Cementificio Sacci, il comitato:
“Lo studio Arpam non è valido,
gli enti chiedano indietro i soldi”
CASTELRAIMONDO - Il gruppo Salva Salute riferisce del parere dell'organismo Accredia, cui il governo italiano riconosce il potere di attestare le competenze per le certificazioni. "Lo studio svolto non rientra nelle tipologie delle prove accreditate"

Il cementificio Sacci
Bocciata l’ndagine ambientale sul cementificio Sacci di Castelraimondo. Almeno per l’Accredia, organismo di certificazione ambientale. A dirlo, in una nota, è il comitato Salva Salute di Castelraimondo . “Una breve premessa: nel marzo 2016, non appena si era diffusa la notizia dell’acquisto di Sacci da parte di Caltagirone, il presidente della Provincia Pettinari, convocava una conferenza stampa per la presentazione dei mirabolanti risultati dell’indagine ambientale realizzata dall’Arpam su incarico di vari enti pubblici (comuni di Castelraimondo, Gagliole, San Severino, provincia di Macerata e Comunità montana) per appurare le ricadute degli inquinanti prodotti dalla cementeria di Castelraimondo sull’area su cui insiste l’impianto” dice il comitato che ricorda le sollecitazioni fatte per avere lo studio ambientale, ricordando come sia stato escluso da ogni tavolo tecnico e decisionale. “Le complesse indagini risultavano estremamente costose e i vari enti interessati sborsavano la non trascurabile cifra di 60mila euro di soldi pubblici; inutile precisare che, secondo l’Arpam, la nostra è una terra che non presenta tracce di inquinamento – prosegue Salva Salute – mentre i vari enti interessati si affrettavano a sbandierare i mirabolanti risultati dell’indagine, il comitato ha avuto fin da subito una posizione estremamente critica, segnalando evidenti pecche nella realizzazione dello studio, i cui risultati venivano sottoposti all’esame della Consulenze ambientali spa, la quale ne decretava l’assoluta inattendibilità. Il comitato, pertanto, sollecitava gli enti che avevano sborsato tutti quei soldi, a chiederne la restituzione all’Arpam, cosa che, chiaramente, non avveniva; i soldi erano pubblici, mica hanno pagato di tasca loro”. Il Comitato ha inviato i risultati dell’indagine ad Accredia, per valutare l’attendibilità dello studio ambientale finanziato con fondi pubblici. “Accredia è l’unico ente cui il Governo italiano riconosce il potere di attestare che gli organismi di certificazione ed ispezione, i laboratori di prova, anche per la sicurezza alimentare, e quelli di taratura, abbiano le competenze per valutare la conformità dei prodotti, dei processi e dei sistemi agli standard di riferimento. Accredia opera sotto la vigilanza del ministero dello Sviluppo economico e svolge un servizio di pubblica autorità, in quanto l’accreditamento è un servizio svolto nell’interesse pubblico”, proseguono i componenti del Comitato, ricordando come Accredia certifichi l’attività dell’Arpam. “Ebbene, con una nota del 25 luglio 2017, Accredia ci fa sapere che tutti gli esami compiuti dall’Arpam ‘non rientrano nella tipologia di prove accreditate… ad eccezione della prova Benzo (a) pirene… su matrice aria ambiente’ – scrive il comitato -. Per l’unico esame per il quale l’Arpam risulta certificata, Accredia ci fa sapere che l’indagine è stata condotta in maniera del tutto erronea. Si sottolinea che il Benzo (a) pirene è una sostanza estremamente cancerogena”. Il comitato punta il dito contro lo studio Arpam: “L’indagine ambientale compiuta dall’Arpam sulle ricadute degli inquinanti prodotti dalla cementeria Sacci di Castelraimondo è una vera e propria bufala, dopo la conferma della Consulenze Ambientali spa trova ulteriore conferma anche da parte di Accredia, l’ente certificatore designato dal governo Italiano che tra gli altri, certifica anche l’attività dell’Arpam – scrive il gruppo – alla luce di questa ulteriore gravissima attestazione, il Comitato sollecita tutti gli enti che hanno contribuito al pagamento dei 60mila euro corrisposti all’Arpam per il compimento di questa scadente indagine, al recupero dei soldi pubblici sborsati”.