“Non a voce sola”
con Di Pietrantonio e L’Arminuta
SAN SEVERINO - Mercoledì 26 luglio alle 21,.15 la rassegna fa tappa al cortile di palazzo Gentili: presentazione del libro della scrittrice abruzzese

Donatella Di Pietrantonio
Sarà San Severino nella splendida cornice del cortile di palazzo Gentili, mercoledì alle 21,15 ad accogliere il quinto appuntamento della rassegna di poesia, filosofia, narrativa, arte e musica al femminile “Non a voce sola”. L’ospite talentuosa e raffinata di questa tappa sarà la scrittrice Donatella di Pietrantonio che presenterà la sua ultima e magistrale opera narrativa titolata l’Arminuta. Nata nel 1963 ad Arsita, in provincia di Teramo, la Di Pietrantonio ha studiato odontoiatria all’Università dell’Aquila. Laureatasi nel 1986, risiede a Penne, in provincia di Pescara, dove esercita la professione di dentista pediatrico. “Non potevamo non attraversare San Severino nella nostra lunga peregrinatio marchigiana – ha commentato Oriana Salvucci, direttrice della rassegna -. Abbiamo voluto, quest’anno, fare tappa nei comuni colpiti dal sisma, lo sentivamo con l’urgenza di una necessità. Un gesto fra fratelli e sorelle di destino. I marchigiani non hanno labbra, come diceva Dolores Prato, ma l’atteggiamento e i gesti sono quelli di un popolo che non si arrende, di un popolo in cammino. L’ospite della serata non poteva che essere Donatella di Pietrantonio, abruzzese di Arsita, piccolo paese dell’entroterra. Questa piccola donna ha saputo donarci un capolavoro. L’Arminuta è un’opera che indaga territori mai esplorati come la relazione di sorellanza, il rapporto madre-figlia, il materno, questo terreno ambiguo che ho sentito innumerevoli volte narrare dagli uomini, ma poco dalle donne. Finalmente una voce di donna che parla di un viaggio di iniziazione e formazione al femminile, una bambina, poi ragazza, che riesce a trovare la misura di sé attraverso la sua esperienza e la sua storia e intessendo relazioni significative con le sue simili o i suoi coetanei. Un romanzo che parla di identità, di terra e di origine visti attraverso un passaggio quello dall’infanzia alla adolescenza, ma anche di miseria, di fatica, di bisogno e privazione ad indicarci che l’essere umano può essere veramente libero solo quando non è schiacciato dall’urgenza del bisogno. Ringrazio il Comune e l’assessore Francesco Rapaccioni per l’accoglienza entusiasta e appassionata.”