Tentata concussione all’ateneo
Rinviato a giudizio il rettore Lacchè
MACERATA - A processo anche l'ex preside di Economia, Antonella Paolini, e la dipendente Tiziana Sagretti (accusata di ingiurie). Prima udienza a maggio. Il docente al vertice di Unimc si difende: "Ritengo di aver agito con il massimo scrupolo"
di Gianluca Ginella
Il rettore dell’università di Macerata Luigi Lacchè è stato rinviato a giudizio questa mattina, insieme alla ex preside di Economia, Antonella Paolini e ad una dipendente dell’ateneo, Tiziana Sagretti. Le accuse per Lacchè e Paolini sono di tentata concussione in merito alla mancata assunzione di una docente, Gloria Alpini (leggi l’articolo). Sagretti è accusata, nell’ambito della medesima vicenda, di ingiurie. Il processo si aprirà al tribunale di Macerata il 12 maggio.
Questa mattina il gup Enrico Pannaggi del tribunale di Macerata ha rinviato a giudizio il rettore di Macerata Luigi Lacchè, 51 anni, la professoressa Antonella Paolini, 54 anni e la dipendente amministrativa Tiziana Sagretti, 55. Le accuse, ricostruite in aula questa mattina dal procuratore Giovanni Giorgio, risalgono alla fine del 2011 (i fatti vanno dal settembre al novembre di quell’anno). E tutto ruota intorno al contratto della docente Gloria Alpini, che nel 2010 aveva scritto al quotidiano Il Giornale, criticando l’ateneo dopo che non aveva superato un concorso. In seguito la docente aveva vinto un successivo concorso nell’ateneo maceratese e doveva cominciare a insegnare alla facoltà di Economia, in due corsi di lingua inglese. A quel punto però, dice l’accusa, il rettore avrebbe ritardato la firma del contratto di assunzione, come forma di ritorsione per le dichiarazioni rese dalla professoressa al quotidiano Il Giornale (aveva indicato Unimc come “ultima tra le università italiane”). Lacchè, prosegue l’accusa, avrebbe subordinato la firma ad “una lettera di scuse e di pentimento” da inviare al rettore e da spedire via mail per tramite della professoressa Paolini.
Alpini però rifiutò, dice ancora l’accusa, e nonostante le reiterate sollecitazioni di Paolini, decise di rinunciare all’incarico in ateneo. Paolini, prosegue l’accusa, avrebbe cercato di costringere Alpini a scrivere la lettera al rettore. Una lettera in cui doveva prendere le distanze dai giudizi negativi dati all’ateneo. Inoltre, d’intesa con Lacchè, avrebbe rinviato l’inizio delle lezioni di Alpini dopo che il rettore aveva manifestato l’intenzione di non firmare il contratto senza una lettera di scuse. E inoltre la ex preside avrebbe poi inviato una mail a Paolini con la bozza di lettera di scuse da inviare a Lacchè. Paolini è inoltre accusata di ingiurie. Avrebbe dato della “vigliacca” ad Alpini. Sagretti è anch’essa accusata di ingiurie per aver dato anche lei della “vigliacca” ad Alpini dopo aver saputo che la docente intendeva usare la bozza della lettera di scuse inviatale da Paolini per denunciare l’accaduto. Nel corso dell’udienza di oggi il procuratore ha invitato Paolini a rendere interrogatorio avendo il rettore già espresso il suo punto di vista difensivo durante un precedente interrogatorio dopo la chiusura delle indagini. Lacchè disse di non aver mai commesso i reati che gli vengono contestati e aveva chiarito che tra lui e Paolini non c’erano buoni rapporti. La difesa di Paolini ha invece deciso di produrre una dichiarazione di un docente che sarebbe stato presente ad un colloquio tra Paolini e il rettore durante il quale Lacchè avrebbe detto che non intendeva firmare il contratto di assunzione di Alpini in seguito proprio alle dichiarazioni rese dalla docente al quotidiano. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti, perché sulla vicenda le versioni sono contrastanti. Richiesta accolta dal Gup. A maggio partirà il processo che consentirà ad accusa e difesa di far luce sulla vicenda. Alpini oggi si è costituita parte civile, è assistita dall’avvocato Sandro Moroni. Lacchè è difeso dagli avvocati Vando Scheggia e Stefania Cinzia Maroni, e in merito al rinvio a giudizio ha detto: “Il mio intento è sempre stato quello di difendere l’Università. E’ l’obiettivo che ho seguito anche in questo caso. Ritengo di aver agito con il massimo scrupolo. Nel corso del giudizio, che serve proprio ad accertare i fatti, sono sicuro che potrò ampiamente dimostrare la correttezza dell’operato da parte mia e dell’Ateneo”. Paolini è assistita dall’avvocato Paolo Sfrappini e Francesco Fradeani e Sagretti è difesa dall’avvocato Giancarlo Giulianelli.
(Ultimo aggiornameno alle 17)

