Mustafa Diop,
portiere dell’Hotel House
“Non toglieteci luce e acqua”

PORTO RECANATI - Corsa contro il tempo per pagare il debito di 100mila euro con l'Enel. Il custode racconta i problemi quotidiani del palazzone multietnico: "Qui vive un mondo intero, rischiamo di avere una bomba sociale, perché d’estate arriviamo a tremila persone. Mancano euro e organizzazione, dagli amministratori passati ci siamo sentiti presi in giro. Contro gli spacciatori ci siamo organizzati da soli, d'accordo con i carabinieri"
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Mustafa Diop, 43 anni, senegalese, è il leader dell'associazione Guy Ghi e lavora in portineria all'Hotel House

Mustafa Diop, 43 anni, senegalese, è il leader dell’associazione Guy Ghi e lavora in portineria all’Hotel House

 

di Alessandro Trevisani

“Io non posso abbandonare a se stesso questo palazzo”. La faccia di Mustafa Diop, 43 anni da Dakar, Senegal, è seria, fremente e determinata. La più seria, fremente e determinata che si possa immaginare. È sulle spalle di quest’uomo massiccio che riposa gran parte della serenità dell’Hotel House. È lui, dalla sua postazione in portineria, la sentinella delle regole e del quieto vivere, in un periodo tormentato per il palazzone di via Salvo D’Acquisto, 2 mila abitanti, 33 etnie e un presente fatto di emergenza: a fronte di oltre 100 mila euro di debiti per bollette non pagate, l’Enel ha minacciato alcuni giorni fa di staccare la luce condominiale se entro il 1 giugno non fosse arrivato un acconto di almeno 3 mila e 600 euro. Il che vorrebbe dire: niente luci esterne, nel loggiato, nel cortile, sulle scale, nei quattro piazzali del palazzo a croce; addio ascensore (l’ultimo rimasto, nemmeno il più grande, per salire fino al diciassettesimo piano), addio energia per pompare acqua dal pozzo artificiale allestito dai condomini per ovviare a un altro debito, quello con Astea sulle bollette dell’acqua. In una parola: niente più acqua per bere e lavarsi, se non quella recuperata in qualche pubblica fontana, niente più sicurezza per centinaia di bimbi, anziani, pacifici cittadini.
In soldoni: una catastrofe che colpirà anche gli inquilini più rispettosi e “liquidi”. Rimane il fatto che l’ammontare totale dei debiti è imponente, circa un milione tra una voce e l’altra. Ne parliamo con Diop: ex pugile, ex calciatore (“Giocavo sulla fascia sinistra, quanto ho amato il calcio!”, racconta), ex atleta del Palio Storico di Porto Recanati per la contrada di Santa Maria in Potenza, il portiere dell’House (come lo chiama chi vive a Porto Recanati), questo attivista del Senegalese Democratic Party è in Italia dal 1992.

Lo incontriamo in una mattina di pioggia, dopo aver percorso con l’auto la strada che porta al palazzo dal centro di Porto Recanati. Dopo il ponte sul Potenza e una morbida svolta a destra ecco tre prostitute in strada: due bianche, forse dell’est Europa, al cancello del Green Leaves, una di colore, giovane e formosa, sotto l’ombrello e nel vestito nero, al margine sinistro della strada. Arrivando in via Salvo D’Acquisto incrociamo una breve teoria di persone che si spostano a piedi. E nel cortile dell’House una quindicina di sguardi sono solo per noi: uno dietro l’altro ci scrutano curiosi al bancone del bar di Bahja, il marocchino, dove ti servono l’acqua alla francese, di default, appena arrivi; poi ci seguono pensierosi, interrogativi, stupiti, nell’androne del palazzo. Finché ecco Diop, il sorriso dolce, la tunica viola, sgargiante, che ci domanda: “Come va?”. Ma come va oggi dobbiamo domandarlo noi.

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Mustafa Diop con Abdulaye Wade, leader del Senegalese Democratic Party, di matrice liberale, e presidente del Senegal dal 2000 al 2012

Diop, quali paure, quali speranze, quali soluzioni ci sono oggi all’Hotel House?
“Abbiamo incontrato il nuovo sindaco, ci ha dato un segnale, ci ha dato coraggio e soprattutto un’altra chance. Temiamo che accada il peggio, e speriamo che lei faccia qualcosa di risolutivo. Ma noi dell’House non possiamo stare a braccia conserte: dobbiamo organizzarci. Fino a lunedì siamo impegnati a raccogliere soldi”.

