La Lega Nord sbarca a Macerata:
l’avvocato Migliorelli è il coordinatore

Il partito si struttura nel capoluogo. Tra i temi centrali la questione dei migranti e la meritocrazia: "Vogliamo cambiare le cose"

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In piedi: l’avvocato Stefano Migliorelli

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Stefano Migliorelli

di Federica Nardi

(foto di Andrea Petinari)

È entrato nelle fila della Lega Nord poco più di un anno fa, poi il corso di perfezionamento politico a Milano e adesso il coordinamento di Macerata. Così si presenta oggi l’avvocato Stefano Migliorelli, pronto a prendere in mano il destino del partito nel capoluogo. Con lui il presidente regionale della Lega Nord Giordano Giampaoli, il segretario regionale Luca Rodolfo Paolini, e i leghisti Oriana Piccioni e Federico Tombesi. Fino a ieri il partito non aveva una vera e propria articolazione maceratese ma ora la Lega è pronta a organizzare l’ampio consenso raccolto nelle ultime elezioni regionali. Circa il 20 percento in molti Comuni con picchi che hanno raggiunto anche il 30 percento. «C’è un fermento – dice Migliorelli – dovuto a chi ha tenuto duro in questi anni. La Lega vuole che le cose cambino».

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Luca Rodolfo Paolini

Gli obiettivi primari, dice Migliorelli, sono «la lotta per un’accoglienza giusta agli extracomunitari e la meritocrazia, perché non accetteremo mai un salario minimo per chi non vuole fare niente». Sul primo fronte la Lega promette battaglia contro «il business» dei migranti. «Nessuno – dice Paolini – va a verificare la congruità della spesa di chi gestisce gli immigrati, i bilanci sono fumosi. Spesso a queste persone vengono dati pasti indegni, chi ci mangia sopra?». E sull’Hotel house, dove i leghisti sono stati ieri (leggi l’articolo): «C’è una ragazzina disabile che ogni volta viene portata a piedi per decine di piani. Scriveremo al prefetto, al questore e alla procura e anche a Renzi. Lo Stato è assente e le cooperative non si vedono. Viene da pensare che si muovano solo per interessi economici». Il fervore è tanto e si respira aria di scontro politico, soprattutto in vista delle elezioni provinciali del 28 agosto, dove «chi vota Lega – dice Paolini – cioè  due persone su dieci in provincia, non è rappresentato perché con questo sistema elettorale non abbiamo abbastanza firme dei consiglieri, gli unici che possono votare». E in vista anche del referendum costituzionale per cui la Lega si schiera apertamente sul fronte del no per una modifica voluta «dal regime di Renzi – dice Paolini –. Il governo punta al non voto per mandare i suoi a votare sì. La Costituzione si fa con le assemblee costituenti».

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Giordano Giampaoli

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Federico Tombesi

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Oriana Piccioni

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