Ricostruzione post sisma:
i ‘conti’ di Matelica, Ronci:
“Utilizzati i 43 milioni della Regione”

Incontro alla sala ‘Boldrini’ per la presentazione del libro ‘Il ragazzo e l’altopiano’ al ‘Matelica Festival’. Il racconto drammatico dell’ingegnere,   capo ufficio tecnico comunale che rischiò di precipitare dalla capriata della chiesa del Rosario, durante la seconda scossa

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L’incontro al Matelica Festival

di Maurizio Verdenelli

(Foto di Mandino Tiburzi)

Sono trascorsi diciassette anni e mezzo dall’evento che, ora lo sappiamo voltandoci per un momento indietro, cambiò il nostro mondo. Soltanto alcuni mesi a cavallo tra il  ‘97 e il ‘98 e tutto ciò che era stato da sempre così: non solo case, monumenti e beni artistici e culturali, ma soprattutto la gente non fu più uguale a prima. Ora lo sappiamo, anche se a differenza dell’Aquila ‘abbiamo reagito bene e siamo rimasti in piedi’ è stato detto, l’altra sera, a Matelica. Numeri, seriazioni statistiche per la prima volta resi pubblici sul ‘dopo’ di quel terremoto che scosse profondamente anche la ‘città di Mattei’. E quella torre civica risalente all’anno mille a dondolarsi in ‘piazza grande’ pericolosamente come una nuova torre di Pisa, nei giorni delle scosse infinite. Ne hanno parlato nella sala multimediale di Palazzo Ottoni, sindaco, presidente del Consiglio comunale che a quei tempi erano ragazzi ma furono protagonisti attivi; il ‘sindaco del terremoto’, Venanzo Ronchetti da Serravalle di Chienti; l’ingegner Roberto Ronci, capo ufficio tecnico del Comune ed inoltre l’inviato del ‘Carlino’ nei luoghi del disastro, Mauro Grespini, il valoroso fotoreporter Guido Picchio, che fece conoscere al mondo quella calamità tra Marche (35% dei danni) ed Umbria (il restante 65%) e chi scrive, ammesso in ‘Matelica Festival’ come autore (“Il ragazzo e l’altopiano, Ilari editore) dopo Claudio Martelli e Luca Telese nell’aula che porta il nome del grande mentore dell’uomo che ‘vedeva il futuro’: il prof. Marcello Boldrini.

matelica post sisma (1)“A Matelica tutto sembrava pericolosamente in movimento in quel settembre 1997, ero un ragazzo e mio padre mi prescrisse alcuni tranquillanti. Tutto appariva a rischio se non ci fosse stato di mezzo la tetragone stabilità delle nostre chiese, dei loro campanili e soprattutto il convento della beata Mattia mirabilmente restaurato da Mattei… e dove san Giovanni paolo II appena qualche anno prima, facendo uno strappo al programma, proveniente da Camerino si era fermato per un saluto dal balcone con a fianco il sindaco Nannino Crescentini, e per pregare la ‘santa di Matelica’ prima di ripartire con l’elicottero bianco che l’attendeva allo stadio” ha ricordato a Alessandro Casoni, giovane presidente del Consiglio. Che insieme con un altro giovane, pure lui di nome Alessandro, il sindaco Del Priori, sta cercando di girare pagina e cambiare il volto all’antichissima città che nel 1985 scoprì un misterioso globo marmoreo, un orologio solare che teneva in parallelo la civitas marchigiana addirittura con l’Oriente. Sul perché, mistero naturalmente fittissimo. “Con le prime scosse mi misi subito all’opera –ha raccontato Del Priori- come boy scout lavorai con i senzatetto per un mese di fila a Camerino”. Ancora adesso c’è un gruppo di maturi boy scout (tra questi anche il maceratese d’adozione, Ivano Tacconi, presente alla sala Boldrini) tutti uniti nel nome, neppure a dirlo, del Grande Enrico.

matelica post sisma (2)La presentazione del libro è servito anche, dicevamo, per una ‘resa di conti’ ufficiale sul terremoto. I dati sono stati resi noti per la prima volta  dall’ing. Ronci che era stato assunto proprio all’inizio di quell’anno fatale: il 97. “Eravamo animati da sacro furore, tanto da dimenticarci dei pericoli. Con un altro tecnico, ricordo, salimmo pericolosamente fino alla capriata della chiesa della Rosario, la mattina dopo la prima scossa…in tempo utile per sentire la seconda, la più terribile: la nostra vita fu appesa per lunghissima, interminabili secondi ad un filo. Matelica era sotto choc, eppure ci fu uno slancio collettivo e solidale per uscirne tutti insieme dalla catastrofe”.

