Costa, Montali e Marangoni
chiedono interventi urgenti
Giorgi: “Porto Recanati già aiutata”
Il consigliere regionale di Forza Italia lamenta che la Regione ha approvato una variante zoppa. il sindaco ha chiesto senza ottenerla la dichiarazione dello stato di emergenza. Intanto il Comune ha stanziato 15mila euro per i sacchi di sabbia a difesa a protezione delle strade
di Alessandro Trevisani
Botta e risposta sulla situazione del litorale portorecanatese tra i protagonisti della scena politica. Una raffica di comunicati scalda l’aria già tesa. Eppure la settimana si era aperta nel segno dell’ottimismo, in Consiglio Regionale, con l’approvazione della variante al piano di difesa della costa, che vuol dire la possbilità di piazzare scogli a difesa di sette località, tra cui Porto Recanati, che a nord e a sud risente da anni dei danneggiamenti provocati dalle mareggiate (ricordiamo il crollo dello chalet Masaya il 30 dicembre e quello dello chalet Massi il 3 gennaio scorsi).
Il consigliere regionale Enzo Marangoni (FI) dà fuoco alle polveri della critica lamentando che “la Regione Marche ha licenziato una variante al Piano delle Coste ‘zoppa’ e incompleta”, in quanto i 10 emendamenti da lui stesso presentati “sono stati tutti respinti dal Pd e dai Verdi martedì scorso in Consiglio Regionale”. Marangoni chiedeva “tempi certi sugli inizi dei lavori e su alcune tipologie di opere di difesa del litorale”. E lamenta che “i burocrati regionali, che influenzano di fatto gli assessori regionali, si sono opposti alla soluzione” che a suo dire “avrebbe permesso ai proprietari degli chalet di apporre massi grandi o blocchi di cemento a tutela delle strutture almeno per i 2 anni che ci vorranno per avere scogliere o pennelli”. Marangoni ha chiesto quindi alla Regione di derogare dallo storico divieto con cui, nel febbraio 2014, il Servizio Infrastrutture bacchettava il Comune di Porto Recanati, “reo” di aver concesso, all’epoca, al balneare La Rotonda, di proteggersi anche con blocchi di cemento, data la situazione di “assoluta urgenza” innescata dalle mareggiate. Alla Regione i massi non piacciono, perché esaltano “i fenomeni erosivi”, come scrisse il dirigente Mario Pompei. “Il Pd – commenta ancora Marangoni – è schiavo della burocrazia regionale, che egli stesso ha potenziato, e non si rende più conto che è a rischio il turismo e quindi l’economia e l’occupazione di intere zone importanti della regione”.
Sulla falsariga di Marangoni si è messo il sindaco di Porto Recanati Sabrina Montali, che il 12 gennaio scorso scriveva al presidente regionale Spacca chiedendo anche lei la deroga sul divieto di porre massi in mare a Lido delle Nazioni, implorando alla Regione una “dichiarazione dello stato di emergenza, per autorizzare – spiega – opere che mettano in sicurezza gli chalet e le strutture pubbliche già da subito: un’autorizzazione che la Regione non ha concesso”. A botta calda le ha risposto però l’assessore alla Difesa della Costa Paola Giorgi: “La dichiarazione dello stato di emergenza viene richiesta al Governo Nazionale dalla Regione quando una situazione calamitosa deve essere fronteggiata con mezzi e poteri straordinari. Nel caso di Porto Recanati non sembrano sussistere tali requisiti, perché sono già da tempo disponibili le risorse (mezzi straordinari) per la esecuzione delle opere necessarie al ripristino e alla mitigazione del rischio – scrive Giorgi – e perché per gli interventi facenti parte dell’accordo di programma sulla difesa del suolo (di cui ricordiamo l’intervento di Lido delle Nazioni fa parte) è già prevista la figura del commissario nella persona del presidente della Regione Marche”. Aggiunge Giorgi che “è la prima volta che ci troviamo di fronte a una situazione di manifesta inerzia da parte della stazione appaltante”.
Un intervento che riecheggia la lettera del 15 gennaio con cui Spacca avvertiva la Montali a procedere all’esecuzione del contratto di rinascimento con Dicearco, che è fermo da giugno, per non incorrere nel rischio di vedersi togliere il finanziamento regionale di 4 milioni e 200 mila euro già dal 30 gennaio.
