Stefano Gizzi lascia le Marche
Nuovo incarico per il soprintendente
ARTE - Per l'uomo dei "No" alla lottizzazione del Burchio di Porto Recanati, quello del Colle dell'Infinito di Recanati e dei dehor di Ancona è tempo di valige. Da lunedì non è più infatti soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici delle Marche ma ha lo stesso incarico in Umbria, nella sede di Perugia
Stefano Gizzi, il soprintendente delle polemiche, lascia le Marche. In seguito alla riforma del ministero dei Beni Culturali sono state riviste le cariche e riformulati nuovi incarichi. Per l’uomo dei “No” alla lottizzazione del Burchio di Porto Recanati, quello del Colle dell’Infinito di Recanati e dei dehors di Ancona c’è ora la guida dell’Umbria. Da lunedì non è più infatti soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici delle Marche ma ha lo stesso incarico in Umbria, nella sede di Perugia. L’ha deciso il ministero per i Beni Culturali che a giorni nominerà anche il suo sostituto. Gizzi, 61enne, lascia dopo tre anni il capoluogo dorico dove fece molto discutere la vicenda legata ai tavolini di corso Mazzini colpevoli di coprire il capolavoro della fontana delle Tredici Cannelle. Italia Nostra Marche ha espresso un sentito ringraziamento a questo dirigente dello Stato che ha dimostrato di saper servire in modo competente la Costituzione, in particolare l’art. 9 che tutela il patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione. Italia Nostra si augura che il successore sarà all’altezza della impegnativa eredità che lascia il soprintendente Stefano Gizzi.
(Mar.Ve.)

Signor Gizzi grazie per l’ottimo lavoro che ha svolto nelle Marche
“L’aspetto di Pisa mi piace assai più di quel di Firenze: questo lung’Arno è uno spettacolo così bello, così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora : non ho veduto niente di simile né a Firenze né a Milano né a Roma: e veramente non so se in tutta l’Europa si trovino molte vedute di questa sorta. Vi si passeggia poi nell’inverno con gran piacere, perché v’è quasi sempre un’aria di primavera: sicché in certe ore del giorno quella contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni : vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caffè, delle botteghe piene di galanterie, e nelle invetriate di palazzi e delle case, tutte di bella architettura. Nel resto poi, Pisa è un misto di città grande e di città piccola, di cittadino e di villereccio, un misto così romantico che non ho mai veduto altrettanto. A tutte le altre bellezze si aggiunge la bella lingua. E poi vi si aggiunge che io, grazie a Dio, sto bene, che mangio con appetito, che ho una camera a ponente che guarda sopra un grand’orto, con una grande apertura tanto che si arriva a veder l’orizzonte, cosa di cui bisogna dimenticarsi a Firenze. La gente di casa è buona, i prezzi non grandi; cosa ottima per la mia borsa, la quale non è stata troppo contenta de’ Fiorentini: e non vorrei che credeste ch’io fossi venuto qua in posta come vi ho detto per fare lo splendido: ci sono venuto con una di queste piccole diligenze toscane che fanno pagar meno che le vetture. Salutami tutti, dammi le nuove di tutti; bacia le mani per me a babbo e a mamma: e scrivimi, ma scrivimi presto, e dammi tutte le nuove che sai, prima di casa, poi di Recanati, poi della Marca.”
Sotto il segno di Leopardi lo spostamento nella bella Pisa, meditate, meditate…