Il fornaio di Cessapalombo
si poteva salvare
Il proiettile gli ha tranciato l’aorta

IL DRAMMA - Eseguita l'autopsia sul corpo di Giampietro Annavini. L'uomo è stato preso sul fianco. Il colpo, partito dal fucile dell'amico cacciatore Ennio Fabbroni, ha sfiorato il braccio penetrando poi nell'addome fino a trapassarlo quasi completamente. Domani (7 gennaio) l'ultimo saluto nella chiesa di Sant'Andrea, alle 14, dove sarà celebrato il funerale

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Un carabiniere delimita la zona dove Giampietro Annavini è morto per un colpo di fucile

Un carabiniere delimita la zona dove Giampietro Annavini è morto per un colpo di fucile

di Marina Verdenelli

Giampietro Annavini è morto perché il proiettile del fucile gli ha tranciato l’aorta, l’arteria principale e più importante del corpo umano. Se avesse preso l’osso del braccio forse si sarebbe salvato. E’ quanto emerge dall’autopsia eseguita ieri sera dal medico legale Antonio Tombolini sul corpo del fornaio di Cessapalombo ucciso domenica, per sbaglio, dall’amico cacciatore Ennio Fabbroni, 66 anni, di Caldarola (leggi l’articolo), nella frazione di Valle, mentre passeggiava con i suoi cani. Disposto su richiesta della procura di Macerata l’esame autoptico ha evidenziato che il proiettile, uno solo, ha colpito il 60enne al fianco destro, sfiorando il braccio e penetrando nell’addome fino a trapassarlo quasi completamente. Se si fosse fermato prima l’esito probabilmente non sarebbe stato mortale. Una fatalità su un episodio che già di per sé è apparso fin da subito come un triste incidente. Il fornaio domenica era andato a prendere i suoi cani che tiene in un’abitazione poco distante al luogo della tragedia. Doveva fare una passeggiata ma si è imbattuto in una famiglia di cinghiali, in un campo di ulivi. Una mamma e i suoi cuccioli. L’esemplare adulto ha attaccato uno dei cani boxer di Annavini che ha subito cercato aiuto.

Giampietro Annavini

Giampietro Annavini

Fissato il funerale che si terrà domani nella chiesa di Sant’Andrea, a Cessapalombo, alle 14. Sull’accaduto il pm di Macerata Cristina Polenzani ha aperto un inchiesta per omicidio colposo. Unico indagato l’amico Ennio Fabbroni che domenica ha cercato di aiutare il fornaio.  Tra i due c’era anche un legame di parentela da parte del marito della figlia di Fabbroni. «Mio padre è sotto choc – ha detto ieri proprio Susanna Fabbroni – Giampietro era uno di casa» (leggi l’articolo). Intanto proseguono gli accertamenti dei carabinieri di Tolentino e l’esatta ricostruzione della dinamica. Il cacciatore sin da subito ha dichiarato di essere scivolato su un cespuglio mentre, imbracciando il fucile precedentemente caricato, si dirigeva verso il fornaio per aiutarlo dal cinghiale che aveva aggredito uno dei suoi tre cani. Nel tentativo di raggiungere l’amico è caduto in un fosso ed è partito il colpo. Ai primi soccorritori, domenica, Fabbroni aveva dichiarato, seduto sulla sua jeep poco dopo la tragedia, in stato di choc, con il finestrino abbassato: «Mi ha chiesto aiuto». Il cacciatore tornava da una battuta di caccia al cinghiale, che si era tenuta fino a poco prima nella zona di Cessapalombo. Una battuta autorizzata, relativa al contenimento della presenza dei cinghiali nel territorio. Il 66enne, ex consigliere comunale ed ex dipendete negli uffici del giudice di pace di Camerino, era alla guida della sua automobile quando è stato attirato dalle urla dell’amico.

Il punto dove il cacciatore è scivolato

Il punto dove il cacciatore è scivolato


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