matelica post sisma (11)Le richieste del sopralluogo da quella sera del 26 settembre furono 1.181. Da queste emerse l’inagibilità per 196 casi con 60 sgomberi, mentre altri 72 furono valutati come parzialmente agibili. Dalle slides dell’Ufficio tecnico intanto è emerso che praticamente tutti i soldi destinati alla ricostruzione sono stati utilizzati dal comune. Con i 43.614.434, 52 euro assegnati dalla Regione sono state realizzate opere per 42.706.406,00. Importante la fetta riservata per gli interventi di risanamento dei beni culturali in una città come Matelica: 9.843.941, 86 euro. Lavori per oltre nove milioni. In riferimento agli edifici pubblici la somma impegnata è stata pari a 13.905.912, 32 euro. Per la torre civica 346.000 euro è stata la spesa; per l’edificio comunale 981.969; per palazzo Ottoni 681.971; per l’ex  convento dei Filippini 2.427.347; per l’edificio Ipsia 5.000.000 ed infine, tra gli altri in particolare, 2.335.706 euro sono servite per rimettere in piedi lo splendido palazzo Finaguerra.

matelica post sisma (10)“E’ stata un’esperienza professionale e di vita indimenticabile, emozionante” ha ricordato l’ing. Ronci. “Per la prima volta, dopo averla studiata e ‘vista’ sui manuali mi imbattevo, ad esempio, nella drammatica fessurazione ad x che segnala la ‘condanna’ della struttura: l’ordine allora era di sgombero immediato. Tuttavia nelle case ‘colpite’ la gente non se ne voleva andare. In una di queste, la X era proprio nella camera matrimoniale incombente sopra il letto: ebbene fu difficilissimo convincere i coniugi ad abbandonare quel tetto ormai pericolante”. E Ronchetti: “Anche a Serravalle nessuno voleva lasciare le abitazioni da evacuare nonostante i comodi alberghi messi a disposizione ed il trasporto garantito con i pullman. Sembrava che volessero morire insieme ai propri muri, insieme con la propria cittadina che appariva in quei momenti anch’essa condannata dalle scosse che non cessavano. Ronchetti ha ricordato la grande solidarietà italiana, dai campioni come Marco Pantani (ed tutti divennero tifosi del ‘Pirata’ che di lì a poco vinse Giro e Tour, come predetto dallo stesso sindaco) alla staffetta di solidarietà che da Novellara, il paese di Augusto Daolio l’’indimenticato leader de ‘I nomadi’, raggiunse Serravalle con podisti che si dava il cambio ogni 20 km. E pure tanti aiuti, dall’Italia e da tutto il mondo: “perfino dalla Tasmania” ha sottolineato Venanzo. Che ha accennato del ‘miracolo’ operato in lui dal papa: “Volevo lasciare dopo tre mesi, mi era venuta anche l’ulcera io che non ne soffrivo: non c’era tempo neppure per un breve riposo, non dico per farsi una dormitina in 90 giorni! Ero a pezzi, poi Lui mi guardò e sentii dentro di me un’energia nuova. Non ebbi più tentennamenti e portai avanti la mia missione sino alla fine”. E ci fu anche il “miracolo” tutto laico, della chiesa di Madonna del Piano ricostruita grazie alla generosità del fotoreporter Picchio che mise a disposizione ben 40 milioni di lire dall’incasso del suo fotolibro “Un dramma per immagini”

matelica post sisma (7)Anche Matelica, industriale e bandiera verde dell’agricoltura -vino e miele- è uscita fuori dall’incubo. Ora vive una nuova stagione con i ‘ragazzi del ‘97’ e cerca anche un palcoscenico adeguato per le sue tante ‘Bellezze’ – su Rai2 sabato e domenica la sua partecipazione a mezzogiorno in famiglia condotto da Amadeus che seppure non vincente contro Biennio ha mostrato a migliori di telespettatori la ‘Città di Mattei’ (leggi l’articolo).

matelica post sisma (4)Alla sala Boldrini c’erano con Del Priori e Casoni, gli assessori Cinzia Pennesi (prima direttore d’orchestra donna in Italia), Massimo Montesi e Roberto Potentini, direttore della celebre cantina ‘Belisario’ (verdicchio di Matelica) ed uno dei più apprezzati enologi italiani: con Moreno Cedroni, Roberto è uno delle icone marchigiane sulla grande tavola italiana. Da parte sua, così giovane Alessandro Del Priori da essere quasi scambiato da don Giuseppe Branchesi, al tavolo per raccontare la sua esperienza tra i terremotati, quasi come un ex alunno per un momento distratto (in realtà dialogando con l’assessore Pennesi)! L’esperienza ricordata dal sacerdote, in quegli anni insegnante all’Itc Gentili di Macerata (preside allora Nazzareno Gaspari) era in effetti troppo coinvolgente: “Due pullman, tanti ragazzi, il maestro Mosciatti autore del libro-cult ‘Mi tremava anche il sogno’, l’abbraccio con i senzatetto: un’esperienza che segna e matura” ha sottolineato don Giuseppe, presidente emerito de ‘I Polentari’. “E con l’associazione, due grandi appuntamenti, migliaia e migliaia di razioni di polenta sotto le tende, la parole del cardinal Tonini, in diretta, la campana dell’Albania. Solo Macerata restò indifferente”.

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