Basta con la “vecchiaia”,
meglio dire “età avanzata”

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO -Ciò che è “vecchio” non ha futuro e di futuro, invece, abbiamo molto bisogno per continuare a campare in un mondo frastornato come l’attuale

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di Giancarlo Liuti

Per tante ragioni che riguardano il mondo intero e quindi ciascuno di noi , non mi pare che l’epoca attuale possa definirsi proprio felice. Si potrà dire tuttavia che nessun’altra epoca di un passato più o meno recente è stata pienamente felice in ogni suo aspetto, la qual cosa accade, purtroppo di rado, solo nell’alto dei cieli. Per cui bisogna accontentarsi di ciò che come s’usa dire passa il convento. E tirare avanti. Un compito, questo, che ci tocca per il semplice fatto di essere nati e di vivere per quel tempo più o meno lungo che ci riserva il destino. Un tempo, tuttavia, che grazie ai progressi della scienza e agli agi della modernità sta diventando sempre più lungo e comprende generazioni sempre più vecchie (ovviamente mi ci metto anch’io) con l’inevitabile conseguenza, a livello sociale, che pian piano Macerata, le Marche e l’Italia sono ormai un’incanutita patria di vecchi.
Ma il significato del sostantivo “vecchiaia” e dell’aggettivo “vecchio” non è di quelli che fanno star bene il nostro cuore. Queste due parole, infatti, alludono a qualcosa di obsoleto, usurato, logorato , appartenente a un’epoca ormai trascorsa e superata dai tempi. Per cui sarebbe molto meglio – meno pessimistico, intendo – che si trovassero, per definirle, termini più distensivi e rasserenanti, ad esempio abolendo la parola “vecchiaia” e sostituendola con la parola “età”. Uno di novant’anni non è insomma un “vecchio” ma semplicemente ha un’età “piuttosto avanzata”. E uno che di anni ne ha quasi cento non deve sentirsi un residuato della vita ma semmai in possesso – e perfino vantarsene – di un’età ancor più “avanzata” del primo. Mi rendo conto, intendiamoci, di brancolare nel “nulla” delle finzioni e perfino delle ipocrisie. Ma se si tratta di farci un po’ di coraggio nell’attuale “modus vivendi” così avaro di buone prospettive materiali e spirituali, “tutto va ben – si diceva una volta – Madama la Marchesa”.


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