La pioggia a Macerata”.
La riassumo. Nel 1375 la città dipendeva dal Signore di Camerino Rodolfo da Varano, un alleato del Papa contro le milizie antipontificie della cosiddetta Lega, che da noi era comandata da un certo Conte Luzzo. E in ottobre fu guerra. L’esercito di Luzzo stava presso le mura di San Salvatore (oggi diremmo ai cancelli di piazza Garibaldi), mentre quello avversario, comandato dal Signore di Fermo Rinalduccio di Monteverde, era schierato davanti alla Porta Mercato, oggi a due passi dallo Sferisterio. Guerra, ho detto. E chi ne fu il vincitore? Nessuno, perché verso sera si scatenò su Macerata una fortissima pioggia e siccome a quei tempi non c’erano impermeabili entrambi gli eserciti ricevettero l’ordine di mettersi al riparo e di rimandare la guerra a giorni migliori.
C’è ironia, nelle mie parole? Me ne rendo conto e ne chiedo perdono. Ma pare che le cose siano andate proprio così. Una fortissima pioggia, ripeto, che come un torrente trascinò con sé le sporcizie delle vie, ne otturò le fogne e penetrò nelle case, tanto che una donna fu inzuppata – cito Sacchetti – “fino alle cosce e forse più su ond’ella cominciò a urlare ‘accorr’uomo accorr’uomo!” , che allora era il modo di chiedere aiuto. Così, sentiti quei clamori, la gente si riversò nelle strade armata di pertiche e coltellacci immaginando che la città fosse assalita dal suddetto Conte Luzzo per cui si mise a urlare “viva Messer Rodolfo!” e, contro Luzzo, “alla morte, alla morte!”. Attualissima la conclusione di Sacchetti: “Così sono spesse volte ignoranti e matti i popoli, che se una gatta rompe un catino o se cade un sacco di noci credono che siano arrivati i nemici e come tordi ubriachi perdono ogni loro intelletto”. Non è forse vero che è bastata una grandinata a metterci, me compreso, in agitazione? Stiamo dunque diventando un po’ignoranti e un po’ matti?
Grandine su Macerata, cascata lungo le “scalette” (foto e video)


