Appaltopoli, il legale di Papa:
«Nessuna turbativa d’asta,
fiduciosi sarà chiesta archiviazione»

INDAGINE - L'avvocato Pierlorenzo Boccanera in merito all'indagine che vede tra i 16 indagati anche l'imprenditore di Pollenza, dice che l'azienda del suo assistito ha sempre operato correttamente

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Appaltopoli in provincia, l’imprenditore pollentino Nicola Papa (che compare tra le 16 persone per cui la procura ha chiuso le indagini), tramite il suo legale, respinge ogni addebito in merito alle contestazioni relative a reati di turbativa d’asta e si dice sereno e fiducioso che la procura chiederà l’archiviazione per la sua posizione. L’avvocato Pierlorenzo Boccanera spiega che «le parziali copie dei documenti che ho potuto esaminare sabato consentono, fin da ora, di precisare che il numero dei soggetti coinvolti e la diversa natura dei reati, singolarmente contestati, impongono dei profondi distinguo in modo da evitare le speculazioni che molti stanno diffondendo sulla sua storica azienda – dice il legale in una nota –. Le indagini hanno riguardato Papa limitatamente ad aspetti marginali e per due episodi che la procura ipotizza possano essere ricondotti nell’ambito della turbativa d’asta. Documenteremo e dimostreremo, anche in sede predibattimentale, che l’azienda di Papa non partecipa e non ha avuto alcun ruolo in “meccanismi per ottenere appalti”. Per quanto attiene ai due episodi è stata unicamente subappaltatrice – continua il legale –, è quindi intervenuta in una fase successiva all’affidamento delle gare, così da rendere oggettivamente impossibile condizionare l’originaria aggiudicazione. I subappalti in cui ha operato sono coerenti e rispettosi dei ruoli delle imprese appaltatrici chiamate ad eseguirli e nei limiti di legge, con serena fiducia che sarà la stessa Procura a chiedere l’archiviazione. Papa non vuole e non può essere accumulato, nell’ambito della complessiva inchiesta, ad altre condotte, condanna le speculazioni e le strumentalizzazioni che alcuni stanno facendo di tali notizie, replicandole e distorcendole su altri organi, equiparando la semplice chiusura di indagini alla condanna ed all’acclarato riconoscimento di responsabilità, con evidente enorme ed irrisarcibile danno diretto ed indiretto alla persona ed all’azienda».

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