Li vò’ e le ‘acche
(I buoi e le mucche)

LA DOMENICA con Mario Monachesi

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Mario Monachesi

 

di Mario Monachesi

Il bovino domestico (Bos taurus), popolarmente chiamato bue, è una specie di mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia Boviade. La femmina del bue, la vacca (mucca) viene allevata per trarne il latte. Il bue, invece, prima della macchinazione agricola, essendo forte come il toro, ma molto più mansueto, veniva impiegato come forza motrice e cioè utilizzato per la lavorazione del terreno, come l’aratura, e per il traino di carri, “virocci” e quant’altro. È confermato che tutte le razze dei buoi domestici abbiano avuto origine da un unico antenato, l’Uro, diffuso dal tardo Pleistocene, dall’Eurasia settentrionale fino al Mediterraneo, al Medio Oriente e all’India. Un tempo questi animali venivano trattati dagli agricoltori con la massima cura. Una leggenda narra che la notte prima della festa di Sant’Antonio protettore, il santo stesso visitando ogni stalla, si intratteneva a dialogare con loro per apprendere della loro condizione. Se le bestie avevano di che lamentarsi e la stalla era sudicia, Sant’Antonio malediceva il padrone, in caso contrario lo benediceva. Rari erano i contadini che in questo periodo non davano alle bestie una doppia razione, detta “lu satollacciu”, di mangime.

Nelle nostre campagne i contadini conferivano a buoi e mucche i seguenti nomi:
Adua (retaggio guerra coloniale d’Africa);
Biondina;
Bunì;
Burattì;
Cimarè;
Fargó;
Faurì. Anche Faorì (perché mucca da lavoro);
Fiurindì;
Gibuti (retaggio guerra coloniale d’Africa);
Galantì;
Garbatì. Anche Gabbà;
Graziú (perché grazioso);
La Mora;
Maccalè (retaggio guerra coloniale d’Africa);
Magghjulì;
Majorà;
Marella;
Morena;
Moró. Anche Mòro (perché di mantello scuro);
Murittì. Anche Morettì (perché di mantello scuro);
‘Namorà;
Paladì;
Palomma;
Pumpusì;
Speranzì;
Stella;
Viangulì (perché biancolina).
Tra i tanti omaggi poetici al bue, ho scelto qualche riga di Giosuè Carducci:
“T’amo, o pio bove; e mite un sentimento
di vigore e di pace al cor m’infondi.
O che solenne come un monumento
tu guardi i campi liberi e fecondi
o che al giogo inchinandoti contento
l’agil opra de l’uom grave secondi…”.
Prima di concludere, qualche proverbio:
“Ara con i buoi e semina con le vacche”;
“Dai buoi vecchi imparano ad arare i giovani”;
“Il bue magro serve malamente da vivo, quello grasso serve da vivo e da morto”;
“Bue moro, merda d’oro”;
“Moje e buoi dei paesi tuoi”.

Per concludere davvero, due proverbi non proprio a favore del bue:
“Lu vò’ disse curnutu all’asinu”;
“Tira più un pilu de f… che un paru de vò'”.


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