Il sottopassaggio si rifà il look
MACERATA - Inaugurato questa mattina il tunnel pedonale sotto viale Trieste cui l'artista Bridget Hao ha dato una nuova veste con pitture e stencil che raffigurano le bellezze del capoluogo

Da sinistra Paola Taddei, Stefania Monteverde, Hao Hy e Alessandro Demma

Hao Hy
di Federica Nardi
(Foto di Lucrezia Benfatto)
Serviva lo sguardo di una giovane artista dagli occhi a mandorla per far tornare i maceratesi a usare il sottopassaggio di viale Trieste invece di arrischiarsi da un lato all’altro della strada tra corse e clacson. È Hao Hy, in arte Bridget Hao, anglo cinese e studentessa dell’Accademia di belle arti, a firmare la nuova veste del passaggio sotterraneo che collega il viale all’altezza di piaggia della Torre. Inaugurate oggi, le pitture e gli stencil di Bridget sono un esempio di “public art” e anche di come gli studenti fuori sede siano in grado di leggere la città trovando soluzioni per renderla più gradevole e funzionale. “Avevo notato – dice Bridget – che tante persone attraversavano la strada invece di usare il sottopassaggio che quindi non svolgeva più la sua funzione. Così mi è venuta l’idea di renderlo più bello”. Il progetto è nato come tesi di laurea triennale, è stato realizzato in una ventina di giorni (si è prolungato anche a causa delle pause forzate dovute al terremoto), e ha restituito freschezza alle pareti del sottopassaggio prima ricoperte di scritte.
Pareti che da oggi invece mostrano angoli della città impressi negli occhi e nei cuori di tutti coloro che la vivono quotidianamente: la visuale della torre dell’orologio da piaggia della Torre, gli archi dello sferisterio, i tetti e le cupole del centro storico. Tutto su uno sfondo giallo realizzato sempre da Bridget che ha passato quattro mani di colore prima di concentrarsi sulle architetture. A seguire la giovane nel progetto il suo relatore, il docente dell’Abamc Alessandro Demma. Anche lui al taglio del nastro di questa mattina insieme alla direttrice dell’Accademia Paola Taddei e al vicesindaco Stefania Monteverde. “L’idea – dice Monteverde – è continuare con questo modello partecipativo. Il Comune ha messo a disposizione le risorse ma il progetto nasce dalla visione di qualcuno che vive la città. È anche un modo per arginare il degrado. Sono convinta che dove c’è un’opera d’arte le persone ne avranno cura e rispetto”. Anche Taddei ha dedicato una riflessione alla public art e alla pittura ambientale, dicendosi “felice che Bridget abbia scelto di dare questa forma alla sua tesi”.
Quello del sottopassaggio di viale Trieste è solo l’ultimo di una serie di interventi voluti dal Comune per abbellire luoghi della città. Tra gli altri c’è stata la riqualificazione del passaggio pedonale di via Garibaldi con il progetto “Gates no frontiers” di Morden Gore, il murales in via Mugnoz per il 50esimo anniversario del Macerata opera festival, sempre dell’artista maceratese che ha realizzato anche le “Api giganti” sui muri della Terrazza dei popoli ai giardini Diaz.

Hao Hy e Alessandro Demma



Finalnente una cosa originale e bella.Complimenti all’autrice e all’Accademia delle belle Arti. Bravi veramente
Le api giganti non sono di Gore
Molto belle queste pitture! Complimenti all’autrice e a chi ha consentito questa iniziativa.
Belle. Non come certi cazzotti negli occhi che si vedono in giro.
È un vero piacere per gli occhi e un bel biglietto da visita per il centro storico, se non fosse che qualche barbaro ignorante e idiota ha già provveduto a imbrattarlo….
molto bello, ora facciamo in modo che i pedoni invece di attraversare la strada, creando pericolo, usino questi sottopassaggi, in particolare vicino ai cancelli.
Io non li trovo belli, quanto trovo piuttosto banale riprodurre ” sotto” un pari svolgimento del tema che sta in superficie. Manca l’elaborazione del messaggio. Dunque manca l’arte al di là della bravura tecnica e della ritrovata pulizia alle pareti del sottopasso in questione. Per me, hè!Però, come diceva Qualcuno: ” Così è se vi pare”.
Cazzotti negli occhi non lo sono di sicuro, avrei piuttosto timore che passandoci più volte davanti si rischi di cadere in un dolcissimo torpore.
Certo è che se Dio (modo di dire ), mi darà la forza di spaccare le ossa ai miei nemici( modo di dire, ma non troppo ),quando, diventerò un vecchio ( lo sono già ) barbone ( mi sto allenando ), e finalmente potrò ritirarmi dagli affanni della vita, bevendo e cantando in silenzio, oppure a squarciagola, libero finalmente di pisciarmi addosso e di cagare dove mi pare cercando di evitare il più possibile tutori dell’ordine,della giustizia e dell’ipocrisia, la notte, quando stanco ed ubriaco, dopo aver girovagato per la città mi troverò un posto dove stendere il mio letto di cartone, mi piacerebbe farlo davanti a tenui disegni, felice di passare da un dolce torpore a un sonno profondo e senza sogni o meglio senza incubi.
C’è da temere seriamente l’imbrattamento da parte dei writers. E’ solo questione di tempo. Ci vorrebbe la videosorveglianza.
per la parte della popolazione più fragile (anziani, invalidi, ansiosi astenici) può sembrare più pericoloso affrontare un sottopassaggio con quei gradini in discesa e in salita e la possibilità di incontri sgradevoli che attraversare la carreggiata di un rettilineo a senso unico… è l’esistenza di quel sottopassaggio che è assurdina e che dovrebbe ispirare forme d’arte più ironiche e critiche e irriverenti di stereotipate oleografie.
Micucci, vengo anch’io! Posso portare l’armonica a bocca?
Certo Giorgi. Ci sarà da divertirsi.