Come fu che una baronessa
morì uccisa da una nevicata

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - La sua fine risale al 1980 per una vicenda occasionale ma che riguardava anche le lotte interne al Vaticano

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di Giancarlo Liuti

Il 29 novembre del 1980 scomparvero la baronessa Jeannette Rotschild e la sua segretaria Gabriella Guerin che villeggiavano presso Sarnano e i loro cadaveri ormai scheletriti e dilaniati dai lupi furono trovati da un cacciatore solo due anni dopo in un bosco nei pressi del lago di Fiastra. Di questa vicenda, un po’ misteriosa fin dall’inizio, me ne occupai, da giornalista, anch’io, seguendo le indagini dei carabinieri basate su fatti, testimonianze e ipotesi razionali che ben poco concedevano alla fantasia degli amanti dei romanzi gialli.

La “ragione”, dunque, prima di tutto: uno più uno fa due. Ebbene, la sera tardi di quel 29 novembre nevicava a palate e faceva un gran freddo, per cui la Rotschild e la Guerin, sorprese da tale tempaccio durante una loro uscita quasi notturna, si ripararono in una gelida e malferma casupola, ma poi, temendo il peggio, decisero di uscirne e di affrontare la discesa verso il più mite lago di Fiastra. Fatale imprudenza! Dopo un centinaio di metri, infatti, la neve ormai alta le fece cadere, esse batterono la testa contro il tronco di un albero, persero i sensi e presto morirono entrambe per ipotermia,

un eccessivo abbassamento della temperatura del corpo. Tutto qui.

Non era ancora iniziata l’epoca dei programmi televisivi nei quali la realtà oggettiva è fortemente condizionata dall’immaginazione degli autori, il cui principale interesse è di fare spettacolo. Vicende tragiche come quella della Rotschild e della Guerin ebbero sì spazio nei giornali ma restarono nei confini un po’ sbrigativi della “cronaca nera” e non raggiunsero la “teatralità” con cui oggi si usa descrivere le disgrazie, specie quelle che uccidono.

jeanette-rothschild

Jeanette de Rotschild

Sono trascorsi molti anni da allora e forse per il bisogno tutto contemporaneo di far sì che anche l’informazione acquisti un potere suggestivo di cui per natura dovrebbe essere priva, il caso della Rotschild e della Guerin è passato dalla cronaca nera alla letteratura. Ed ecco il recente libro di Fabrizio Peronaci “La tentazione”, nel quale si parla anche della baronessa Jeannette e si accenna anche alla vicenda di trentasett’anni fa avanzando il sospetto che la sua morte fu un “omicidio mascherato da incidente sulla neve con l’amica Guerin” e invece aveva a che fare con ben altre cause maturate negli ambienti vaticani contro l’ascesa al potere – cioè allo Ior, la banca pontificia – di un fedelissimo dell’allora Papa Giovanni Paolo II. E conclude Peronaci: “Assurdo che nonostante quei due morti la giustizia italiana abbia rinunciato a cercare la verità”. Per quel minimo che può interessarmi, insomma, l’Italia di allora sarebbe stata questa: intrighi, oscure manovre, spargimento di sangue e poco spazio alla “ragionevolezza” della “ragione”. Conclusione amaramente scherzosa o scherzosamente amara: eravamo messi proprio male, e forse lo siamo ancora.

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