Morgoni, l’autocritica post voto:
“Visti come vecchi,
chiusi e calcolatori”

POLITICA - Giudizio severo del senatore del Pd sui comportamenti del dopo amministrative: "Siamo percepiti come un partito di cinici e arrivisti. Occorre una battaglia interna, anche aspra, mantenendo però la capacità di sentirsi parte di un'unica comunità"
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mario morgoni

Il senatore Pd Mario Morgoni

 

E’ severa la valutazione del dopo amministrative del senatore Pd Mario Morgoni. Senza escludersi dai responsabili, il parlamentare usa il “noi” per l’ autocritica all’atteggiamento dei membri del partito rei, secondo Morgoni, di accuse interne e laceranti per l’apparato e per il rapporto con la cittadinanza. «Il risultato elettorale non è certo soddisfacente per il Pd in generale e se guardiamo le Marche e la provincia di Macerata esso è chiaramente negativo – scrive il senatore – La tendenza è sfruttare ogni occasione utile per colpire l’avversario interno piuttosto che a contribuire anche criticamente  ad individuare soluzioni alle criticità e ai problemi che siamo chiamati ad affrontare. Faremmo bene, ad esempio, a preoccuparci tutti seriamente di come sia percepito il nostro partito nell’opinione pubblica – affonda Morgoni – Un partito vecchio, chiuso, estraneo alle dinamiche attive della società, con un’ iniziativa sui territori ridotta a quella di un comitato elettorale in occasione delle varie consultazioni. Un partito gestito da personaggi privi di slanci, calcolatori e opportunisti, cinici e arrivisti, eternamente presenti sulla scena e mai pronti a fare un passo indietro. Certo restiamo depositari di esperienza, di capacità organizzativa, di presenza capillare sul territorio. Ma queste sono eredità del passato che il partito di oggi non riesce né a conservare, né tanto meno ad alimentare. Tensione ideale, partecipazione appassionata, dedizione, altruismo, sacrificio, piacere di lavorare fianco a fianco per obiettivi comuni. Merce ormai introvabile in un Pd che a dispetto dei proclami non appare certo una comunità e la cui  identità diventa ogni giorno più debole e incerta».

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Mario Morgoni e il segretario regionale Francesco Comi

«Ogni posizione, ogni decisione viene dosata ed assunta se ed in quanto utile ai nostri posizionamenti interni e coerente con disegni personali, di gruppo o di corrente – continua Morgoni – Vogliamo ad esempio negare che oggi nella vita del Pd delle Marche molto, se non tutto ruota, attorno alla scelta delle candidature delle prossime elezioni politiche? Rispetto a questi affanni l’ impegno per il sì al referendum di ottobre appare quasi freddo e burocratico e per alcuni addirittura l’occasione per far fuori l’usurpatore Renzi. In tali, deprecabili metodi di comportamento, non vedo chiare demarcazioni di confine tra renziani ed antirenziani. Siamo un po’ tutti contaminati da questo virus. Per questi motivi diffido di analisi sbrigative, auto consolatorie e di convenienza, che promuovono l’ idea che, sostituendo le figure delle caselle di comando tutto possa improvvisamente cambiare in meglio».

Il Senatore Mario Morgoni con Matteo Renzi.

Morgoni con Matteo Renzi

Due le sfide per il Pd del futuro secondo Morgoni: «Primo, dimostrarsi migliori dei propri antagonisti interni e capaci di far rivivere un partito dove il lavoro di dirigenti animati da disinteresse e passione civile restituisca nobiltà all’ agire politico. Secondo, condurre una battaglia politica interna, anche aspra, mantenendo però la capacità di sentirsi parte di un’ unica comunità e animati dai medesimi obiettivi. Restituire un’ anima al Pd e non solo contendere posti di potere: questo è il vero compito degli innovatori, di coloro che sostengono lealmente l’impegno del segretario e del presidente del consiglio e sognano un partito capace di essere rispettato e amato. Che metta al lavoro una classe dirigente rinnovata e ambiziosa di governare da protagonista, anche sui territori, i mutamenti epocali e le sfide inedite che la società di oggi ci propone. Non credo che vivremo a lungo sulla rendita di una leadership forte come quella di Renzi e se continueremo ad eludere questo impegno, non solo assisteremmo allo spegnersi della flebile fiammella del passato che ancora ci tiene in vita, ma spianeremo la strada alle avventure populiste dei senza storia e senza politica consumando un vero e proprio tradimento ai danni del paese».



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