Carmelo Bene, “Lettera aperta al P.C.I.”

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Carmelo Bene

Carmelo Bene

 

LETTERA APERTA AL P.C.I. 

Compagni, camerati,
– mi spetterebbe – ha detto Majakovskij –
un monumento da vivo! –
Son’io quel desso che non vi spiegate
ancora ieri poi stanotte o mai
sono quel tu generico, la statua
d’un centravanti dell’azzurro in corsa
con la testa tra i piedi senza palla
Cento all’ora del campo,
sono l’affanno che si disamora
trovando tondo tondo nella rete
nient’affatto avversaria
un mondo già segnato da nessuno
altro che me quando non ero nato.
Ed ecco fatto quello che non faccio
ed ecco detto quello che dicevo
ecco premiato quello che volevo
esatto a dirmi che non sono esatto
Eccomi morto quando più vivevo –
Tattica – mi rispondono le stelle –
tu non sai stare al gioco della corsa –
– Oh, risultare! – Torna, ma stanotte,
se vuoi tornare, dopo la partita,
ché bianca verde rossa oltre Montale
è finita lo sai perché finita
dentro un solo comune meriggiare
è l’eccezione che credevi tale:
occasione di folla sminuita
il tuo tardo arrivare
rimette in palio il palio d’una vita
vinta quell’altra notte in fondo al mare
E la speranza è tanta
che non mi basta più 
ma tale che m’avanza musicale
la vita.

 

C.B. , da L’orecchio mancante, Feltrinelli, 1970



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