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Il premier Conte ad Arquata:
«Ricostruzione difficile,
occorre semplificazione»

SISMA- Il neo presidente del Consiglio arriva nella fase conclusiva del giro che lo ha visto anche ad Amatrice e Accumoli: «Doveroso e giusto che la prima prima uscita pubblica in Italia avvenisse qui. Volevo toccare con mano e ascoltare, prometto massimo impegno e lavoro». Il sindaco Petrucci mercoledì in Senato
lunedì 11 giugno 2018 - Ore 20:19 - caricamento letture
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Il premier Conte ad Arquata

di Luca Capponi 

(foto di Andrea Vagnoni)

«Era doveroso essere qui oggi. Ho voluto fortemente che la mia prima uscita pubblica in Italia coincidesse con la visita alle popolazioni del cratere. Volevo rendermi conto di persona, parlare con la gente, capire. Spero che gli abitanti di Arquata, Accumoli e Amatrice riescano a vedere la ricostruzione partire e compiersi, ma ammetto che siamo davanti ad un’operazione difficile, complessa, con tanti problemi da affrontare; tra questi sicuramente vi è la semplificazione, un passaggio che ho sempre ritenuto fondamentale a tutti i livelli, ancor più in casi come questo dove le norme complesse non aiutano a velocizzare i tempi. Prometto il massimo impegno da parte mia e di tutta la squadra di governo, nonché dei parlamentari che ci vorranno appoggiare: occorrerà del tempo, ma da domani saremo già al lavoro».

Conte con Petrucci

Stringato, chiaro e veloce. D’altronde dopo un’ora e mezza di attesa sotto al sole cocente non poteva essere altrimenti. Il neo presidente del consiglio Giuseppe Conte è arrivato a Borgo di Arquata, nella zona delle casette, poco dopo alle 16. Ad attenderlo, alla fine del giro passato anche per le vicine Amatrice ed Accumoli, una schiera di autorità  di cui è difficile fare la lista; dal commissario Paola De Micheli al presidente della Regione Luca Cerisicoli e a quello della Provincia Paolo D’Erasmo, dai sindaci in fascia tricolore, tra cui l’ascolano Guido Castelli, e la parlamentare Giorgia Latini, passando per il prefetto Rita Stentella, il questore Luigi De Angelis, il comandante dei carabinieri Ciro Niglio ed il vescovo Giovanni D’Ercole. Ad aspettare Conte anche una rappresentanza dei lavoratori della Whirpool di Comunanza.

A fare gli “onori” di casa Aleandro Petrucci e Michele Franchi, primo cittadino e vice di Arquata. Dalla prima scossa di terremoto del 24 agosto 2016, è bene ricordarlo, loro, così come tutti gli abitanti, hanno visto sfilare in loco ben tre premier: Renzi, Gentiloni ed ora Conte. Ma non solo, perché mercoledì 13 giugno lo stesso Petrucci tornerà di nuovo a Roma, precisamente a Palazzo Madama, sede del Senato, convocato per un incontro. Proprio col primo cittadino arquatano il premier Conte si è intrattenuto appena arrivato, prima di “concedersi” alla massa di cronisti e fotografi ma, soprattutto, prima che coi rappresentanti istituzionali, invitati a non mollare ed essere ligi al dovere, con gli abitanti delle casette, con cui ha parlato senza negare un saluto (o una foto) a nessuno. Chiedere alla piccola Sofia, che per la timidezza neanche voleva.

Conte con la piccola Sofia

Dal canto suo Petrucci ha ribadito quello che, senza peli sulla lingua, va ripetendo ormai da tempo: «Ci sono priorità che non possono più attendere. I decreti attuativi, ad esempio, vanno riempiti nella sostanza, cioè finanziati, altrimenti non si può parlare di ricostruzione. Serve semplificazione, altrimenti non si riparte, sono due anni che pensiamo a portare via le macerie. Un’altra legge che occorre è quella per l’eliminazione dei piccoli abusi, perché da noi c’erano molte case rurali e non tutti hanno seguito le  pratiche edilizie, per i piccoli lavori fatti nel corso dei decenni, spesso anche dagli antenati: qui però non ci troviamo sono zone non speculative, anzi, già l’esodo era in corso prima del sisma e se vogliamo che ritorni gente occorre una piccola sanatoria». Poi l’affondo: «Forse ad altri miei colleghi non andrà bene ma credo che sia importante distinguere i comuni del cratere che non hanno più niente, tipo Arquata, da quelli che hanno subito solo danni lievi, se si fanno leggi uguali per tutti significa  di fatto svantaggiarci, stesso discorso per incentivi alle imprese, che stanno delocalizzando e sembrano intenzionate a non tornare. Dopo i Della Valle nessuno, eppure basterebbero un altro paio di aziende per far tornare gente. Anche perché per il turismo ci vorranno anni prima che torni ai livelli di prima. -conclude Petrucci- Infine la viabilità: ancora abbiamo una frazione isolata, Colle, è inammissibile, così come il collegamento con l’Umbria risulta ancora a singhiozzo».

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