Dopo la rapina prendono un taxi
Riconosciuto dalla foto uno dei 2 autori
del colpo al rappresentate di gioielli

CIVITANOVA - Giuseppe Avolio, 48 anni, è stato tradito da una impronta lasciata sulla targa fasulla posta sulla moto usata per derubare il commerciante di diamanti. Secondo la polizia sarebbe un pendolare del crimine, in trasferta da Napoli. Insieme al complice ha preso un taxi perché la Hornet si era fermata per un guasto

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antonio crisci

Da sinistra gli assistenti capo Lorenzo di Paolo e Gionatan Compagnucci. Al centro il dirigente Roberto Malvestuto. Seguono l’assistente capo Luca Domenella, il sovrintendente Ferdinando Andrielli e il sovrintendente Antonio Crisci

 

L'auto del rappresentante di gioielli colpita dai rapinatori

L’auto del rappresentante di gioielli colpita dai rapinatori

 

di Marina Verdenelli
Preso grazie ad una impronta e alla corsa in taxi. E’ il risvolto dell’arresto di Giuseppe Avolio, 48 anni, ritenuto uno dei due rapinatori del rappresentante di gioielli entrati in azione l’11 marzo scorso in via Filzi, a Civitanova(leggi l’articolo). Come anticipato ieri da Cronache Maceratesi (leggi l’articolo) il 48enne, originario della Campania, è stato arrestato a Napoli nell’ambito di una operazione denominata “Operazione diamond”, operazione diamante, dal nome della refurtiva contenuta nella valigetta di preziosi del commerciante . Le manette per lui sono scattate il 19 aprile, di domenica, alle 7,30, a Napoli, quando la polizia dell’ufficio Anticrimine del Commissariato di Civitanova, unitamente al personale della sezione Falchi della squadra Mobile partenopea, ha fatto irruzione contemporaneamente in tre appartamenti di un quartiere limitrofo a quello di Scampia, Piscinola, in mano ai clan locali, sorprendendolo nell’abitazione degli anziani genitori. «Non è stata un’operazione facile – commenta Roberto Malvestuto, dirigente del Commissariato di Civitanova – Avolio non era rintracciabile, la stessa polizia partenopea faceva fatica a notificargli i provvedimenti per altri reati compiuti in Campania. Un terreno difficile. Sono state indagini ad ampio raggio partite dalla moto che i due rapinatori avevano dovuto abbandonare dopo il colpo perché aveva avuto un problema al motore».

La Honda Hornet con la targa fasulla

La Honda Hornet con la targa fasulla

Proprio da una impronta che Avolio avrebbe lasciato sulla targa fasulla e attaccata sopra quella vera, alla moto Honda Hornet, la polizia è risalita all’uomo, schedato, con precedenti specifici, e quindi anche alla foto segnaletica. L’immagine è stata fatta vedere al rappresentante di gioielli rapinato, un 50enne di Porto Recanati, che lo ha riconosciuto perché aveva agito a volto scoperto. Fondamentale è stata la svolta di un tassista che ha dato un passaggio ai due rapinatori, rimasti a piedi dopo il guasto alla moto. Il resto lo hanno fatto le immagini delle telecamere presenti nella zona. Tutti elementi che hanno portato a chiudere il cerchio e ad indirizzare la polizia a Napoli dove si è atteso il momento giusto per arrestare il 48enne ritenuto un pendolare del crimine in trasferta e sulla cui piazza civitanovese aveva visto terreno fertile pensando di agire indisturbato. Ma ha dovuto fare i conti con gli agenti dell’Anticrimine.

Il dirigente del Commissariato di Civitanova Roberto Malvestuto

Il dirigente del Commissariato di Civitanova Roberto Malvestuto

Il suo complice è tutt’ora ricercato. La moto usata per il colpo è risultata intestata ad una donna, di Napoli, da circa 7 mesi, che non sapeva di avere una due ruote. La proprietaria avrebbe subito un furto di identità. Una versione ritenuta credibile dalla polizia. Con lo stesso mezzo, che era quindi un mezzo “pulito” che non destava sospetti perché intestato ad una persona senza precedenti penali, potrebbero essere state compiute altre rapine e altri reati. Sono in corso accertamenti. Avolio, quando la polizia ha fatto irruzione nella casa dei familiari, si è nascosto sotto ad un tavolo. I familiari e anche i condomini della palazzina avrebbero cercato fino all’ultimo di nasconderlo dicendo che non lo vedevano da anni. Poi si è dovuto arrendere. L’accusa per lui è di rapina aggravata in concorso. Dopo aver rotto il vetro posteriore dell’auto del rappresentante di gioielli, una Audi A3, che era fermo su via Filzi successivamente ad una visita in una gioielleria del centro, il 48enne ha preso la valigetta contenente diamanti del valore superiore a 100mila euro. Risalito in moto, guidata dal complice, i due malviventi si sono fermati poco dopo per il motore in panne. E’ nata una colluttazione con il rappresentante di gioielli (riportò 30 giorni di prognosi) che li ha rincorsi strappando ad Avolio la valigetta e recuperando i preziosi ad eccezione di un sacchetto con dentro diamanti per un valore di 22mila euro.

La moto dei due rapinatori a Civitanova dopo il colpo

La moto dei due rapinatori a Civitanova dopo il colpo


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