La guerra dei coccodrilli
e quella dei santi patroni
L’annosa competizione di Civitanova contro Macerata? Sì, ma stavolta buttiamola in scherzo. Anzi, in satira
di Giancarlo Liuti
( Visto che prendere sul serio la politica, oggigiorno, è un’impresa da rimetterci l’osso del collo, ho scelto di prenderla coi paradossi, le impertinenze e gli scherzosi sberleffi della satira, una premessa, questa, che sarebbe superflua ma sento il dovere di farla perché in ogni cosa incombe sempre il rischio di essere fraintesi. Tutto assurdo ciò che sto per scrivere? In massima parte lo è, ad eccezione di alcune arcinote situazioni politiche o parapolitiche e dei nomi di varie persone verso le quali, fuor di satira, nutro sentimenti di rispetto e di stima, ben sapendo, fra l’altro, che non sono prive di senso dell’umorismo. Concludo questa premessa dicendo che per sua natura la satira nasce, deformandola, dalla realtà e il suo compito è di indurre, sarcasticamente e provocatoriamente, a riflettere su di essa. Va infine detto che anche l’esercizio della satira deve rispondere a criteri diciamo qualitativi, nel senso che c’è una satira fatta bene e una fatta male. E il giudizio su quella che nel mio piccolo ho tentato di fare io, lo lascio, com’è ovvio, ai lettori. E vengo al dunque).
Va giudicato con severità il silenzio del sindaco di Macerata Romano Carancini a proposito dell’ennesimo e gravissimo affronto che il mite sindaco di Civitanova Tommaso Corvatta su ordine del satanico vicesindaco Giulio Silenzi ha recato a Macerata tentando di atterrirla con la notizia della presenza, alle foci del Chienti, di un coccodrillo, animale predatorio che coi suoi inesorabili denti è l’immagine stessa dell’aggressività. La contestazione di Macerata come capoluogo di provincia dura da anni e lo sappiamo: dapprima la modifica della segnaletica autostradale, poi lo smembramento dell’ente turistico, poi le manfrine con Fermo per un’eventuale provincia calzaturiera, poi il furto della Lube, poi l’alleanza in regione col pesarese Luca Ceriscioli contro il maceratese Pietro Marcolini e infine il farsi dare da Camerino un ateneo allo scopo di erodere l’autorevolezza di quello di Macerata. Ma Civitanova non era mai arrivata ai coccodrilli e stavolta, oltre ogni pudore, l’ha fatto. E come ha reagito Carancini a quest’ultimo oltraggio? Silenzio, ripeto. Non sarà che lui, sotto sotto, non se la sente di prender di petto Civitanova perché, secondo voci maligne cui preferirei non credere, intende aprire uno stabilimento balneare a Fontespina con Stefania Monteverde come bagnina, la qual cosa, se nel consiglio comunale maceratese esistesse un forte e organizzato schieramento di opposizione (resta Bruno Mandrelli, del Pd, che è il più tenace oppositore, nel Pd, di Carancini, anch’egli del Pd) esigerebbe le sue immediate dimissioni dalla fascia tricolore?
Eppure, a proposito di coccodrilli, Macerata avrebbe un formidabile argomento a proprio favore ed è che l’unico coccodrillo presente nell’intera provincia, sebbene scheletrito ma completo in ogni suo organo, si trova nella chiesa delle Vergini, dove riposa, mai contestato, dal Cinquecento. Che senso ha, allora, propagandarne un altro dalle parti di Civitanova se non l’intenzione di portare l’ennesimo attacco al prestigio di Macerata? E poi la scelta dei tempi. Non dice nulla che la comparsa del coccodrillo civitanovese sia saltata fuori proprio nei giorni delle celebrazioni di San Giuliano Ospitaliere, patrono di Macerata? Visto che quello di Civitanova è San Marone Martire fatto decapitare – nel primo secolo e proprio nei pressi di Civitanova – da un console dell’imperatore Nerva, è dunque in atto, oltre a quella sui coccodrilli, anche una competizione fra patroni?
San Marone è forse meno noto, in Europa, di San Giuliano, ma dalle nostre parti ha il vantaggio mediatico di esser nato nei pressi del fiume Chienti mentre San Giuliano, sesto secolo, nacque in Belgio e giunse da noi, sul fiume Potenza, in tarda età, dopo aver girato mezzo mondo, fino in Turchia, soccorrendo e ospitando malati, poveri e migranti per farsi perdonare di avere ucciso, da giovane, i genitori (a quella sui coccodrilli e sui patroni si aggiunge allora una competizione pure sui fiumi?). Comunque, avvalendomi di mie riservatissime informazioni posso garantire che proprio nelle acque del Potenza a San Giuliano capitò di catturare il coccodrillo ora in mostra alle Vergini. E però mal gliene incolse, giacché quel caimano, nel difendersi, gli staccò di netto un braccio – proprio il braccio custodito e venerato come reliquia nel duomo maceratese – e, in mancanza della penicillina non ancora in commercio, gliene venne un’infezione che lo portò presto a morire. Tutto questo dimostra comunque l’estrema pericolosità dei coccodrilli e, al tempo stesso, il sacrosanto diritto, per Macerata, di reagire con la massima energia alla provocazione “alligatoria” dei civitanovesi, cosa che Carancini si è purtroppo astenuto dal fare.



De sto passo a Macerata ve rmane lo camposportivo e lo camposanto.