Le istituzioni ed i test antidroga

La proposta dell’associazione Civitasvolta, recentemente ribadita dal consigliere comunale Angelini e dal consigliere regionale Marangoni
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L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito *

Era la fine di ottobre dello scorso anno quando il circolo culturale Civitasvolta, una formazione della società civile di recentissima costituzione, ispirata, a termini di statuto, ai valori della democrazia e della legalità ed improntata ad una concreta partecipazione dal basso, avanzò pubblicamente la proposta, rivolta a tutti i consiglieri ed agli assessori comunali di Civitanova  di sottoporsi volontariamente ai test antidroga, rendendone poi pubblici i risultati, al fine di rilevare l’eventuale uso o anche l’abuso di sostanze stupefacenti, analisi ipotizzate certamente come non obbligatorie, ma comunque definite dall’associazione come moralmente ed eticamente necessarie “perché serve il buon esempio delle istituzioni”.

Daniele Maria Angelini

Daniele Maria Angelini

Silenzio di tomba in quel caso dal Palazzo civitanovese, indifferenza totale e sbrigative alzate di spalle, nemmeno lo sforzo di esprimere un parere negativo e di motivarlo in qualche modo. Poi, qualche giorno fa, la proposta è stata inaspettatamente ripresa da Daniele Maria Angelini, consigliere comunale di lungo corso e tra i politici civitanovesi più in vista: “Chi gestisce il potere deve essere trasparente ed evitare sospetti di tolleranze, indulgenze e connivenze”, ha detto chiaro e netto l’esponente del Pd, inserendo peraltro la sua proposta in un discorso più complessivo riguardante la sicurezza, sempre più minata, specie sulla costa, da presenze criminali, anche organizzate, dedite allo spaccio ed alla gestione della prostituzione. Ma anche Angelini è stato del tutto snobbato dalla classe politica civitanovese. Solo Enzo Marangoni, consigliere regionale di Forza Italia, si è fatto sentire, esprimendo tutta la sua meraviglia per il fatto che tale proposta venisse proprio da un consigliere comunale del Pd e raccontando con amarezza e con ironia che sul tema giace da tre anni in Consiglio regionale una sua proposta di legge in tal senso, di fatto stoppata ed insabbiata proprio dal Pd e dalla maggioranza di centro sinistra.

Ancora una volta, quindi, una noncuranza piena, assoluta, del consesso politico civitanovese, evidentemente impegnato in tutt’altre faccende. Eppure tanta noncuranza mal si concilia con il dilagare della droga a Civitanova Marche, così come, peraltro – è bene ricordarlo ancora una volta –, in tutta la nostra provincia e in tutto il territorio delle Marche, regione ai vertici nazionali, insieme all’Umbria, nella tragica graduatoria relativa al tasso di mortalità per overdose da sostanze stupefacenti.

Il procuratore Giovanni Giorgio

Il procuratore Giovanni Giorgio

Una situazione drammatica, per tornare al nostro più importante lido costiero, ricordata senza mezzi termini poche settimane fa dallo stesso procuratore della Repubblica Giovanni Giorgio ed avvalorata da notizie quasi quotidiane di arresti di spacciatori, spesso e volentieri posizionati anche dinanzi alle scuole medie inferiori, in attesa di quei ragazzini di undici, dodici anni, che ormai sono il bersaglio preferito di chi instancabilmente commercia con il male e offre la morte e deve assolutamente reclutare consumatori sempre più giovani. Civitanova, d’altra parte, è la città al centro di quell’indagine della magistratura definita “Taxi Drug”, attualmente in fase di dibattimento al Tribunale di Macerata, che registra il maggior numero di imputati che dalle nostre parti si ricordi, almeno a memoria di uomo, in processi del genere: ben 38 spacciatori alla sbarra, per la maggior parte italiani, accusati di aver ceduto cocaina per anni ad oltre trecento clienti delle più svariate categorie sociali (avvocati, professionisti, calciatori, casalinghe, impiegati). A Civitanova, per fare qualche altro esempio, i giornali hanno riportato un paio di anni addietro le meraviglie della nonna pusher, che ai giardinetti, invece di offrire le torte ai bambini, distribuiva loro droga. E sempre a Civitanova da anni si rileva in tutta la sua gravità il fenomeno dei “rave” estivi in qualche modo autorizzati o comunque consentiti dalla stessa Amministrazione comunale nei pressi della foce dell’Asola, dove – per non farci mancare nulla – quest’ultima estate un notissimo imprenditore civitanovese si è più volte esibito completamente fuori di testa (fulgido esempio per le giovani generazioni) in un ripetuto andirivieni tra la spiaggia e la sua grossa barca, non a caso ormeggiata nei pressi dello chalet dinanzi al quale si svolgevano quotidiane serate e nottate all’insegna dello sballo più completo di centinaia di ragazzi anche giovanissimi.

