Novecento perde l’atelier
ma non la creatività:
“Dal dolore forza per salvare il mondo”
POLLENZA - L'artista Silvano Mazzarantani, che vive nel seminterrato di un centro commerciale semi abbandonato, ha perso il suo spazio espositivo. Sarà trasformato in un magazzino per fallimenti. Il consigliere e critico d'arte David Miliozzi ha voluto conoscere la sua affascinante storia: "Tutto quello che vedo nei suoi lavori è vissuto, sofferto e gioioso"

Novecento nel suo studio

Novecento
di Marco Ribechi
Il suo laboratorio è stato convertito in deposito per fallimenti ma la sua arte non si interrompe. Silvano Mazzarantani, in arte Novecento, l’artista bambino che vive nei sotterrani di un centro commerciale semi abbandonato a Pollenza (leggi l’articolo) ha perso gran parte del suo spazio creativo ma non il desiderio di raccontare con visioni fantastiche il suo mondo incantato. Al seminterrato del centro Isabella Materassi a Casette Verdini aveva allestito il suo atelier animando gli spazi grigiamente vuoti con dipinti, sculture, materiali di riuso trasformati nei più disparati oggetti fatati. Oggi di quello spazio gli restano solamente pochi metri quadrati dove però continua incessante la propria ricerca artistica eseguita su qualsiasi materiale che stimoli la sua immaginazione.

Lo studio dell’artista
Appare stanco e triste Novecento, amareggiato per aver perduto molte delle sue opere che racchiudevano storie segrete non facilmente comprensibili ad animi poco avvezzi alla fantasia. Nonostante questo però la sua passione non si arresta, anzi, come lui stesso afferma «E’ nei momenti di dolore che nasce il genio creativo per salvare il mondo». Sembra quasi un’ironia della sorte la sua situazione. Nello scheletro di un centro commerciale avviato al fallimento, simbolo di consumismo sfrenato e di omologazione, la sua arte aveva trovato un porto quieto, un luogo da abbellire e far vivere di nuovo. Qui il grido rivoluzionario della sua creatività aveva forse incontrato il terreno più fertile per denunciare l’assoluta necessità di fantasia, immaginazione e colore. Oggi però le parti si sono di nuovo invertite e le merci hanno ripreso il terreno, relegando in un angolo l’artista. Novecento però non si arrende trasformando di nuovo questo dolore in creazione. L’incontro inevitabile questa volta è stato con il consigliere comunale di Macerata David Miliozzi, romanziere e critico d’arte, che ha voluto raccontare le sue impressioni dopo aver fatto la conoscenza di questo straordinario personaggio.

Il consigliere David Miliozzi con Novecento
di David Miliozzi
«Il giorno della grande scossa Novecento stava dipingendo nel suo studio. I vetri hanno cominciato a vibrare, le mensole a sbattere, ma lui, imperterrito, ha continuato a dipingere. Perché non sei scappato?, gli ho chiesto. “Perché non ho paura di morire, sono già morto e rinato più di una volta e so che il destino ha già deciso per ognuno di noi, è inutile scappare, sia se è arrivata la nostra ora, stessa cosa se non è ancora il tuo momento”. Tutto è autobiografico in Novecento, l’iconografia dei suoi lavori, i materiali, le storie raccontate. Tutto quello che vedo nei suoi lavori è spudoratamente vissuto in prima persona, sofferto e gioioso, come lo spazio in cui vive. Una cucina, un letto, uno studio che non sono più i 3mila metri quadri di un tempo, lì ci sarà un magazzino dei fallimenti, come quelli che qualsiasi uomo deve aver vissuto per crescere. In un’ora mi ha raccontato con candore molte cose della sua vita, i suoi amori, i suoi dolori, la sua decisione di lasciare tutto per fare l’artista.

Alcune delle donne di Novecento
“Non sopporto i pittori della domenica”, mi ha confidato Novecento che ha scelto la strada più difficile, ma l’unica possibile per essere artista. Rinunciare a qualsiasi compromesso e lavorare 24 ore al giorno. “Certo i risultati sono questi”, mi ha detto mettendosi una mano in tasca e mostrandomi il palmo dove erano adagiate poche monetine. “Oggi mi è rimasto un euro”, ha sorriso con dignità, la vera dignità, quella che nessuno può comprare. Novecento riesce comunque ad andare avanti con la sua ricerca, i colori glieli regalano, i supporti li trova per strada, lo studio di cui è ospite gli fa da casa. Le mani, le farfalle, le donne, soprattutto le donne, sono la sua ispirazione. Novecento ama le donne, anche se un po’ lo inquietano, indossano maschere che alla lunga diventano volti. Maschere che coprono gli occhi, rendendole sfuggenti e irresistibili, come le alterità.

Novecento mentre fa uno schizzo di una vecchia opera
Novecento vive sotto un centro commerciale dismesso, in un’affascinante e poetica contraddizione che vede un uomo libero che ha mollato il suo lavoro di antiquario e la sua città d’origine per dedicarsi all’unica cosa che gli interessa e creare opere nuove che fanno andare avanti il mondo. Qua sopra, a pochi metri dalla sua testa, i resti di un mondo che non esiste più, decine di migliaia di metri quadri espositivi abbandonati, il tempio del consumismo ferito, consumato da fameliche aspettative di ricchezza ridotte in vuote solitudini e là sotto una solitudine che straborda vita. La purezza di Novecento ti sbatte in faccia il senso delle cose, le sue visioni ci insegnano che la libertà espressiva è un dono, non un traguardo. Nella sua Opera qualsiasi mezzo, qualsiasi oggetto è funzionale all’espressione artistica, tutto è recupero e ricostruzione, la forma è il mezzo per raccontare una storia, conta solo la passione, il desiderio, il contenuto. Alla fine del nostro incontro mi ha regalato un quadro, una farfalla che vola sopra la tela trasformando il supporto in cielo; l’ho preso, mi è piaciuto, volevo pagarglielo, soprattutto pensando al palmo della sua mano,ma lui mi ha fatto capire che i soldi non li voleva, perché in certi momenti i soldi non servono, i soldi comprano tutto tranne le cose importanti».
Attualmente Novecento sta lavorando alla creazione di piccole sculture sospese che vogliono ricordale la precaietà e l’effetto del terremoto. Per entrare in contatto con Novecento, conoscerlo, vedere le sue opere si può far riferimento alla pagina facebook dell’artista.

Una delle sculture sospese














Novecento e Miliozzi