Come reagiscono i condomini, che fanno quando chiedete i soldi per le bollette?
“Alcuni non ne hanno, altri ne hanno, ma se ne fregano a tal punto che dicono ‘La luce? Fatela tagliare!’. Poi c’è chi pensa di stare ancora al suo paese, e non concepisce il condominio con le sue regole, e chi domanda di vedere prima il bilancio condominiale. Ma c’è pure chi deve versare 20 e ti dà 50 euro. Noi segniamo tutto e consegniamo le ricevute. Alla fine abbiamo appeso fuori dalla portineria i bonifici di marzo, con cui mandammo all’Enel circa 5.500 euro”.

Lei, Diop, ha un contratto regolare?
“Sì, ma mi pagano quando è possibile, 200 euro qui, 200 là. Io stesso ho un credito di 12.300 euro con il condominio”.

Un avviso campeggia in portineria all'Hotel House, per la richiesta delle rate condominiali

Un avviso campeggia in portineria all’Hotel House, per la richiesta delle rate condominiali

Torniamo al punto: senza luce sulle scale e acqua in casa, come farete?
“Come nel 2009, quando l’acqua mancò per diversi giorni e coi bidoni la gente arrivava fino a Porto Sant’Elpidio, a riempirli alle fontane pubbliche. Ma stavolta ci sono molti più bambini e molte meno macchine, nel giro di due due mesi, rischiamo di avere una bomba sociale, perché d’estate arriviamo a tremila persone”.

Quali sono i problemi più grandi dell’Hotel House?
“I soldi e l’organizzazione. Qui vive un mondo intero, ci mancano soltanto gli australiani: occorre un amministratore deciso, presente, determinato a farsi pagare, e consiglieri che stendono preventivi e capiscono le urgenze del palazzo, controllando da cima a fondo ogni volta che si fanno dei lavori”.

Come si fa ad arrivare a un milione di debiti condominiali?
“Ce lo domandiamo anche noi. Dagli amministratori del passato ci siamo sentiti presi in giro. Tra l’altro alcuni di loro vogliono tornare, e non solo, si parla di gente che offre 150 euro per farsi dare la delega: chissà come mai? Il fatto è che sui media siamo stati raccontati come una bomba, ma intanto ci cercano tutti. Si vede che a qualcuno l’Hotel House piace così. A noi no”.

Le associazioni come contribuiscono alla vita dell’House?
“Guy Ghi esiste da 14 anni, ma c’è anche l’associazione Cinque Continenti. L’anno scorso ci siamo trovati in 15 e abbiamo pulito in un pomeriggio la pineta di Porto Recanati (una targa-ricordo, a firma del sindaco Ubaldi, rimane orgogliosamente esposta sul vetro della portineria, ndr). Poi abbiamo pulito il piazzale e tagliato l’erba per due anni. Ma facciamo anche le giornate ecologiche, abbiamo una sezione sportiva attivissima, e tante altre cose”.

E poi c’è la questione della sicurezza.
“A un certo punto contro gli spacciatori ci siamo organizzati da soli, noi dell’Hotel House, d’accordo coi carabinieri”.

Sul bancone della portineria giace l'avviso con cui l'amministratore del condominio sollecita gli inquilini a pagare almeno 10 mila euro del debito con Enel

Sul bancone della portineria giace l’avviso con cui l’amministratore del condominio sollecita gli inquilini a pagare almeno 10 mila euro del debito con Enel

