Appaltopoli, le opere sospette
Un programma per calcolare le offerte
Anche i servizi segreti in provincia

INDAGINE - Sono 7 le gare per cui secondo il gip sussistono i gravi indizi di colpevolezza. Le intercettazioni ambientali incastrerebbero l'ex finanziere Francesco Crocetti Pallotta che avrebbe passato informazioni riservate. Dell'inchiesta si sono interessati anche gli 007 per vagliare se vi siano state infiltrazioni. Il legale di due degli imprenditori: «Viene contestata la turbativa d'asta. Va verificato in concreto se la norma in esame sia stata effettivamente violata». La procura ha aperto un fascicolo contro ignoti, del tutto distinto, sui lavori allo stadio Helvia Recina
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di Gianluca Ginella

Sono sette le opere per cui sussistono gravi indizi di colpevolezza per i tre imprenditori che sono indagati dalla guardia di finanza come organizzatori di un presunto sodalizio volto a spartirsi gli appalti, principalmente in provincia. Tanto che, scrive il giudice nell’ordinanza della misura cautelare con cui per i tre imprenditori è stata disposta l’interdizione per otto mesi da ruoli direttivi in imprese, qualcuno li chiamava “fratelli”. I fratelli sono Giulio Resparambia, 60, di Camerino, legale rappresentante della Progeco di Muccia, Giancarlo Maccari, 56, di Camerino, legale rappresentante della Maccari Giancarlo, Enzo Stramazzotti, 60, di Apiro, legale rappresentante della Scavi e condotte di Apiro. Sono loro, stando alle indagini coordinate dal procuratore Giovanni Giorgio e dal sostituto Luigi Ortenzi e condotte dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, gli imprenditori che avrebbero tirato i fili per influenzare gli appalti e spartirsi lavori per 26 milioni di euro tra il 2014 e il 2016, in provincia di Macerata, ma anche ad Ancona, Perugia e Fermo. Sono tutti e tre indagati per associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Con loro, a vario titolo, nel fascicolo di indagine rientrano al momento altre 31 persone.

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Il procuratore Giovanni Giorgio

Compaiono altri prenditori e poi, per il reato di falso, direttori dei lavori, responsabili unici del procedimento delle stazioni appaltanti. Avrebbero attestato che i lavori erano stati eseguiti dalle ditte vincitrici delle gare d’appalto quando invece erano stati subappaltati ad altre aziende. Secondo il gip la prima fase era l’acquisizione della notizia dello stanziamento di fondi per la realizzazione di lavori pubblici e la successiva comunicazione agli associati. Poi c’era lo svolgimento di incontri tra gli imprenditori interessati allo scopo di organizzare concretamente la turbativa d’asta, «predisponendo quanto necessario al fine di predeterminare l’assegnazione a rotazione della gara e stabilire i compensi spettanti a ciascuna partecipante».

A Resparambia viene contestato anche di aver corrotto un brigadiere della guardia di finanza, Francesco Sante Crocetti Pallotta, ora in congedo. Nell’ordinanza il gip Domenico Potetti cita alcune intercettazioni ambientali in cui Resparambia e Crocetti Pallotta parlano delle indagini in corso da parte del Nucleo di polizia tributaria. In particolare l’ex finanziere avrebbe comunicato a Resparambia che erano in corso intercettazioni telefoniche. Tant’è che loro non parlano al telefono ma vengono intercettati con microfoni ambientali. In altre sono intercettati gli imprenditori. I dialoghi sono un po’ oscuri, ma nonostante questo, evidenzia il gip, si comprende che «gli associati predispongono per sé ed altre compagini “amiche”, in vista di determinate procedute di gara per lavori pubblici, una serie di offerte al ribasso predeterminate creando una “scaletta” delle offerte al ribasso tale da superare eventuali, alternative offerte di altri interessati con l’obiettivo di influenzare a favore loro o di imprese collegate “amiche” l’aggiudicazione dei lavori». Il giudice scrive che «risulta addirittura la disponibilità di un programma di computer utilizzato per il calcolo delle medie offerte».

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Foto d’archivio

Sono sette gli appalti per i quali sussisterebbero i gravi indizi di reato. Si tratta di quello per la rotatoria in località Trinità di Matelica (dicembre 2015), dei lavori di asfaltatura Piani D’Ete a Mogliano (inizio 2016), dei lavori di consolidamento in località Roccamaia di Pievebovigliana (dal 2015), delle opere di contenimento e infrastrutture nelle frazioni di Sorti e Valle a Sefro (nel 2014), dei lavori di risanamento dei movimenti franosi della provinciale Entoggese (del 2012), della procedura negoziata per lavori della strada comunale Cigliano di Corridonia (2016), dei lavori di realizzazione della rete depurativa nel bacino Ete Morto di Monte San Giusto nel 2016.

Nel corso delle indagini, da quanto emerge, sono stati interessati persino i servizi segreti. In quanto dovevano verificare se negli appalti vi fossero infiltrazioni della criminalità organizzata. Ma l’appaltopoli maceratese, da quanto emerge, avrebbe esclusivamente protagonisti autoctoni. Esiste poi una indagine, comunque non legata a quella del presunto cartello dei tre imprenditori, che riguarda i lavori dello stadio Helvia Recina di Macerata. Si tratta di un procedimento contro ignoti. La questione sarebbe relativa ai lavori svolti in occasione dell’adeguamento dello stadio per consentire alla Maceratese di partecipare alla Lega Pro.

Al momento nessuna dichiarazione da parte dell’avvocato Vando Scheggia, che assiste l’ex finanziere indagato. Il legale spiega di dover parlare con il proprio assistito e approfondire le contestazioni. Ieri gli uomini delle Fiamme Gialle, guidati dal colonnello Andrea Magliozzi, hanno effettuato un sequestro per equivalente di 40mila euro sul conto dell’ex finanziere. Si tratterebbe della somma ricevuta, presumono gli inquirenti, per rivelare segreti d’ufficio.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

L’avvocato Gabriele Cofanelli assiste invece due degli imprenditori indagati, Maccari e Stramazzotti. «In via prodromica appare opportuno evidenziare come il provvedimento cautelare emesso dal Gip su richiesta della pubblica accusa abbia indubbiamente operato un netto distinguo tra le diverse condotte ascritte alle parti indagate, nel senso che le presunte connotazioni illecite e che riguarderebbero un appartenete alla polizia giudiziaria, non contemplano di certo la posizione dei miei assistiti – dice il legale –. Difatti a quest’ultimi viene sostanzialmente contestata la realizzazione di una o più “turbativa d’asta” e che come noto può essere integrata da una serie di “condotte libere” ma che, in quanto tali, possono essere interpretate in diversi modi salvo poi dover verificare in concreto se la norma in esame sia stata effettivamente violata e soprattutto in presenza di un elemento psicologico che avesse coscienza e volontà della perpetrata violazione. In tal senso confidiamo di poter chiarificare una serie di profili durante il corso dell’interrogatorio di garanzia che lo stesso Gip di Macerata ha già fissato per il giorno primo dicembre salvo comunque esaminare con calma l’eventualità di un ricorso in materia “de libertate”».

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