I 60 anni della trattoria “Da Ezio”,
una storia maceratese
diventata meta turistica

MACERATA - Mirella Lambertucci gestisce l'attività, ma aveva iniziato facendo le pulizie. Ai tavoli si sono seduti dai più conosciuti personaggi che sono stati in visita in città ai più poveri. E c'è anche chi aveva avuto pasti gratis quando studiava all'università e diventato ricco ha voluto sdebitarsi. Per festeggiare realizzato impasto con 100 uova
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Mirella Lambertucci

 

di Gabriele Censi

Un compleanno da festeggiare in intimità con i clienti più affezionati. Quello della trattoria Da Ezio in via Crescimbeni a Macerata, gestito da Mirella Lambertucci, all’anagrafe Armida, e dalla sua famiglia, il marito Giovanni e il figlio Marco: sessanta anni di attività. La prima curiosità da soddisfare è proprio sul suo nome: “L’ho scelto io per distinguermi da altre tre che come me si chiamavano Armida e stavano al convento di Urbisaglia dove sono nata, ci confondevano e così sono diventata Mirella”. Da Ezio Natali, il fondatore dello storico locale maceratese (riconosciuto anche con certificazione regionale) Mirella è arrivata a 18 anni nel 1966 prima a fare le pulizie e poi in cucina dove ha imparato dalla moglie del titolare, Meri. Il 1957 è anno dell’apertura nell’attuale sede ma già dal 1953 Ezio faceva pasti per gli avventori pochi metri più avanti. La trattoria Crescimbeni, come si chiamava allora, viene poi intitolata al fondatore dopo la sua morte nel 1996.

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Mirella con le candeline sopra un impasto di cento uova

Una storia legata alla città e anche ai tanti visitatori di fuori che mettono tra le mete turistiche da visitare anche questo luogo caratteristico di un fare antico. Un luogo familiare per poveri e ricchi, tutti uniti dalla passione per la pasta all’uovo stesa a mano dalla maestria di Mirella che accompagna sempre con il buon umore le sue pietanze. Tanti gli aneddoti in questi decenni, alcuni già svelati come le trasferte legate all’opera. L’ex direttore artistico Pier Luigi Pizzi volle tutto lo staff in cucina nella sua bellissima casa per una grande festa alla prima alla Fenice. Francesco Micheli ha assaggiato i vincisgrassi a Milano per la presentazione della stagione dello scorso anno: “Adesso deve imparare a farli lui e deve rimanere a Macerata” dice Mirella. Dal 1998 sempre in ricordo di Ezio ogni anno la vigilia di Natale è una festa con il pranzo gratuito per i poveri e i soli. Solo il terremoto quest’anno li ha fermati ma lei non si perde d’animo: “Tiriamo avanti finchè c’è la salute”. Poi lancia una frecciatina di stimolo al figlio Marco: “Quando muoio io va tutto per aria”. In realtà la sua speranza è altra: “Sa fare tutto ma finchè c’è la mamma…”.

mirella-1-325x217Gli artisti dell’opera, quelli di Musicultura, personaggi famosi e umili, il locale è un crocevia anche internazionale tanto che un giovane scrittore americano sta lavorando ad un testo dedicato alla sua animatrice e icona della trattoria. E tra gli aneddoti inseriti forse ci sarà anche quello che risale a 4 o 5 anni fa: “Vennero quattro greci a pranzo. mangiarono in abbondanza e al momento di pagare lasciarono 50 euro di mancia, gli dicemmo che da noi non era usuale e non volevamo accettare ma uno di loro insistette molto e li prendemmo. Poi a cena si ripresentano e la cosa si ripete,  dopo il lauto pasto stavolta lasciano 100 euro e lui insiste molto finché non accettiamo. Quando però l’indomani al momento di pagare un conto di 70 euro vogliono lasciarne 200 di mancia, chiediamo increduli spiegazioni e il mistero viene svelato: il benefattore era in realtà un povero studente greco che mangiò spesso gratis, oltre 20 anni prima, ed oggi diventato avvocato e legale rappresentante della Barilla in Grecia voleva sdebitarsi”. Una storia che ritrae perfettamente lo spirito di accoglienza prima di Ezio Natali e poi di Mirella e della sua famiglia. Oggi sono sfollati per il terremoto, ma quel po’ di stanchezza che si avverte nel suo viso non le fa perdere il sorriso e la battuta. Per le ragazze (e allo stesso modo per i ragazzi) l’augurio è sempre lo stesso: “Fate l’amore” (in realtà i termini che usa sono più coloriti e intuibili per chi è stato già in via Crescimbeni al numero 65). Auguri.



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