“La lotta per la libertà nel 900”
Zeno Rocchi rivive a Sarnano
L'iniziativa, organizzata dalla sezione Anpi “Decio Filipponi”, è in programma domenica 22 novembre alle 17, alla “Sala torre” del palazzo comunale. Ruggero Giacomini, Matteo Petracci e Renato Pasqualetti ricorderanno la figura del partigiano
Sarnano ricorda Zeno Rocchi, combattente per la libertà. Nel 750° anniversario del riconoscimento del paese delle tre torri come “Libero Comune” e nell’ambito del 70° anniversario della liberazione dal nazifascismo, la sezione Anpi “Decio Filipponi” di Sarnano, con il patrocinio del Comune, organizza per domenica 22 alle 17, alla “Sala torre” del palazzo comunale l’iniziativa “La lotta per la libertà nel ‘900 – il sarnanese Zeno Rocchi e la resistenza al fascismo” a cui parteciperanno Ruggero Giacomini, dottore di ricerca in storia dei partiti e movimenti politici, Matteo Petracci, dottore di ricerca in storia, politica e istituzioni dell’area euro mediterranea nell’età contemporanea e Renato Pasqualetti, scrittore e operatore culturale. «Non possiamo esimerci dal ricordare chi, come il sarnanese Zeno Rocchi, ha fatto della lotta per la libertà una bandiera indissolubile, un impegno durato una vita e portato avanti con illimitato senso di solidarietà umana e spirito di sacrificio», si legge in una nota diffusa dalla sezione locale dell’Anpi, che ripercorre la sua storia.
«Nato sotto le tre torri nel 1898, calderaio e militante socialista, nel 1921 promosse la locale sezione del PCd’I. Fu bersagliato continuamente dalle violenze dello squadrismo fascista, percosso e bastonato in diverse situazioni, arrestato nel 1926 e rimasto in prigione per mesi anche se poi fu assolto. Con le leggi eccezionali fasciste dello stesso anno, fu condannato al confino per un lustro, passando dalle Tremiti a Ustica e a Ponza – ricordano gli esponenti della sezione Anpi “Decio Filipponi” di Sarnano -. A causa delle sue condizioni di salute, fu “curato” col trasferimento al manicomio criminale di Aversa, dove, dopo una serie di iniezioni alla spina dorsale, ebbe compromesso anche l’uso normale delle gambe. Prosciolto anticipatamente dal confino per le sue condizioni di salute, Rocchi tornò a Macerata, dove riprese i contatti politici, per venire di nuovo arrestato nel 1935 in virtù di una “persistente intenzionalità (…) di combattere l’idea fascista ricorrendo a qualsiasi mezzo per l’affermazione delle proprie utopie”.
Questa volta la condanna a 5 anni di confino fu commutata in ammonizione, ma Rocchi non desistette dal suo impegno che, dopo l’armistizio, lo vide come presidente e animatore del Cln di Sarnano costituito già nel 1943 ed organizzatore del movimento partigiano – sottolineano nella nota – Per suo merito nacque la formazione “Primo Maggio” comandata da Decio Filipponi, medaglia d’oro della resistenza di cui, nonostante le sue precarie condizioni di vita, fu infaticabile commissario politico, stimato ed amato come un padre dai componenti della banda. Figura di uomo onesto, giusto e valoroso combattente per la libertà, Zeno Rocchi muore nel 1950 in indigenza, come in indigenza aveva vissuto. Ricordare Zeno Rocchi, esempio di antifascismo un tempo riconosciuto ed apprezzato dai suoi concittadini e nel maceratese – concludono i rappresentanti della sezione Anpi sarnanese – oltre ad essere doveroso, è un contributo essenziale per riscoprire le nostre radici e rafforzare una memoria che rischia di andare perduta».


