L’Italia cammina lentamente
perché la fretta è rischiosa

RUBRICHE - Il passo secondo la gamba, ammonivano i saggi del passato. E in certi casi la lentezza è una virtù
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di Giancarlo Liuti

Nel giornalismo scritto e televisivo è certamente un pregio quello di dar notizia di un fatto con tempestività – talvolta con urgenza – non appena se ne sia venuti a conoscenza, in modo che lettori e spettatori ne abbiano consapevolezza il più presto possibile, e qui conta anche la concorrenza fra i vari mezzi d’informazione: quello che arriva per primo, infatti, può vantarsi di aver realizzato uno “scoop”, cioè, in questo mestiere, un ottimo colpo. Ma stavolta mi propongo di parlare della “fretta” in quanto opposta alla “lentezza”, con i “pro” e i “contro” che, giornalismo a parte, caratterizzano questi due modi così diversi di pensare e addirittura di vivere nel convulso mondo di oggi. E per rifletterci saranno forse utili un paio di avverbi: “precipitevolmente” per la troppa “fretta”e “tardivamente” per la troppa “lentezza”. Il primo avverbio riguarda le parole e in particolare mi riferisco a quelle proclamate nei comizi con demagogica enfasi dai detentori del potere al fine di mantenere il consenso popolare. Il secondo, invece, riguarda i cosiddetti “fatti”, che purtroppo non arrivano mai e quando arrivano son passati anche degli anni.
Questa fatale distinzione tra parole e fatti è la principale caratteristica del modo di far “politica” in Italia. Troppe parole, insomma, e pochi fatti. Becero qualunquismo, il mio? Lo sembra e magari lo è. Ma il “nubifragio” di parole che si contrappone alla “siccità” dei fatti è forse una delle ragioni che pongono il nostro paese non certo ai primi posti in Europa per lo sviluppo economico e sociale. Ferme restando le distinzioni storiche, culturali e ideologiche fra le varie tendenze, insomma, una più sollecita presa d’atto della realtà da parte dei maggiori protagonisti dei fenomeni socioeconomici – leader di partito in primis, senza escludere gli organi d’informazione – sarebbe un passo avanti per il consolidarsi delle nostre istituzioni democratiche.
Attenzione, però. Come la troppa “lentezza” anche la troppa “fretta” è rischiosa e saggiamente ce lo ricorda quel vecchio proverbio che dice “La gatta frettolosa fa gattini ciechi” o quell’altro – “Chi troppo in alto sal / cade sovente / precipitevolissimevolmente” – che riguarda le eccessive e quindi ingannevoli ambizioni per il futuro con cui i nostri detentori del potere tentano di farsi perdonare le loro manchevolezze nel presente. Dov’è finito, ad esempio, lo sconfinato ottimismo di Matteo Renzi allorché da capo del governo promise la conquista da parte dell’Italia di un ruolo da capofila in Europa e adesso – poveri noi – ci troviamo a gareggiare con la Romania e la Slovenia? Sto esagerando? Sì, ma solo un po’.
Veniamo ora alle Marche e soprattutto a Macerata e al Maceratese. Per quanto attiene alla città capoluogo non si può certo dire che vi prevalga la fretta ma, semmai, la lentezza. Questo limite, però, trova compensazione nel fiorire di iniziative produttive della sua fascia litoranea, Civitanova, Recanati, Portorecanati. Ne deriva una sorta di equilibrio tra “lentezza” e “fretta” che favorisce la moderazione degli eccessi e garantisce la stabilità, possiamo dire “storica”, del proprio civismo. Ci si campa bene? A me pare di sì, ma può dipendere, mi sia perdonato l’egoismo, dalla circostanza che ci campo io.



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