Condannato a 9 anni per armi e spaccio,
sentenza ribaltata in Appello
IN AULA - Assoluzione per alcune delle accuse, e riconosciuta la lieve entità di altri fatti che ha comportato la prescrizione. Si è chiusa così una lunga vicenda giudiziaria per il fabbro albanese A. R., cominciata da un sequestro di 3 chili di droga avvenuto a Verona nel 2004
Condannato in primo grado a 9 anni per detenzione di un’arma e spaccio di droga, la Corte d’appello lo assolve per parte delle accuse e riqualifica gli altri fatti che poi sono stati dichiarati prescritti. A 12 anni dall’inizio delle indagini si è chiusa così la vicenda che vedeva imputato un albanese che vive a Castelraimondo, A. R. L’indagine che lo riguardava insieme ad altre persone, nel 2013 tutte assolte in primo grado al tribunale di Macerata, era nata nel 2004 dal sequestro di quasi 3 chili di cocaina a Verona. I carabinieri seguendo i numeri trovati sul cellulare di un pizzaiolo di Montefano, rimasto coinvolto nel sequestro di stupefacente, avevano ricostruito i contatti e una presunta rete di spaccio di stupefacenti. A. R. era finito sotto accusa e condannato a sei anni per spaccio e a 3 anni per detenzione di un’arma. Oggi la Corte d’appello ha ribaltato la sentenza per la detenzione dell’arma assolvendo A. R., difeso dall’avvocato Antonio Renis. Per lo spaccio il fatto è stato riqualificato con l’ipotesi lieve e alla luce di questo dichiarato prescritto. «Siamo soddisfatti per aver ridimensionato la situazione che si era creata intorno al mio cliente, che non aveva nulla a che fare con la realtà» ha commentato l’avvocato Renis.
