Conti: “L’amicizia con Dario Fo
nata in una camera di ospedale”

L'ex sindaco di Camerino ricorda il suo incontro con il premio Nobel durante un ricovero a Magenta: "Di fronte a me c’era un grande uomo di spettacolo. Non persi l’occasione di invitarlo nella nostra città"
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Dario Conti

Dario Conti

 

L’ex sindaco di Camerino Dario Conti ricorda il suo incontro e la sua conoscenza in una camera di ospedale con il compianto premio Nobel Dario Fo scomparso giovedì scorso all’età di 90 anni (leggi l’articolo):

“Dario Fo, un grande. Mi onoro di averlo conosciuto personalmente in un momento particolare della mia vita. Ci siamo conosciuti nel reparto urologico dell’ospedale di Magenta, nel marzo del 1991. Lui aveva la cameretta di fronte alla mia e nel periodo della sua degenza veniva spesso a trovarmi. Io disteso sul letto con tubi e tubicini e lui in poltrona in fondo al letto, con il suo grande e bonario sorriso pieno di vita. Con quel suo parlare mi procurava un forte sollievo. Conoscere Dario Fo e parlare personalmente con lui, che fin da bambino ho sempre ammirato dalle sue prime apparizioni alla “Tv dei ragazzi”, per me è stata una piacevole emozione.

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Il bozzetto con il giullare donato da Dario Fo a Dario Conti

Tra ricoverati nasce sempre un inconsapevole e grande senso di solidarietà e amicizia, che se non viene coltivata si perde nel tempo. Di fronte a me c’era un grande uomo di spettacolo. Non persi l’occasione di invitarlo a Camerino a salire sul palcoscenico del nostro teatro, da poco riaperto, dopo una chiusura durata oltre vent’anni. Subito mi chiese “quanti posti ha?” poco più di cinquecento risposi e lui di rimando “troppo pochi mi servono molti, molti di più”. In compenso fece dono a me e a Rosanna di due bozzetti raffiguranti un giullare, con dedica, tracciato su di un foglio di blocco notes, che tengo, gelosamente, nel mio studio. Un grande uomo di vita e di spettacolo, d’immensa umanità che ho visto sprigionarsi in lui  ogni qual volta mi veniva a trovare nella mia cameretta. Nel 2009, divenuto sindaco, gli scrissi per ricordargli questo nostro incontro invitandolo a Camerino. Molto gentilmente mi chiamò, ricordandosi di me e ringraziandomi dell’invito. Dispiace che alcuni politici, ma non la gente comune, non l’abbiano apprezzato, ed ora ne fanno ipocriti elogi. Forse dava fastidio per certi suoi spettacoli e sue idee. Lui non se ne curava più di tanto da grande uomo qual era, giullare, musicista e pittore, ma soprattutto da uomo libero e d’immensa cultura. Ha lasciato, in noi tutti, un segno di amore verso il bello. Il conferimento del premio Nobel nel 1997 per la letteratura, di cui tutta l’Italia va fiera, ne è una testimonianza”.



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