Infrastrutture, Cisl spinge:
«Per le Marche di domani
servono scelte coraggiose»
LAVORI - Il segretario generale regionale Marco Ferracuti all’incontro "Connettiamo le Marche": «Chiediamo un protocollo sulla sicurezza e la legalità negli appalti pubblici e un tavolo permanente con le parti sociali»

L’incontro Cisl
«Le Marche hanno bisogno di cambiare passo, con scelte coraggiose e una visione di medio e lungo periodo» è l’invito fatto questa pomeriggio ad Ancona dal segretario generale di Cisl Marche Marco Ferracuti nel corso dell’incontro “Connettiamo le Marche per lo sviluppo di domani” promosso da Cisl Marche e Filca Cisl Marche.
Connessioni legate ad infrastrutture, lavoro, contrattazione e legalità e sviluppate con gli interventi di Ugo Berardi, responsabile delle risorse umane del consorzio stabile Eteria, di Simonetta Di Biase, dirigente Ispettorato del lavoro di Ancona, di Guido Castelli, commissario della ricostruzione postsisma, di Francesco Baldelli, assessore regionale alle infrastrutture e di Marco Ferracuti, segretario generale di Cisl Marche. Apertura dei lavori firmata dal segretario generale Filca Cisl Marche Jacopo Lasca e conclusione di Ottavio De Luca, segretario generale Filca Cisl nazionale.

La prima riflessione di Jacopo Lasca: «Le infrastrutture sono una leva decisiva per rilanciare le Marche, collegare costa e aree interne e creare occupazione. Ma la qualità delle opere deve andare di pari passo con la sicurezza e la dignità del lavoro. Chiediamo alla Regione un protocollo sulla sicurezza e la legalità negli appalti pubblici e un tavolo permanente con le parti sociali, operativo già prima dell’aggiudicazione delle gare, per monitorare i cantieri, affrontare ritardi e sospensioni e garantire la corretta applicazione dei contratti. Formazione, valorizzazione della bilateralità e diffusione del badge di cantiere sono strumenti concreti per contrastare il lavoro irregolare e tutelare le imprese che rispettano le regole. Come Filca Marche vorremmo iniziare un percorso fatto non solo di elaborazioni di strategie condivise ma anche per individuare azioni e impegni concreti capaci di rilanciare il piano infrastrutturale della Regione coniugandolo con un lavoro di qualità e, quindi, sicuro e dignitoso».
L’analisi di Guido Castelli: «Il valore aggiunto derivante dalla ricostruzione per le Marche è del 3% come rileva Bankitalia. La bilateralità è ciò che ha reso possibile la convergenza del possibile e del desiderabile, un esempio è il badge di cantiere. Il rischio di infiltrazioni mafiose è allontanato da questa presenza, le interdittive antimafia fatte in questi anni dicono che il sistema funziona. Vogliamo proseguire su questa strada».

La posizione di Francesco Baldelli: «L’impulso che in Regione abbiamo dato ai lavori è quello della celerità e del rispetto della legalità con trasparenza e responsabilità sociale. Stiamo trasformando le infrastrutture delle Marche con miliardi di investimenti, una mole incredibile di risorse che il Governo ci ha garantito: un lavoro che facciamo insieme alle istituzioni e alle forze sociali. Massima disponibilità della Regione Marche all’ascolto e al confronto per centrare quel patto del buon lavoro che è fondamentale».
Le indicazioni di Marco Ferracuti: «Servono infrastrutture capaci di collegare i territori e al contempo completare la ricostruzione e rigenerare i territori colpiti dal sisma. Opere necessarie per creare lavoro e sostenere lo sviluppo. Ora bisogna passare dai progetti ai cantieri e dai cantieri alle opere concluse, con tempi certi. Dobbiamo fare presto e fare bene: la rapidità nella realizzazione delle opere deve andare di pari passo con la sicurezza, la tutela dei diritti e il rispetto della legalità. La qualità delle opere passa dalla qualità del lavoro. Chiediamo di aggiornare il protocollo regionale sugli appalti, estendendolo a tutti i lavori pubblici, con controlli più frequenti, regole chiare sui subappalti e misure efficaci contro il dumping contrattuale e una cabina di regia condivisa con le parti sociali per monitorare l’applicazione del protocollo. Anche la ricostruzione deve essere accompagnata da un tavolo stabile con le parti sociali: ricostruire le abitazioni non basta, se mancano lavoro e servizi. Dobbiamo restituire un futuro alle comunità».
Il messaggio finale di Ottavio De Luca: «Il nostro obiettivo resta quello di garantire la qualità del lavoro nei cantieri, a partire dalla legalità e dalla sicurezza. Il badge unico di cantiere va proprio in questa direzione: uno strumento capace di rendere semplice e immediata la tracciabilità del lavoratore, dell’impresa per cui opera, della formazione svolta e degli adempimenti necessari, valorizzando anche il patrimonio di competenze e di informazioni del sistema bilaterale dell’edilizia. Oggi la sperimentazione, partita nel maggio scorso, è limitata ai cantieri pubblici e privati della ricostruzione post-sisma 2016, nelle 4 regioni interessate, vale a dire Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. La proposta che la Filca-Cisl rivolge al Governo è di estendere il badge di cantiere in tutta Italia, e chiediamo al commissario Guido Castelli di sostenerci in questa richiesta. Estendere il badge a tutti i cantieri italiani, infatti, vuol dire garantire la sicurezza, la legalità e la regolarità in edilizia, contro il lavoro nero e grigio e il dumping contrattuale, per il bene dei lavoratori, delle imprese sane e di tutto il settore».