Serge Latouche a San Severino:
“Basta con la guerra alla natura”

CULTURA - Mostra su Montale poeta e pittore, tra le iniziative collaterali l'incontro di ieri con il padre della decrescita felice

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Roberto Mancini, Serge Latouche e Daniele Salvi

Da ieri ha riaperto la mostra “Amare un’ombra, cinquanta anni dagli Xenia. Omaggio a Montale Poeta e Pittore”, ospitata presso palazzo Manuzzini, sede della pinacoteca civica, in via Salimbeni. Le iniziative collaterali all’evento sono ripartite con l’incontro con Serge Latouche, padre della decrescita felice, che ha dialogato sulle prospettive future con il professor Roberto Mancini dell’università di Macerata e Daniele Salvi, del consiglio regionale. “Serge Latouche avanza una prospettiva concreta, parla di crescita distruttiva perchè le risorse sono limitate – ha affermato Mancini – c’è l’egemonia di un governo transnazionale dei poteri finanziari, che scavalca le democrazie, Latouche ci restituisce la percezione del reale, non è utopista”.

latouche4Ha preso poi la parola lo stesso Latouche: “Bisogna smetterla di fare la guerra tutti contro tutti, la guerra alla natura, occorre rilocalizzare, pensare al riuso, al riciclo, redistribuire la logica della produzione, pensare ad una crescita illimitata è da pazzi o da economisti”. Inevitabile la riflessione di Latouche sulla crisi: “Negli ultimi anni abbiamo avuto la società dell’austerità, che crea disoccupazione, spendendo sempre meno soldi per l’istruzione, la salute e l’ambiente, c’è una terza via di pensiero, la decrescita, che innanzitutto è uno slogan, si crede alla crescita come un’idolatria, sembra blasfemo rimetterla in discussione”.

latouche1L’esponente della decrescita felice ha poi analizzato l’attuale società dei consumi: “Siamo intossicati dal trentennio d’oro del boom economico, in cui i vincitori sono stati gli operai, i padroni e lo Stato, che hanno tutti guadagnato di più, la società è stata fagocitata dall’economia della crescita. Ormai siamo in una società della crescita, senza crescita. La crescita è morta a metà degli anni Settanta e non riprenderà mai. Lo sviluppo sostenibile è un ossimoro che inganna. Dobbiamo partire dal cambiare i valori, decolonizzare l’immaginario collettivo dalla pubblicità, perseguendo la cooperazione, l’altruismo e l’armonia con la natura”. Ha concluso Latouche: “La disoccupazione è una strategia, il massimo dell’assurdità, molti non lavorano, gli altri lavorano come pazzi per guadagnare sempre meno”.

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