“Messo in un bagagliaio e picchiato,
dicevano che avevo rubato della droga”
RECANATI - Tutto si era svolto tra la cittadina leopardiana e Porto Potenza, imputati due marocchini per sequestro di persona, un terzo magrebino deve rispondere di detenzione di 8 chili di hashish. Il processo nasce da una indagine della guardia di finanza

Da sinistra il procuratore Giovanni Giorgio, e i colonnelli Paolo Papetti (comandante provinciale della guardia di finanza) e Gianluca Ferraro, all’epoca comandante del Nucleo di polizia tributaria) nel corso della conferenza stampa sull’operazione Bagheera
di Gianluca Ginella
Detenzione di diversi chili di droga, sequestro di persona, un uomo picchiato con una mazza da baseball, tentativi di estorsione. Sotto accusa, a vario titolo, tre marocchini che sono imputati al tribunale di Macerata. Si tratta di Mohamed El Bekkachi, 36 anni, detto “Bagheera”, di Reddad Boulahya, 42, e Badr Mourai, 27. I fatti contestati dall’accusa nascono da una indagine della guardia di finanza e risalgono al gennaio dello scorso anno. L’indagine riguardava un presunto sodalizio composto da 13 marocchini (per diversi di loro sono in corso o si sono svolti processi separati) che acquistavano hashish nel loro Paese e poi lo facevano entrare in Italia con destinazione il Maceratese. Nel processo che si sta svolgendo al tribunale di Macerata viene contestato a El Bekkachi il possesso di quasi 5 chili di hashish che avrebbe nascosto occultandoli in buche scavate nel terreno in località Saletta di Recanati. A questi se ne aggiungono altri 450 grammi che invece l’uomo avrebbe ceduto insieme ad altre due persone (per loro sono in corso procedimenti separati).
Ma l’indagine oltre allo spaccio di droga si è concentrata su altri fatti come il sequestro (ad opera di El Bekkachi e Mourai, e di una terza persona rimasta sconosciuta) di un loro connazionale, Adil Jarid. L’uomo era ritenuto responsabile della sparizione di 3 chili di droga che era occultata in contrada Saletta. Oggi Jarid, che si è costituito parte civile (è assistito dall’avvocato Domenico Biasco) è stato sentito in aula. Un racconto agghiacciante quello che ha fatto: «Sono venuti a prendermi a casa di mia zia, prima mi hanno picchiato con una mazza da baseball, poi hanno iniziato a ferirmi usando delle forbici» ha detto. Poi Jarid ha continuato dicendo di essere stato costretto a salire in auto con gli altri, poi messo nel bagagliaio e portato sulla spiaggia di Porto Potenza. «Continuavano a minacciarmi, volevano che dicessi loro dove avevo nascosto la droga» ha detto Jarid. Poi però uno dei presunti rapitori era andato a prendere un accendino in auto e l’altro si era distratto al telefono, così il marocchino era riuscito a fuggire.
A El Bekkachi e Mourai viene inoltre contestato il reato di tentata estorsione perché avrebbero chiesto 6mila e 600 euro o di restituire la droga scomparsa, alla zia di Jarid, in cambio della liberazione del nipote. Jarid nel frattempo era però riuscito a fuggire (l’episodio del rapina mento risale al 22 gennaio del 2014). Al terzo imputato Boulahya viene contestata la detenzione di 8 chili di hashish, stupefacente che era stato trovato il primo marzo del 2014 al porto di Genova nel trolley di una passeggera marocchina. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Domenico Biasco (per Boulahya), Giancarlo Giulianelli, Luca Schera. Parte civile si è costituita anche la zia di Jarid, assistita dall’avvocato Giovanni Galeota.

