Residui fantasma, M5S:
“Pezzanesi mette una toppa, ma restano le irregolarità”

TOLENTINO - Botta e risposta sulle voci in bilancio. I grillini hanno inviato gli atti a procura, Corte dei conti e guardia di finanza e commentano: "Non sono intimidazioni, si chiama giustizia"
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Gian Mario Mercorelli, il consigliere comunale del Movimento 5Stelle

Gian Mario Mercorelli, il consigliere comunale del Movimento 5Stelle

di Marco Cencioni

E’ sicuramente destinata a monopolizzare la scena politica tolentinate nei prossimi mesi la questione “residui fantasma”. Dopo la risposta della giunta e dei consiglieri di maggioranza (leggi l’articolo) alle affermazioni degli esponenti del Movimento 5Stelle, i quali hanno denunciato che «fra i residui attivi messi a bilancio dal Comune ci sono somme che non esistono e che non sono mai esistite» arriva oggi il terzo capitolo della vicenda. I rappresentanti del partito pentastellato dichiarano: «E’ sconcertante la risposta dell’amministrazione ai dubbi da noi sollevati riguardo i residui attivi in bilancio» e, nel frattempo, hanno inviato gli atti alla procura della Repubblica, alla Corte dei Conti e alla guardia di finanza. «Il comunicato butta fumo negli occhi ai cittadini senza rispondere nel merito, farcito di retorica ma privo di anche un solo dato oggettivo. Abbiamo portato numeri e fatti e ci si risponde solo con tante chiacchiere- sottolineano – L’amministrazione ci viene a dire se per il cimitero non possiamo registrare come residui i proventi dei loculi non ancora assegnati, ciò non significa che non si farà nell’anno in corso e in quelli successivi. Bene, però non ci spiega come mai dal 2010 siano presenti più di 2 milioni di euro provenienti dalla vendita dei loculi e nessuno li abbia tolti visto che non potevano essere registrati in quanto non tutti realmente venduti. Perché non si è agito come previsto dalla norma da subito? – domandano i rappresentanti del movimento – E poi si afferma Se le vendite contabilizzate degli immobili attualmente senza contratto si debbono riconsiderare come non accertate si tratterà di registrarle secondo criteri più accurati. Se sono vendite vere ma ancora senza contratto non potevano e non dovevano essere in bilancio. Però ci sono da anni. Come la mettiamo? In sostanza i nostri governanti ammettono gli errori promettendo di correggerli, ma non è che cercando di mettere una toppa ora si sistemino i bilanci precedenti e scompaiano le eventuali irregolarità del passato – evidenziano – Il massimo si raggiunge quando veniamo accusati di auspicare l’arrivo di un commissario cercando, allo stesso tempo, di intimorire i cittadini paventando aumenti di tariffe e tasse. Se il commissario arriverà sarà solo colpa di chi ha gestito i soldi pubblici in maniera disinvolta, non di chi ha denunciato la cosa. Avremmo dovuto forse tacere? Ma non basta: i nostri amministratori vogliono far credere ai cittadini che il nostro intervento potrebbe impedire al Comune di sistemare il bilancio in 30 anni come previsto dalla nuova normativa. Quello che non dicono, però, è che la normativa permette di spalmare i residui attivi inesigibili (ovvero i crediti che ormai si è sicuri di non poter riscuotere) e non i residui “fantasma”, ovvero quel milione di euro messo a bilancio senza alcuna giustificazione che, guarda caso, nel comunicato del Comune non è nemmeno citato (sono immobili messi in vendita ma mai venduti, come ammesso dall’assessore competente in consiglio comunale, può esserci una cifra da incassare?). L’amministrazione aveva forse intenzione di caricare sui cittadini per il futuro anche il frutto dei propri giochi contabili sperando che non se ne accorgesse nessuno? – domandano infine i rappresentanti del partito pentastellato – Noi non ci stiamo, non è ammissibile che siano i cittadini a pagare. Veniamo accusati di “intimidazioni” e di voler battere gli avversari tramite qualche “cavillo di incandidabilità”. Condanne si chiamano cari amministratori. Se gli organi competenti dovessero ritenere opportuno andare fino in fondo non sarà certo colpa di chi ha posto il problema ma di chi si è eventualmente comportato in maniera tale da meritarlo. E questa non si chiama “intimidazione”, come afferma l’amministrazione, si chiama giustizia».



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