Addio a Lucio Felici,
insigne studioso di Leopardi
IL RICORDO - L'ex presidente del comitato scientifico è stato uno dei più profondi conoscitori del poeta. Nel luglio del 2015 lasciò il cda del Centro Studi
di Donatella Donati
La scomparsa di Lucio Felici. Se ne è andato con lui uno dei più attenti e profondi conoscitori di Giacomo Leopardi. Nel luglio del 2015 lasciò il cda dell’ente (leggi l’articolo). Tra le opere da lui dedicate al poeta e al filosofo mi piace ricordare soprattutto i due volumi economici della Newton Compton (nel 1997), in cui sono raccolti tutti gli scritti leopardiani, con una scelta delle lettere, accuratamente ordinati e commentati, collocati nel tempo della loro scrittura e forniti di utili informazioni. Sono questi due volumi l’aiuto principale di cui si servono gli studiosi per cercare, attraverso le parole, il pensiero leopardiano. Uno dei due volumi è dedicato allo Zibaldone, con un indice di tutte le voci più importanti e della loro collocazione, una specie di vocabolario delle parole leopardiane per la cui formulazione egli ha avuto come collaboratori due giovani studiosi, Marco Dondero e Wanda Marra.
Nato a Roma, ha frequentato la Sapienza, più meno nei miei stessi anni, e spesso rievocavamo i nostri professori, tra i quali ce n’erano alcuni molto famosi, come Natalino Sapegno, Ettore Paratore e Lionello Venturi. Erano professori particolarmente colti e preparati, che esigevano molto dagli studenti e non si contentavano di dispense e appunti ma volevano letture dirette di libri e commenti seri. In particolare Paratore, prima di dare un voto positivo nei compiti scritti in latino obbligatori faceva passare due o tre prove e noi due eravamo stati tra i fortunati o i bravi che di colpo avevamo passato la prova con un tema in latino molto difficile “Quibus locis Dantes Vergilium imitatus sit”.
Lucio ha lavorato molti anni nell’editoria, soprattutto per Garzanti e infine per Giunti e Newton Compton. Le sue competenze gli avevano fatto avere negli ultimi anni incarichi universitari e sempre si ricorreva a lui per consulenze. Con il bel carattere, arguto e giovanile, amava anche i poeti in dialetto romano e ne aveva curato delle pubblicazioni, non disdegnando né Pascarella né Trilussa e affiancando il Belli ai grandi poeti di lingua italiana. Certe sue invenzioni spiritose, tra cui il ‘citatismo’ a proposito di Pietro Citati, arricchivano il suo discorso e piacevano nella conversazione generale. Inutile parlare dei premi ricevuti, dei quali poi non faceva gran conto, utilissimo invece ricordare il suo costante impegno, onesto e rigoroso, anche come presidente del comitato scientifico del Centro nazionale di studi leopardiani.

Ciao Lucio R. I. P. ! ! LE MIE PIÙ SENTITE CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA! ! ! !