Crollo del prezzo del grano,
Coldiretti: “Serve origine certificata”
ALLARME - Meno 10 percento per gli agricoltori marchigiani, a rischio 10mila ettari coltivati. Il problema principale è l'importazione estera utilizzata per fare pasta venduta come italiana

La protesta a Roma a luglio
“Speculazioni e concorrenza sleale”, dice il presidente regionale Coldiretti Tommaso Di Sante, hanno fatto crollare i prezzi pagati agli agricoltori delle Marche del 10 percento e con loro le semine di grano duro. Secondo Coldiretti serve al più presto l’etichettatura di origine obbligatoria. Altrimenti rischiano di scomparire oltre 10mila ettari coltivati che peseranno sulla produzione di vera pasta italiana del 2017 e anche sull’economia, l’ambiente e il lavoro delle aree interne delle Marche che a oggi è il terzo produttore nazionale. “Una situazione drammatica”, dice Di Sante. Il crollo dei prezzi è “effetto della concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi utilizzato per fare pasta venduta come italiana – dice Di Sante – con una perdita netta di 70 milioni di euro per gli agricoltori marchigiani”. Una fetta enorme di economia regionale con 25mila aziende agricole e 112mila ettari che rappresentano il 12 percento della superficie del territorio. Il fenomeno, denuncia la Coldiretti che con i produttori aveva già manifestato a luglio a Roma (leggi l’articolo), rischia peraltro di essere ulteriormente favorito dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (comprehensive economic and trade agreement) con il Canada che rappresenta il primo esportatore di grano duro in Italia. Contro l’accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale rischia di scatenarsi una nuova guerra del grano. Da qui la necessità, secondo Coldiretti, di accelerare sul percorso di ratifica ed entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta. Lo schema di decreto, frutto della battaglia del grano lanciata da Coldiretti e condiviso dai ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda, è stato inviato alla Commissione europea a Bruxelles.