Quanto al collegamento con i problemi della sicurezza, giustamente sottolineati dal consigliere comunale Angelini, come ignorare che i proventi della prostituzione e quelli dei reati predatori (furti, rapine, scippi: una piaga enorme, e non solo per Civitanova) servono quasi sempre a mettere insieme la liquidità iniziale per entrare nel grande giro della droga, nella filiera dello spaccio e del traffico di sostanze stupefacenti, l’affare criminale per eccellenza, quello che, a tutti i livelli e fatte ovviamente le debite proporzioni, dall’ultimo degli spacciatori sino al mafioso capo clan che dialoga direttamente con i narcos colombiani, assicura nel minor tempo i guadagni illeciti più sostanziosi?
Dinanzi a tale preoccupante scenario, che riguarda tutta la collettività provinciale senza eccezioni di sorta, a partire dalla costa per arrivare ai paesini che svettano sulle nostre montagne, i test antidroga, se realmente effettuati da sindaci, assessori e consiglieri comunali, nonché da consiglieri regionali e parlamentari, potrebbero da soli risolvere la situazione? Certamente no, perché il problema è vastissimo e complesso, perché gli interessi economici legati alla droga sono fortissimi, perché occorre un’attività di prevenzione continua e sempre più estesa, perchè si moltiplicano i testimonial consapevoli ed inconsapevoli, perché le blande norme repressive esistenti non hanno la benchè minima capacità di deterrenza, perché ci vorrebbe un coinvolgimento più profondo e reale delle famiglie, della scuola, dell’associazionismo culturale e sportivo, della stessa Chiesa.

Enzo Marangoni, consigliere regionale di Forza Italia

Enzo Marangoni, consigliere regionale di Forza Italia

Eppure i test proposti da Civitasvolta, da Daniele Angelini, da Enzo Marangoni, meriterebbero attenzione, e non solo in quel di Civitanova, ma anche a Macerata, a Camerino, ad Ancona, perché, oltre a fugare dubbi sulla classe politica che – a partire dal più piccolo dei Comuni sino al Parlamento – governa le istituzioni, costituirebbero anche un atto di trasparenza, un tassello piccolo ma significativo di una battaglia culturale a favore delle giovani generazioni, un segnale rivolto a rimuovere l’indifferenza e a sconfiggere coloro che si ostinano a far credere che l’uso ed il consumo di droga (ormai con un principio attivo elevatissimo anche per quanto riguarda la cannabis) sia un fatto normale, da accettare e tollerare pure quando posto in essere da un adolescente da poco uscito dalle scuole elementari e con il sistema cerebrale ancora in fase di sviluppo, e quindi altamente vulnerabile.
D’altra parte, questi test, da effettuare a sorpresa sui rappresentanti delle varie istituzioni e da svolgersi nelle strutture pubbliche non solo tramite il sangue e le urine, ma anche a mezzo dei capelli (che per diversi mesi registrano l’uso delle sostanze, ne sono, per così dire, la memoria storica), negli ultimi anni sono stati previsti dopo ampi e accesi dibattiti in tanti enti locali italiani, governati sia dal centrodestra che dal centrosinistra. E’ ovvio, non sono mancate un po’ dappertutto le lamentazioni e le critiche, anche pesanti: il solito “ci vorrebbe ben altro”; basta con queste iniziative di facciata e di spettacolarizzazione del fenomeno, che nascondono solo un vero e proprio vuoto di idee in materia; non se ne può più di questo moralismo demagogico, reazionario e persino piccolo borghese. Figuriamoci se, dinanzi ad una tale proposta, non si fosse sollevata l’usuale e ripetitiva nenia dei politicamente corretti!
Eppure, in un contesto in cui l’abuso dilaga in tanti stili di vita, in cui i fili invisibili della droga silenziosamente avviluppano sempre più tanti settori dell’esistenza, dall’economia alla vita politica, istituzionale e civile, moltissime persone non possono fare a meno di porsi questa domanda, ed anche noi la poniamo in questo caso tutto civitanovese ai vari Corvatta, Costamagna, Silenzi, confidando in una loro presa effettiva di coscienza: se, tanto per fare un esempio, si va a controllare il tasso alcolemico e la presenza di sostanze stupefacenti in coloro che esercitano l’attività di trasporto di persone o cose, e che hanno quindi la responsabilità di tante vite umane, non sarebbe forse giusto che i cittadini sappiano a chi si affidano per il governo delle città, delle regioni e dell’intero Paese, che conoscano lo stato di lucidità dei soggetti i quali, per le pubbliche funzioni rivestite, determinano l’esistenza di milioni di italiani?
Ricordiamoci che il silenzio, l’indifferenza, il muro di gomma contro chi, come protagonista o come spettatore obbligato, è nel tunnel della droga, si riversano in primo luogo, certamente, sulle persone e le famiglie che spesso in piena solitudine vivono questo straziante dramma, ma subito dopo, a cerchi concentrici sempre più larghi, su tutti i settori della società civile circostante.

*Giuseppe Bommarito
Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”



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