“A pioe”: una favola moderna
al Castrum Lauri di Loro Piceno

RECENSIONE - Secondo appuntamento della rassegna in corso nella sala parrocchiale. Sul palco, la compagnia "Firmum" di Fermo che riporta in scena un testo che, nonostante i 16 anni dal debutto, si conferma fresco e divertente

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Il cast di “…A pioe”

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di Walter Cortella

Secondo appuntamento per la Rassegna «Castrum Lauri» alla Sala Parrocchiale di Loro Piceno. Dopo la divertente esibizione di Pino Cipriani con Lu ziu americanu (leggi articolo), è stata la volta della Compagnia «Firmum» di Fermo che ha messo in scena “…A pioe”, una commedia in dialetto, firmata da Vittorio Catasta, con la regia di Angelo Ciuccarelli. Torna alla ribalta a sedici anni dal suo debutto, confermando di essere un testo sempre valido e comunque gradito al pubblico. L’originale titolo della pièce si riferisce ad un intercalare in voga nel territorio fermano, che in bocca alla protagonista femminile, l’arguta Loreta, diventa per il povero marito Savino un vero e proprio….tormentone. La storia ha una trama alquanto esile ma gradevole e prende spunto da una normalissima situazione famigliare. Savino e Loreta, anziana coppia di contadini, deceduti improvvisamente da pochi giorni, ottengono il permesso di poter trascorrere, non visti (sono fantasmi!), in famiglia un breve periodo. Da quel loro privilegiato punto di osservazione, colgono aspetti fino ad allora sconosciuti dell’esistenza dei loro cari. Il figlio Neno, la moglie Rosa e i due nipoti si mostrano per quello che sono realmente, sotto una luce diversa, inaspettata, che per questo angustia i due anziani. Con stupore scoprono che quei valori che avevano cercato di inculcare nelle nuove generazioni non sono stati affatto assimilati. Le loro vite hanno preso, infatti, una brutta piega e Savino e Loreta non posso far altro che assistere al fallimento della loro opera di educatori. Neno presta soldi ad alti tassi d’interesse, da usura, anche ai parenti più stretti, senza nessun riguardo per le difficoltà dei malcapitati. Rosa ha ceduto alle tentazioni erotiche di un conoscente e ne è diventata l’amante.

a-pioe-3-325x216E i due nipoti? Anche loro hanno qualcosa da farsi perdonare. Bruno è uno scansafatiche, pensa solo a divertirsi e per procacciarsi denaro non esita a trafugare dalla casa oggetti di valore, mentre Carla, sedotta dalla bella vita e dai beni voluttuari, è caduta nella rete di una megera che le procura incontri occasionali con facoltosi clienti. Della famiglia si salva soltanto la serva Meneca, donna semplice ma dai sani e ben solidi principi, che non condivide affatto il modello di vita dei suoi padroni. Nell’assistere impotenti e sgomenti al degrado morale della famiglia, i due anziani si rifugiano spesso con la memoria nei bei tempi andati, quando le giovani generazioni seguivano con scrupolo i preziosi insegnamenti dei più anziani, da sempre preciso e inamovibile punto di riferimento. Il buon Arcangelo Gabriele, venuto sulla terra per condurli definitivamente nell’aldilà, vedendoli disperati, consiglia loro di parlare con i congiunti, ma uno alla volta, perché gli altri non possano ascoltare. E allora i nonni, con voce accorata, lasciano ad essi un ultimo insegnamento, una sorta di testamento morale, prima di scomparire per sempre. Il momento è commovente ed il teatro riesce ancora una volta a compiere la sua magia: quella sera di fine anno, anziché andarsene ognuno per conto proprio, genitori e figli decidono di trascorrere insieme, in lieta armonia, la serata di festa, con l’intenzione di cominciare davvero una nuova e più sana esistenza. La divertente commedia, venata di garbata poesia, si conclude con questo messaggio finale. Buona nel complesso l’esibizione dell’intero cast, con una sensibile prevalenza di Gianfranco Ciucani (Savino) e di Maria Giovanna Paglialunga (Loreta), impegnati nel ruolo primario dei saggi nonni. Da sottolineare la convincente performance di Maria Grazia Bondoni, nel divertente personaggio di Menica, simpatico e ben caratterizzato, grazie anche al marcato accento germanico. Accanto a lei, ha ben figurato anche Lanfranco Campanella, raffinato nei panni dell’Arcangelo Gabriele. Spettacolo dalla buona comicità, sempre garbata e misurata.

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