Pd, appello di Mucci: “La scissione
sarebbe un suicidio politico”
Il segretario del Pd di Urbisaglia richiama all'unità in vista dell'assemblea del partito di domani: "Siamo l’unica forza politica italiana in grado di far argine contro i populismi e le destre"
La brutta aria che tira nel Pd arriva fino alla periferia dove i militanti invocano una soluzione che non porti alla scissione. All’appello lanciato dal segretario regionale Francesco Comi e cofirmato dal governatore Luca Ceriscioli segue quello del segretario del circolo di Urbisaglia Domenico Mucci che invita a comporre le parti e uscire dalla crisi aperta nel direttivo “dei lunghi coltelli”. “Faccio un appello accorato a tutti coloro che vogliono bene al Partito Democratico perché si eviti ad ogni costo la scissione – scrive Mucci – che sarebbe un suicidio politico e una sconfitta per tutte le componenti del Pd. Siamo in un periodo storico nazionale e internazionale drammatico e di tutto c’è bisogno meno che dividere l’unica forza politica italiana in grado di far argine contro i populismi e le destre. All’interno di un partito veramente democratico c’è bisogno di unità e pluralità di opinioni, di dibattito aperto, anche aspro, dove si deve parlare più di idee e programmi e meno di persone e di destini personali. Dopo la sconfitta referendaria occorre fare autocritica, ripensare le politiche di governo, riaggiustare il tiro. Occorre una forte scossa di politica economica e sociale per dare risposte celeri alle sofferenze sociali diffuse, soprattutto ai giovani, al Mezzogiorno e ai nuovi poveri, compreso il ceto medio, con politiche attive del lavoro, con maggiore attenzione alle politiche ambientali e agli investimenti produttivi finalizzati a nuova occupazione. Occorre una lotta dura contro tutti i corporativismi e tutte le caste, contro la burocrazia, che è sempre all’opera, a tutti i livelli, come abbiamo visto anche con il drammatico terremoto che ha colpito i nostri territori”. Un esame di coscienza che riguarda anche il Pd provinciale: “Occorre un partito, anche a livello locale, meno autoreferenziale e più inclusivo, senza personalismi esasperati. Più dialogante all’esterno, con i movimenti, a partire da quello di Pisapia, con le liste civiche e le forze sociali, senza assecondare tutte le istanze, ma con un’apertura all’innovazione e alla ricerca di nuove alleanze e forme di partecipazione. Tutto questo si può fare solo con un congresso aperto e partecipato, che si confronti più sui programmi e meno sui candidati, che rappresentano quelle idee. Mi rendo conto che sono tutte petizioni di principio, ma se non partiamo dalle basi non andremo da nessuna parte”.

Davvero non osiamo pensare a cosa sarebbe il mondo dopo la scissione del Pd, intanto però abbiamo fatto la spesa grossa per prepararci ad un eventuale day after.
Quello è già avvenuto, diverse volte.