Ma Montali non ci sta, e controreplica: “Il comunicato della Giorgi non inquadra la realtà: a Lido delle Nazioni l’oggetto dell’appalto è un ripascimento, mentre io ho chiesto l’urgenza per difendere balneari e strada con strutture rigide. Intanto faccio quello che mi permette la legge: abbiamo stanziato 7 giorni fa altri 15mila euro per i sacchi di sabbia a protezione delle strade, che erano appena terminati. Finora l’emergenza ci è costata circa 45mila euro: sono soldi, ma io non farò mai ciò che fece la Ubaldi. Senza l’avallo e la garanzia della Regione non farò mettere un solo masso”.
In tutto ciò la Dicearco è tornata a farsi viva implorando, vista la variante che autorizza l’uso degli scogli anche a Lido delle Nazioni, di cominciare i lavori per poi fare una variante in corso d’opera. “Mi chiedo – scrive l’ingegner La Galia a Cronache – che cosa si aspetta a dare inizio ai lavori con i soldi ed il contratto sottoscritto: bisogna solo adeguare il progetto alla nuova variante del piano di difesa della costa e al variato stato dei luoghi. Si potrebbe partire già da lunedì”. Dicearco invoca quindi una variante in corso d’opera, reputandola possibile in base all’articolo 132 del decreto legislativo 163 del 2006, più volte invocato dai bagnini. Ma la Montali qui è categorica: “L’oggetto di quell’appalto è la fornitura di sabbia, quindi altro che variante in corso d’opera, sarebbe una modifica sostanziale: o scogli o sabbia, sono due opere completamente diverse. E se la Dicearco voleva onorare i suoi impegni doveva scaricare la sabbia a giugno 2014”.
Appare quindi irrevocabile la decisione di risolvere il contratto per il grave inadempimento ravvisato dal Servizio Infrastrutture della Regione Marche con lettera del 29 dicembre scorso. “Sì, la faremo a breve”, conferma Montali.
Sicché Porto Recanati è giunta a un bivio: da un canto la prospettiva a lunghissimo termine di avere scogli per i quali al momento non è previsto nessun finanziamento, dall’altro un ripascimento che si appresta a ripartire da zero per i noti problemi insorti con Dicearco. E intanto la Regione, che pure castiga la Dicearco con 12 durissime controdeduzioni spedite per lettera, rimanda al mittente qualsiasi obiezione venga dal Comune di Porto Recanati in merito alla questione del Lido delle Nazioni. E in mezzo restano in piedi i soliti problemi: fogne e acquedotto minacciate dal mare, la ferrovia Adriatica messa a repentaglio, gli chalet, abbattuti, pericolanti o insidiati dal mare, che faticheranno a rimettersi in piedi per l’estate, non si sa su quale spiaggia.





Ribadito che il consigliere Marangoni nella sua dichiarazione, paradossalmente, legittima il comportamento del Comune di Porto Recanati, riconoscendo la competenza e la responsabilità della regione nella vicenda scogliere provvisorie, mi chiedo se è possibile andare ancora avanti con questa farsa del ripascimento e non si riesca a fare un libro, un libricino, un taccuino, un foglietto un appunto in cui, magari anche da parte di un terzo indipendente (vista la difficoltà della Giunta a farlo) si fa il punto della situazione con riferimenti normativi ed individuazioni delle responsabilità di ciascuno degli attori in scena, consentendo così a tutti di capire come stanno le cose. A me sembra paradossale che un fornitore rilasci dichiarazioni alla stampa indicando alla stazione appaltante cosa fare e come farlo! In un Paese normale i ruoli vengono rispettati. Gli appalti debbono essere eseguiti. Ci possono essere i ricorsi al TAR, ma ognuno deve vestire i propri abiti! Per favore che qualcuno dica con chiarezza che cosa è successo e cosa si pensa di fare. Senza una corretta ed esaustiva informazione non vi può essere una democrazia partecipata. Sono certo che nessuno voglia questo e perciò chi di dovere ” si dia una mossa”. Grazie
Dalla Giorgi una piccola, sottile “vendetta” dopo le ultime prese di posizione della sindaco Montali (forse ha influito anche il caso Burchio?)