Piaga dell’eroina a Macerata,
«combattiamo il disagio senza ipocrisia»
IL CONSIGLIERE David Miliozzi porta in assise un ordine del giorno per chiedere al Comune di tirare le fila di un progetto di prevenzione: «La repressione non basta, serve la formazione. Altrimenti mettiamo la polvere sotto al divano»

David Miliozzi
«Sono stati fatti degli evidenti errori politici in questi ultimi anni, frutto di ipocrisia e di ignoranza: tutto questo consumo di eroina significa che è passato il messaggio che tutte le droghe sono uguali, che non ci sono distinzioni tra droghe pesanti e droghe leggere, e ci troviamo con ragazzi giovanissimi che pensano che fumare eroina sia come farsi uno spinello. Tutte le droghe sono pericolose, alcune mortali, ma bisogna affrontare la questione con responsabilità e coraggio». David Miliozzi, consigliere di Pensare Macerata, spiega così la sua proposta che sotto il nome “Crescere consapevoli” racconta un progetto di prevenzione per far sì che i fatti di Macerata non debbano più ripetersi. L’ordine del giorno, condiviso anche ieri in anteprima durante la riunione di maggioranza (leggi l’articolo), punta a creare un progetto di cui il Comune possa essere capofila.
«Queste ultime settimane hanno sconvolto la città, c’era bisogno di una profonda riflessione da parte della politica – dice Miliozzi -. Dietro l’omicidio di Pamela e la brutalità di quello che è successo c’è il problema della droga, del disagio sociale, e il problema del disagio sociale a mio avviso lo ritroviamo anche dietro l’attentato fascista di Luca Traini, un ragazzo socialmente emarginato. Sempre più individui si trovano ai margini della società, lo stato sociale rischia di saltare se non usciamo dal vortice della rabbia. Chi è in una situazione di disagio va aiutato in tempo, le situazioni di disagio possono essere prevenute, se riconosciute in tempo».
Da qui l’ordine del giorno. «Questa proposta – spiega Miliozzi – punta a ricucire lo strappo sociale dando risposte concrete attraverso incontri in collaborazione con le Istituzioni della città (Prefettura, Asur, Ats ambito territoriale sociale, Questura, Provveditorato, eccetera) che promuovano attività di prevenzione del disagio e dell’emarginazione, volti a consapevolizzare i cittadini, a partire dai più giovani, contro l’uso delle droghe. Lo spaccio va combattuto su più piani: da una parte bisogna riappropriarsi degli spazi della città, non è ammissibile lasciare in mano agli spacciatori luoghi che sono nostri, e in questo senso le associazioni di cittadini possono dare risposte costruttive, come è stato fatto in questi giorni. L’intensificazione dei controlli delle forze dell’ordine hanno migliorato la situazione. Bene le telecamere e il presidio dei vigili urbani, ma la repressione non basta. Bisogna colpire duramente chi spaccia, ma non far finta che non ci sia una grande domanda di droga, che evidentemente rappresenta una grave piaga sociale, un problema molto più complesso da affrontare. Non basta mettere la polvere sotto il divano, bisogna andare alla radice del problema, investire in progetti di informazione e di prevenzione a lungo termine, contro l’uso di droghe e contro le dipendenze patologiche più in generale. Bisogna rivolgersi a tutti i cittadini, ma soprattutto ai più giovani, che oggi più che mai sono a rischio: abituati ad avere tutto a disposizione, la loro precocità in alcuni casi è preoccupante. Non c’è sicurezza – conclude Miliozzi – senza consapevolezza. La legalità, il senso civico, la consapevolezza, sono i primi antidoti al disagio, il primo passo per migliorare la qualità della vita dei cittadini».
(Fe. Nar.)
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