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La pecora di razza sopravissana,
occasione di riscatto per i Sibillini

SISMA - Oltre a ritardi, macerie e burocrazia, la storia di chi ha deciso di rimboccarsi le maniche. Ecco l'iniziativa dell'allevatrice Silvia Bonomi di Ussita sta creando una rete di imprese con i terremotati di Arquata. I suoi insaccati richiestissimi anche dai ristoranti di Roma. Gli scambi di prodotti tra le due vallate stanno dando vita a nuove attività

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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

La soluzione dei problemi dei terremotati dei Sibillini è sempre in alto mare. Le Sae (cioè le casette) in molte aree debbono ancora arrivare e gli ottimisti sperano che le ultime saranno consegnate in agosto. Cioè a due anni esatti dal sisma del 24 agosto 2016. Non parliamo delle vertenze sindacali che riguardano un numero sempre crescente di lavoratori (quasi sempre stranieri) impegnati nella costruzione delle casette.

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Cgil in vertenza con Arcale

Fortunatamente Daniel Taddei e i suoi sindacalisti riescono a tenere testa alla Arcale e alle altre aziende associate che continuano invece a sostenere che tutto è in regolaSul fronte della ricostruzione le cose non vanno meglio. L’ufficio regionale per la ricostruzione, e cioè Cesare Spuri, sostiene che sono troppo pochi i progetti presentati da privati per la ricostruzione. Coloro che sono preposti alla redazione dei progetti, cioè architetti, ingegneri e geometri, ribattono che sono troppe 48 ordinanze per regolare la materia e chiedono che sia redatto un testo unico che però non arriva. C’è poi il problema delle vecchie abitazioni da ristrutturare che presentano delle anomalie urbanistiche, o meglio dei piccoli e spesso anche grandi abusi con ampliamenti mai sanati. Ed ora c’è da sanarli. Se sono piccoli basterà versare una somma adeguata. Se grandi c’è la denuncia alla magistratura. E chi se la sente di presentare un progetto con queste prospettive? Tra l’altro spesso questi abusi (piccoli o grandi che siano) non sono stati commessi dall’attuale proprietario del fabbricato ma piuttosto da genitori ormai scomparsi o magari l’appartamento è stato acquistato in buona fede.

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Cesare Spuri

Altri problemi sono stati creati dalla normativa riguardante gli edifici pubblici e quelli religiosi. Per gli edifici pubblici sono i Comuni a dover presentare i progetti e fare gli appalti. Ma i Comuni, specialmente quelli più piccoli, non hanno funzionari e dipendenti in grado di portare avanti le gare di appalto. E allora qualcuno si sta rivolgendo alla Provincia che ha un ufficio apposito. E allora ci si chiederà: ma le Province non dovevano scomparire perché non servivano? E purtroppo il loro ridimensionamento è servito soltanto per togliere loro risorse economiche assorbite dallo Stato. Per quanto riguarda gli edifici religiosi sono invece le curie vescovili che dovrebbero provvedere ai progetti e agli appalti. Ve li immaginate i sacerdoti (non più molto giovani) di una sede vescovile impegnati ad indire le gare di appalto? Tutti problemi che bisogna risolvere (“presto e bene” dice Spuri) per passare alla fase della ricostruzione. Ma le previsioni non sono certo buone… Anche perché, molte famiglie, lasciate per due anni lontane dai loro paesi d’origine non hanno più intenzione di ritornare in montagna. E’ questo crea il fenomeno della desertificazione dell’entroterra. Da noi temuto ma da altri provocato.

 

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Agnelli di Sopravissana

Fortunatamente nel dopo terremoto non ci sono soltanto gli aspetti negativi, che pure sono molti, e tanti sono creati (ad arte?) dalla burocrazia, ma abbiamo anche tanti esempi di gente che si è rimboccata le maniche per ripartire. Oggi ne vogliamo descrivere uno che più ci ha colpito. Viene portato avanti a Ussita, proprio nell’area in cui il terremoto ha colpito più duro, da una giovane allevatrice. Si tratta di Silvia Bonomi che, pur di restare vicina al suo allevamento di pecore di razza purissima sopravissana, non si è mai allontanata dalla zona del sisma e (avendo l’abitazione distrutta) si è adattata a vivere in un container in cui si soffre il freddo d’inverno e il caldo d’estate. Il suo coraggio e la sua intraprendenza hanno fatto breccia anche su altri allevatori che tutti insieme (ma ciascuno con un proprio gregge) sono riusciti a creare complessivamente un patrimonio di oltre 200 capi di pecore di razza sopravissana. Ma questa è stata solo la partenza perché Silvia ha trovato la collaborazione di altri produttori colpiti dal sisma che vivono lontani da Visso. Si tratta di gente, anch’essa coraggiosa e decisa a non abbandonare i Sibillini, che si è impegnata a resistere anche contro la burocrazia. Così tra Ussita e Arquata si è creato come un ponte e la collaborazione sta diventando intensissima tanto che si sta progettando la creazione di una rete di imprese che faccia perno sulla pecora di razza sopravissana. E questo nonostante il grosso impedimento della Valnerina rimasta chiusa per mesi e mesi con difficoltà per il trasporto dei prodotti da una vallata all’altra.

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Gli interscambi tra le due aree dei Sibillini è diventata comunque così intensa che mentre da Arquata arrivano il miele, i marroni, le patate, i legumi e il latte dei bovini di razza marchigiana, da Ussita verso Arquata viaggiano il latte e il formaggio delle pecore di razza sopravissana, ma anche le salamelle, i salsicciotti, le lonze, i prosciutti, tutti prodotti realizzati con carne di pecora sopravissana Addirittura prende la strada di Arquata anche la lana prodotta dalle pecore di Silvia. Perché ad Arquata ci sono delle donne specializzate nel preparare delle caldissime maglie fatte con lana di pecora sopravissana. E quei salumi prodotti con carne di pecora vanno a ruba specialmente per quanti non possono mangiare carne di maiale ma anche per chi, per motivi religiosi, ha il divieto di consumare prodotti suini. Addirittura alcuni ristoranti di Roma fanno incetta di questi insaccati per soddisfare la clientela musulmana. Dal canto suo Silvia con il latte delle sue pecore unito con quello delle mucche di razza marchigiana (che viene da Arquata) produce dell’ottimo pecorino al tartufo, ma anche al peperoncino, alle erbe aromatiche di montagna e al pepe. Senza dimenticare che Silvia Bonomi va orgogliosa del suo splendido pecorino stagiona prodotto in purezza con il 100% di latte di pecore di razza sopravissana.

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Ma la nostra Silvia guarda lontano e pensa al giorno in cui potrà avere a disposizione uno spazio più grande per vivere in una casa tutta sua. Poiché ha una mamma molto brava in cucina sta pensando che un giorno (chissà quando?) potrebbe creare un punto di ristoro, attivo solo su prenotazione, ma riservato a piccole comitive, o a famigliole, magari a gruppi di amici, ma anche a semplici buongustai. Per gustare cosa? Le specialità della tradizione locale ma che i ristoranti non fanno più. Ad esempio una specialità come la “bianchetta di nonna Nannina” o gli “gnocchi di ricotta”, sempre con sugo di carne di pecora di razza sopravissana. Ma anche piatti più normali come l’abbacchio in umido e tante altre ottime preparazioni culinarie. Senza trascurare i salumi di pecora sopravissana.

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