Il nostro sguardo vola su un arnese di legno posato su un ripiano interno della portineria, una via di mezzo tra una mazza da baseball e il bastone dei diavoli di Geppo, il celebre fumetto. Intanto qualcuno prova a varcare l’androne in bicicletta, e Diop lo fulmina con quattro parole convincenti. Il suo classico è “È un problema!”, una sorta di diplomatico “Sono cavoli tuoi”. Nel frattempo si avvicinano quattro individui in jeans, dei bianchi sui 50 anni, con la barba sale e pepe, che fanno per entrare con la sigaretta in bocca. Ancora Diop li fulmina ad alta voce. “Vengono a cercare la droga – ci spiega, mentre quelli escono e se la ridacchiano sotto i baffi ispidi – c’è gente che per questo viene da Pescara”.
Poco dopo entra Sidi Diop (è questo il terzo cognome di Porto Recanati, dopo Giri e Ascani), anche lui senegalese iscritto a Guy Ghi: 50 anni, operaio metalmeccanico, dà una mano a Mustafa e in sostanza è una delle sue guardie del corpo. “Abito qui da anni, con mia moglie e 4 figli che vanno a scuola, hanno da 10 a 16 anni”. Gli chiediamo se è vero che i figli degli immigrati hanno particolari sconti, bonus e agevolazioni. “Con 20 mila euro all’anno mantengo 6 persone, ho fatto domanda in Comune per il bonus per chi ha 3 figli, mi hanno risposto che sono troppo ricco – racconta lui – spendo 1000 euro l’anno per libri scolastici e me ne rimborsano 120, come chiunque”. Rimane un tema da trattare: l’integrazione. “Non è qui che va fatta, i nostri ragazzi devono partecipare alla vita degli altri, bisogna creare eventi in centro, a Porto Recanati”, dice Sidi. Ma come funziona coi compleanni? Almeno per quello i bimbi saranno tutti uguali. “I nostri bimbi vanno in casa degli italiani, poi rifanno l’invito a rovescio, ma da noi non viene nessuno. Poi ci si stufa e non si fa più niente”, dice Sidi. Insomma, i portorecanatesi non si fidano a venire all’Hotel House, lo ‘spaventoso’ palazzone. “Qui è mille volte più tranquillo che a Porto Recanati – osserva Mustafa – vorrei vedere un palazzo di duemila italiani con un solo piccolo ascensore e 17 piani. Ce la farebbero a starci 24 ore? Qui c’è pazienza e tolleranza, e non si litiga”. Ma lo spaccio, la prostituzione? “Ci sono, ma chi ne fruisce? Chi carica le ragazze in auto? Non saranno gli italiani?”, dice Mustafa, candido e secco.

Sidi Diop, 50 anni, è metalmeccanico e vive all'Hotel House con la moglie e 4 figli. Anche lui milita in Guy Ghi, e aiuta Mustafa nel suo lavoro intenso e pericoloso

Sidi Diop, 50 anni, è metalmeccanico e vive all’Hotel House con la moglie e 4 figli. Anche lui milita in Guy Ghi, e aiuta Mustafa nel suo lavoro intenso e pericoloso

Nel frattempo arriva un signore che parla con fortissimo accento potentino, sui 60 anni, e parla di un affitto da versare, alzando la voce. “Tu hai chiesto 350, è troppo, qui tutti pagano 300. Se non pagano mandali via!”, replica Mustafa alle rimostranze del tizio, che se ne va blaterando “Io ho chiesto 350 e voglio 350! Devo pagare le tasse!”. Lotta di classe in via Salvo D’Acquisto, viene da dire, ma qui le classi e le etnie si confondono: italiani e stranieri galleggiano nello stesso calderone. “Io facevo il falegname – dice Mustafa – ho lavorato quasi un anno per una ditta di Bergamo, che mi ha spedito a Bari a fare scale e portoni del teatro Petruzzelli. Lavoravo 10 ore al giorno, mi chiamavano Obama, ho conosciuto anche il sindaco Emiliano. In azienda ci davano un acconto di 500 al mese, per la trasferta, ma non ci hanno mai saldati, il datore di lavoro è scappato dalla Lombardia a casa sua a Roma, e ora siamo in causa”. Quando si parla di soldi, tutto il mondo è paese. Intanto rientra la ragazza che abbiamo visto prostituirsi in via della Repubblica: ha un sorriso largo così, l’aria genuina, radiosa, sotto il sole che splende dopo che è spiovuto. Forse ha rimediato i soldi per la spesa, forse è il suo carattere. Oppure è solo felice di essere di nuovo all’House: a casa.

 

 

 

 

 

 

 

Moussa Ngom, 42 anni, lavora in fabbrica e allena la squadra dell'associazione Guy Ghi. Qui mostra fiero una coppa vinta in un recente torneo

Moussa Ngom, 42 anni, lavora in fabbrica e allena la squadra dell’associazione Guy Ghi. Qui mostra fiero una coppa vinta in un recente torneo

L'Hotel House questa mattina. Servono 10 mila euro per scongiurare il rischio di restare senza luce condominiale e senz'acqua del rubinetto

L’Hotel House questa mattina. Servono 10 mila euro per scongiurare il rischio di restare senza luce condominiale e senz’acqua del rubinetto



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