Tentata concussione in ateneo
Ascoltata la professoressa Gloria Alpini:
“Lettera di scuse in cambio del contratto”

MACERATA - La docente ha parlato per la prima volta in aula nel processo che vede imputati il rettore e la professoressa Antonella Paolini, preside durante i fatti contestati, della Facoltà di Economia a Macerata. Lacché: «Mai saputo nulla della lettera fino a diversi mesi dopo, ho letto che c'era sul capo d'imputazione»

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Gloria Alpini oggi in tribunale

Gloria Alpini oggi in tribunale

di Marina Verdenelli

«Dovevo scrivere una lettera di scuse per avere poi la firma del contratto. Una lettera dove dovevo mettere che mi pentivo di aver denigrato l’Università di Macerata». Parla Gloria Alpini, 45 anni, l’insegnante che aveva vinto la cattedra all’Università di Macerata alla quale aveva poi deciso di rinunciare in seguito alla richiesta della lettera di scuse. La docente è stata sentita questa mattina in tribunale nel processo che vede imputati per tentata concussione il rettore Luigi Lacchè e la professoressa Antonella Paolini (leggi l’articolo), preside, durante i fatti contestati, della facoltà di Economia a Macerata. Nell’ambito della medesima vicenda pende anche un’accusa di ingiurie per una dipendente dell’ateneo, Tiziana Sagretti (avrebbe apostrofato Alpini come “vigliacca”). Alpini, difesa dall’avvocato Fabiola Cesanelli, è stata sentita in tribunale davanti al collegio dei giudici Danilo Russo, Daneila Bellesi e Chiara Minerva. Al processo, terminato alle 16, l’accusa era sostenuta dal pm Claudio Rastrelli. Alpini ha ricostruito, stando alla sua versione, i fatti che risalgono alla fine del 2011 (da settembre a novembre nello specifico). «Fu Antonella Paolini – ha ribadito oggi in aula Alpini – ad inviarmi una mail con la bozza della lettera di scuse che avrei dovuto firmare per far sì che il rettore Lacché firmasse a sua volta il mio contratto dopo aver vinto il concorso. Io non la volevo firmare perché non volevo rinnegare le mie idee». La lettera verteva su un ripensamento della docente circa alcune affermazioni fatte e riportate in un articolo di stampa pubblicato su Il Giornale e dove Alpini aveva criticato l’ateneo maceratese dopo che non aveva superato un concorso, indicando Unimc come «Ultima tra le Università italiane». La docente ha riferito sempre in aula che la mail ricevuta dalla Paolini la fece stare molto male. «Andai anche da un prete per sapere cosa dovevo fare – ha raccontato la professoressa – che mi disse citandomi Aristotele che si rivolgeva a Platone “Tu mi sei amico ma la verità è un amico più grande”. Io sono per la verità quindi non potevo firmare una lettera di scuse che non mi rappresentava».

Il rettore dell'Università di Macerata, Luigi Lacchè

Il rettore dell’Università di Macerata, Luigi Lacchè

Al termine del processo, ad udienza conclusa, il rettore Luigi Lacché, difeso dagli avvocati Vando Scheggia e Stefania Cinzia Maroni, ha commentato di essere sereno e che la vicenda si sta via via definendo in modo chiaro. «Non ho firmato l’assunzione – ha ribadito Lacchè – perché attendevo il parere chiesto all’area legale dell’Università in merito al codice etico dell’ateneo previsto dalla legge Gelmini. Una collega infatti mi segnalò, il 27 settembre, che la professoressa che aveva vinto il concorso aveva in precedenza fatto affermazioni su un giornale criticando l’Università. Se non avessi verificato questo avrei sbagliato. Ho agito per difendere l’Università. La Alpini comunque avrebbe potuto iniziare ad insegnare anche senza la firma intanto. La lettera di scuse? Mai saputo nulla fino a diversi mesi dopo, ho letto che c’era sul capo d’imputazione». Sentito come testimone Giorgio Pasqualetti, responsabile dell’area legale di Unicm e la sorella della professoressa, Genni Alpini, che aveva accompagnato la docente due volte a parlare con la ex preside di Economia Paolini confermando la mail e la relativa lettera di scuse. Alpini in aula ha dichiarato che dopo aver espresso contrarietà alla firma della lettera in questione, per vedersi firmato il contratto, per due volte si è recata a parlare con la Paolini (il 3 e il 10 ottobre), una volta sarebbe stata presente anche Tiziana Sagretti, portando con sé la lettera di rinuncia all’incarico. Paolini, a detta della professoressa, l’avrebbe strappata invitandola a ripensarci o quanto meno a cambiare le motivazioni con problemi di salute e non menzionando la questione delle scuse. Il processo continuerà il 13 luglio con i testi della difesa e l’esame degli imputati.

(Servizio aggiornato alle 18.50)


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