I “Pezzi di vita” di Ruggeri
colpiscono il cuore di Macerata

MUSICA - Successo per il concerto del cantautore milanese che porta nella cornice del Lauro Rossi il suo nuovo spettacolo. Atmosfera intima e confidenziale per un artista da sempre vicino alla gente. Ricordata anche l'inaugurazione della Torre dei Tempi "Oggi, grazie all'orologio, stavo per entrare nella Storia anch'io"

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Enrico Ruggeri Macerata_Foto LB (4)di Marco Ribechi

(foto e video di Lucrezia Benfatto)

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E’ un Enrico Ruggeri in veste confidenziale quello che sale sul palco del teatro Lauro Rossi di Macerata, come a voler realmente offrire i suoi più intimi “Pezzi di vita”, questo è il titolo scelto per il tour e il nuovo album. Una scenografia fatta solamente di luci che sapientemente accompagnano il propagarsi del suono trasformando con effetti policromi  la sala quasi colma. Elegante nel suo vestito interamente nero, come ci si aspetta da un artista maturo, esperto, dopo oltre 30 album pubblicati. Subito si mette a proprio agio con il pubblico, alla fine del primo pezzo scende dal palco per stringere la mano alle prime file, la platea è già conquistata. Il concerto è un crescendo di applausi e momenti confidenziali. E’ evidente nei suoi racconti che la carriera del presentatore, radiofonico e televisivo, sarebbe stata l’alternativa, la soluzione del “bivio” di un artista che non ha mai smesso di cercare il modo migliore di comunicare emozioni prima ancora che idee e concetti.

Enrico Ruggeri Macerata_Foto LB (12)Il pubblico apprezza questo svelarsi piano piano, la volontà di introdurre ogni brano con un frammento del vissuto, del passato dell’artista che mostra come dietro ogni cosa esistano persone semplici, comuni, che suscitano anche involontariamente l’ispirazione poetica. Cattura non solo con la musica scherzando sulla città  «Macerata è particolare – dice divertito – Uno arriva e subito capisce che l’auto è meglio dimenticarla e andare a piedi. Bello. Così ho iniziato a passeggiare tra la gente e ho notato che qui sono tutti magri. Eppure non vedevo molte palestre. Infine ho capito: con le salite che avete vi tenete bene in forma e ci fate stare in forma anche a noi». Ringrazia anche per l’ospitalità ricevuta e il calore dell’accoglienza. Affetto ricambiato sugli spalti con scroscianti applausi che intervallano la musica. Da veterano furbo Ruggeri si prende tutti gli applausi, invocandoli anche, a volte. Il pathos della serata viene raggiunto con i pezzi classici, “Quante vite avrei voluto”, “Peter Pan”, “Contessa” e soprattutto con la canzone dedicata alla fonte della sua ispirazione “Quello che le donne non dicono” scritta per Fiorella Mannoia. Anche una battuta sulle vicende cittadine quando racconta «Sono capitato in un momento molto particolare. Oggi, grazie all’orologio, ho sfiorato la Storia anch’io» segno che il contatto con la gente è parte del suo stile. Così il concerto si avvia alla fine e quando inizia la tanto attesa “Mistero” i suoi fan sono già pronti per salutarlo con fragorosi battiti di mani che vogliono essere un arrivederci, come è stato sottolineato dal musicista stesso. Uno spettacolo sincero, piacevole, capace di toccare in differente modo le varie note dei sentimenti umani lasciando una sensazione di contatto e vicinanza.

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