Attenzione alla violenza
che si fa strada fra i giovani

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Pure il “vandalismo” è violento e la nostra “pacifica” Macerata non se ne salva

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di Giancarlo Liuti

Da qualche tempo anche nella tranquilla e devota città di Macerata sembra diffondersi – non tanto, ma più che in passato – un’inclinazione a commettere quei reati che pur non essendo gravissimi – si pensi al dilagare del vandalismo – sono comunque motivati dal gusto per la violenza fisica sulle cose, sugli animali e indirettamente sulle persone. Nella zona di via Marchetti, ad esempio, accade di trovare cani e gatti uccisi con polpette avvelenate. E vien da pensare a qualcosa di misteriosamente diabolico che spinge alcuni di noi a non veder di buon occhio la vita, quella degli animali ma pure quella della vegetazione – non è anch’essa vita? – e lo si è appreso dalle scorse devastazioni del Parco di Fontescodella e, proprio in questi giorni, dall’abbattimento, tramite motosega, di un olmo secolare vicino all’ingresso dell’Abbadia di Fiastra (leggi).

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L’olmo secolare abbattuto all’Abbadia di Fiastra

Di sicuro, comunque, c’è gente che non apprezza la vita. E, impressiona dirlo, è gente molto giovane, poco più o poco meno che ragazzi. Da noi pochi casi, d’accordo, e non da tragedia. Altrove, invece, col moltiplicarsi delle cosiddette “baby gang”, moltissimi e atroci, in una lunga serie di stupri, torture, sevizie e finanche omicidi. Ripeto: non si apprezza la vita. Tutta la vita, pure quella degli animali e quella degli alberi, dei fiori, della vegetazione nelle campagne, nelle città e lungo i viali. Non si spiegherebbe altrimenti, ripeto, l’abbattimento, per puro vandalismo, dell’olmo all’Abbadia di Fiastra. A chi poteva dar fastidio quell’’albero?
Ma è semplice vandalismo, dirà qualcuno, e non bisogna allarmarsene troppo. Ebbene, pure il vandalismo è violenza. Questa parola viene dai Vandali, una popolazione “barbarica” dell’oriente germanico che milleseicento anni fa giunse in Italia distinguendosi per la cieca violenza con cui saccheggiò fino a distruggerle città dell’ex impero romano. Nel 455 furono i Vandali, infatti, gli autori, dello spaventoso “sacco di Roma”. Ma lasciamo stare il lontano passato. Oggi, certamente con meno clamore, il vandalismo – insisto: la violenza del vandalismo – è diventata una costante quotidiana di ogni città. E Macerata non si salva.
Panchine divelte, corrimano abbattuti, sottopassaggi ridotti a scarichi di liquami, enormi e orribili scritte sui muri con la vernice fresca che continua a colare. Vandalismo, ripeto ancora, cioè violenza. E violenza quasi sempre giovanile, forse derivante – ma questo è un altro discorso – anche dalla mancanza di prospettive che, non per colpa loro, grava sul futuro dei nostri ragazzi. Ciò, tuttavia, non giustifica il vandalismo e non è certo un’attenuante il fatto che esso sia in qualche modo frutto dello stordimento delle “movide” e delle sostanze che essi mandano giù. Sto esagerando? Può darsi, da vecchio decrepito. Ma che il fenomeno ci sia sarebbe assurdo negarlo. E insisto sulla parola “violenza”, che comunque la s’interpreti non va d’accordo – e, anzi, vi si oppone – con altre parole cui tutti, giovani compresi, dovremmo tenere moltissimo: società, rispetto dell’ambiente, vivere insieme.


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