Sacci, speranze al lumicino
La Cgil: “Non si vedono spiragli”
CASTELRAIMONDO - Nessun accordo con la nuova proprietà Cementir per la ripresa dell'attività produttiva. Il 30 settembre termina la cassa integrazione per i 71 dipendenti, e dal primo ottobre scatta il licenziamento. I sindacati si appellano alla Regione, martedì due interrogazioni in consiglio di Francesco Micucci e Sandro Bisonni
di Gabriele Censi
Ancora nubi sul futuro dei lavoratori Sacci, 71 persone in cassa integrazione straordinaria che termina il 30 settembre. Lo spettro del licenziamento allarma lavoratori e rappresentanze sindacali riunitesi in assemblea martedì per illustrare lo stato di avanzamento di una trattativa che in realtà è ferma. “Non si vedono spiragli – dice Massimo De Luca della Cgil –, l’ultimo incontro del 22 agosto si è chiuso con un verbale di mancato accordo, successivamente l’azienda lo ha comunicato alla Regione che a questo punto ha in mano le sorti di un sito produttivo che la Cementir vorrebbe lasciare in stand by mandando a casa tutti”.
Il ministero dello Sviluppo Economico ha manifestato il suo pieno coinvolgimento e disponibilità a convocare uno specifico tavolo di lavoro tra le rappresentanze sindacali e quelle della nuova proprietà per garantire la piena tutela della occupazione nei siti produttivi interessati. Il consiglio regionale ha all’ordine del giorno dell’assemblea di martedì 13 settembre due interrogazioni presentate da Sandro Bisonni e Francesco Micucci. Il consigliere del gruppo misto Bisonni ricorda che la Regione il 21 luglio aveva chiesto al nuovo proprietario di chiarire se nei piani industriali è previsto il mantenimento dell’installazione per la produzione di cemento secondo gli standard tecnici europei imposti dalle Bat Conclusions di settore, oppure la dismissione, Bisonni chiede al presidente Ceriscioli quali sono gli sviluppi della vicenda e se la concertazione per evitare i licenziamenti è proseguita. Inoltre Bisonni chiede se la Regione intende o meno esprimere la propria contrarietà alla combustione di Css nel sito produttivo di Castelraimondo.
Il consigliere del Pd Micucci chiede di prendere “al più presto contatti con il gruppo Caltagirone proprietario della neonata Cementirsacci srl che ha acquistato (primo agosto) tutti i Cementifici Sacci spa compreso quello di Castelraimondo, di sollecitare il tavolo ministeriale e verificare le prospettive future in merito all’utilizzo dell’area. Le settimane che intercorrono fino al 30 settembre sono fondamentali per il futuro dei 71 lavoratori dell’unico cementificio della Regione Marche, collocato in una zona dell’entroterra maceratese già profondamente penalizzata dalla grave crisi economica degli ultimi anni. E’ necessario promuovere un coinvolgimento pieno delle rappresentanze sindacali e delle istituzioni, nazionali, regionali e locali, al fine di garantire la piena ed integrale tutela dell’occupazione nell’insediamento produttivo di Castelraimondo”.



Le attività produttive di quel territorio sono state distrutte in pochi anni dopo lente agonie e speranze disattese.
La vita economica e sociale di tante persone e’ stata stravolta mentre imprenditori e figuranti
si sono defilati verso nuovi orizzonti …..
Non si può chiudere un’Azienda cosi. Chiedo ai sindacati di far intervenire i Sindaci dei comuni del comprensorio: Castelraimondo, San Severino Marche, Matelica, Camerino e naturalmente Gagliole. Dando il loro parere favorevole, solo cosi lo stabilimento può dare garanzie di ripresa. Ivano Tacconi consigliere comunale Udc Macerata