Giampietro Annavini, maestro del pane
Il suo libro come testamento

CESSAPALOMBO - Il fornaio, morto tragicamente per un colpo di fucile sparato per sbaglio da un amico cacciatore, aveva recentemente scritto un romanzo. Dopo la pubblicazione si era tagliato la barba per scommessa. Amava il cinema, la fotografia, l'antiquariato e i cani. Era anche un pilota di parapendio. Lascia la moglie Caterina e i figli Nadia e Riccardo

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Il luogo dove è morto Pietro Annavini

Il luogo dove è morto Giampietro Annavini

 

Giampietro Annavini

Giampietro Annavini

di Marco Cencioni

Cessapalombo sotto choc. La tragica scomparsa di Giampietro Annavini ha lasciato attoniti non solo i suoi concittadini ma anche tutti quelli che, per un motivo o per un altro, lo conoscevano. Certo, era noto per l’ attività del suo forno “Il pane di Cessapalombo”(pane che distribuiva in tutta la provincia), ma anche per le tante altre passioni che alimentavano la sua vita e che lo hanno reso un vero e proprio personaggio. Era un uomo fuori dagli schemi Giampietro Annavini. Come fuori dagli schemi è stata la sua morte, avvenuta per un colpo di fucile esploso accidentalmente da un cacciatore suo amico (leggi l’articolo). Smessi i panni di imprenditore, vestiva quelli di scrittore, quelli di cinofilo e cinefilo, di appassionato di fotografia, di spericolato pilota di parapendio, di cultore dell’artigianato e dell’antiquariato e di esperto pescatore. E lo faceva con una naturalezza innata, con una passione sana ed irrefrenabile che lo portava ad avere un suo sguardo personale sul mondo.

Giampietro Annavini in una foto scattata a settembre

Lo scorso settembre Giampietro Annavini aveva festeggiato i 60 anni

Lo stesso che aveva messo in parole nel romanzo “68 modi per…”, opera con chiari riferimenti autobiografici, la cui gestazione fu tanto difficile da indurlo a fare una scommessa con se stesso: non si sarebbe tagliato barba e capelli sin quando non fosse riuscito a pubblicarlo. E non solo l’ha fatto, ma avendo regalato molte copie ad amici e parenti l’ha dovuto anche ristampare. Questo libro, che era diventato un cruccio, ora sembra quasi il suo testamento: il desiderio di Giampietro era quello di farlo nascere prima della sua morte. Morte avvenuta mentre si trovava con i suoi boxer e trovata per difenderli. I tre cani si trovano in contrada Valle ma non sono gli unici a far parte dell’allevamento che curava e visitava ogni giorno. Alcuni bobtail vivono nell’abitazione di famiglia a Montalto di Cessapalombo. Durante gli anni dell’università, vissuti a Roma, Annavini aveva sviluppato l’interesse per la fotografia e il cinema mentre solo più tardi si era appassionato al volo, diventando pilota di parapendio, sport che gli aveva causato qualche incidente che, però, non l’aveva scoraggiato. La sua personalità, colta ma mai saccente, lo rendeva un interlocutore interessante nel ricordo di chi lo frequentava. Era solare e sempre disponibile, impossibile non scambiare due parole e rimanere affascinati dai suoi aneddoti. Un’altra delle sue passioni era l’artigianato. Sapeva raccontare la storia di un oggetto dal suo intaglio e aveva fatto della sua casa un piccolo museo dell’antiquariato. Lascia un vuoto enorme nella sua famiglia, con la quale condivideva anche il lavoro. La moglie Caterina, i due figli Nadia e Riccardo e il cognato Alberto, i quali collaboravano con lui al forno dove aveva iniziato a lavorare sin da piccolo assieme al padre. Un’attività nata in un piccolo paese ma che, grazie al suo ingegno, è diventata una realtà imprenditoriale importante per tutta la provincia. Lascia la madre Domenica e i fratelli Giuliano e Gianluca. Lo scorso settembre la sua famiglia – compresi i tre nipotini – ha festeggiato i sessant’anni di Giampietro, il cui ricordo rimarrà sempre vivo in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

morto cencioni

 


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